In un panorama televisivo spesso affollato da figure eroiche bidimensionali e rassicuranti, l’arrivo di Lorenzo Ligas sugli schermi segna una frattura netta, portando in scena un protagonista che eleva il genio e la sregolatezza a propria cifra stilistica. Abbiamo incontrato Luca Argentero, l'attore che presta il volto a questa vera e propria rockstar del foro milanese, per approfondire la genesi di un personaggio destinato a ridisegnare i...Leggi l'articolo completo su Digital-News.it In un panorama televisivo spesso affollato da figure eroiche bidimensionali e rassicuranti, l’arrivo di Lorenzo Ligas sugli schermi segna una frattura netta, portando in scena un protagonista che eleva il genio e la sregolatezza a propria cifra stilistica. Abbiamo incontrato Luca Argentero, l'attore che presta il volto a questa vera e propria rockstar del foro milanese, per approfondire la genesi di un personaggio destinato a ridisegnare i confini del legal drama in Italia. Seduto negli uffici di Sky, Argentero appare distante dalla sfrontata arroganza del suo alter ego, eppure è evidente come questa sfida lo abbia spinto a esplorare territori interpretativi finora inediti nella sua carriera.Dopo molti anni passati a interpretare il ruolo dell'eroe positivo, quasi una figura rassicurante per il pubblico, che sensazione si prova a vestire i panni di un avvocato così cinico e spigoloso?«Dopo tanto tempo trascorso a dare vita a figurine di eroi senza macchia e senza paura, ammetto che è stato incredibilmente stimolante confrontarsi con le zone d'ombra, con i difetti e con le debolezze invece che con i punti di forza. È divertente trovarsi a dire le cose più scomode, uscendo da quel registro positivo a tutti i costi che ha caratterizzato molti miei lavori passati. Non si è trattato solo di un'attrazione verso il personaggio, ma verso un intero linguaggio narrativo che Sky ha scelto di adottare: una libertà espressiva che permette di chiamare le cose con il loro nome, senza troppi giri di parole, affrontando tematiche particolarmente forti e difficili. Lorenzo Ligas è un uomo che vive in una spirale di contraddizioni, capace di rovinare tutto quello che tocca, ma dotato di un estro che lo contraddistingue profondamente.»Lorenzo Ligas viene descritto come un penalista geniale ma con una spiccata propensione all'autosabotaggio. Come ha lavorato per rendere credibile questo equilibrio precario tra successo professionale e disastro personale?«Ligas non fa l’avvocato, lui è un avvocato, uno dei migliori del Foro di Milano, con una mente analitica ai limiti del maniacale capace di leggere la realtà oltre le apparenze. Eppure, questo dono è anche la sua maledizione: per sfuggire alla noia finisce per complicare la sua vita e quella di chi gli sta vicino. Lo incontriamo in un momento delicatissimo: è un separato in casa con la moglie Patrizia e viene licenziato in tronco dallo studio prestigioso di cui era partner perché è andato a letto con la moglie del suo capo. Mi affascina l'idea che, nonostante la sua sfrontatezza, lui si senta quasi una figura cristologica per i suoi clienti, che sono fondamentalmente dei perdenti proprio come lui, anche se lui lo maschera con l'eleganza e il fascino. È un uomo costretto dalla professione a prendere una parte, quella del cliente, muovendosi su una soglia conflittuale eccezionale da raccontare.»Si dice spesso che per ruoli di questa complessità serva una preparazione meticolosa, quasi ossessiva. Qual è stato il suo percorso per entrare nei panni di questo "avvocato dei casi disperati"?«Se devo essere del tutto onesto, di preparazione fattiva ce n'è stata poca. Sono arrivato su questo progetto subito dopo una lavorazione lunghissima per un altro film, con pochissimo tempo per le prove o per affinare il testo con i colleghi. Addirittura, durante i primi camera test, avevo ancora il codino del personaggio precedente perché non avevo avuto il tempo di tagliarmi i capelli. Tuttavia, questa situazione ha confermato la straordinaria qualità della sceneggiatura scritta da Federico Baccomo e dal suo team: il testo era così puntuale e preciso, così già centrato, che non abbiamo avuto bisogno di grandi lavori di affinamento sul set. Mi sono limitato a studiare profondamente le sceneggiature, lasciando che la forza della scrittura mi guidasse.Milano non è solo uno sfondo, ma sembra vibrare insieme al protagonista. Quanto ha influito l'atmosfera della città nella costruzione del suo Ligas?«Milano è essenziale, è quasi il dodicesimo uomo in campo. La città e Ligas viaggiano alla stessa velocità, condividono la stessa frequenza e quella rapidità di risposta che io, personalmente, non possiedo affatto essendo molto più tranquillo. Abbiamo cercato di raccontare una "Milano da bere 2.0", una città che ha una facciata splendente ma nasconde dietro di sé una complessità profonda e qualche crepa, esattamente come la corazza del mio personaggio. C’è stata una grande ricerca stilistica da parte del regista Fabio Paladini: ricordo inquadrature pazzesche, come i riflessi di Porta Nuova sulle vetrate dei ristoranti, che restituiscono un'immagine della città quasi inedita, molto urbana e stratificata.C’è qualche aspetto del carattere di Lorenzo che le appartiene o, al contrario, qualcosa che avrebbe voluto possedere ma che la sua natura le impedisce di esprimere?«Ho la sensazione che Ligas sia tutto quello che ho sempre sognato di essere ma che non ho mai avuto il coraggio di diventare. La mia "torinesità" e il mio understatement genetico mi impediscono di essere arrogante o sfrontato nella vita di tutti i giorni, anche se ci sono situazioni in cui vorrei esserlo. Interpretare Lorenzo è stato come attivare una parte di me che normalmente resta sopita; mi sono sentito subito a mio agio in questo gioco. Mi affascina la sua velocità di pensiero, quella capacità di scomporre la realtà in brandelli minuscoli per poi ricomporla nelle sue intuizioni geniali. Io sono molto più lento di lui, ho dei tempi completamente diversi.Nella serie ritroviamo anche sua moglie, Cristina Marino. Com'è stato condividere il set in questa nuova veste professionale?«Tornare a lavorare con Cristina è stato bellissimo e, a essere onesti, molto più semplice che farlo con una sconosciuta. Noi ci siamo conosciuti e innamorati proprio su un set, quindi per noi è un ambiente naturale; io preferisco mia moglie a chiunque altro, quindi il gioco è riuscito perfettamente. Sono felice che stia tornando a pieno ritmo al suo lavoro dopo essersi dedicata ai nostri figli negli ultimi anni. Sul set si respirava un'atmosfera speciale, arricchita anche dalla nascita della figlia di Marina Occhionero, avvenuta proprio durante la produzione, un evento che considero di ottimo auspicio per tutto il progetto.»Oltre ai casi legali e alla vita sregolata, emerge anche un Ligas padre. Come ha affrontato questo lato più fragile del personaggio?«Diciamo che mi sto esercitando da qualche anno a fare il papà nella vita reale, quindi ero molto preparato sul tema. Mia figlia inizia a farmi domande sensate, proprio come la piccola Laura fa a Ligas nella serie, domande che necessitano di risposte vere e non permettono più di far finta di nulla. Laura rappresenta il tallone d'Achille di Lorenzo, l'unica capace di far emergere il suo lato migliore e il suo specchio più puro; perderla sarebbe il suo unico vero fallimento. È un rapporto fatto di tensione tra il voler essere un esempio e il dover fare i conti con scelte personali spesso autodistruttive.»La serie alterna momenti di grande tensione a una vena ironica molto forte. C'è qualche aneddoto divertente che ricorda delle riprese?«La comicità nasce spesso in modo imprevisto. Ricordo una scena nel primo episodio dove Ligas canta davanti a un giudice e siamo scoppiati in una crisi di riso durata un quarto d'ora. Ma il momento più memorabile è stato probabilmente quello della sauna con Flavio Furno. Il regista Fabio Paladini ha deciso all'ultimo di girare lì e Flavio si è lamentato scherzosamente perché non era preparato a condividere il primo piano con me, dicendo che mi ero presentato con il fisico di Brad Pitt in Troy mentre lui doveva gestire una pettinatura improbabile. In realtà Flavio è un attore straordinario e il rapporto tra i nostri personaggi, fatto di stima e di una sottile competizione, è uno dei pilastri della serie.»Infine, guardando al debutto della serie, cosa spera che il pubblico porti con sé dopo aver conosciuto Lorenzo Ligas?«Spero che gli spettatori si lascino affascinare da questo uomo che ogni volta sembra perdere tutto e deve rimboccarsi le maniche per riconquistare ogni pezzo della sua vita. È una serie che non offre risposte semplici, ma esercita un dubbio continuo su cosa sia davvero la giustizia rispetto alla pura applicazione della legge. Ligas è un riferimento, non prende riferimenti. È un viaggio attraverso casi moralmente ambigui che raccontano le contraddizioni dell'Italia di oggi, dove il vero processo da risolvere, alla fine, è quello che il protagonista fa a se stesso. E chissà, magari ci rivedremo presto per una seconda stagione, io mi sono già impegnato a offrire un po' più di disponibilità per la preproduzione.» Articolo a cura di Simone Rossiper "Digital-News.it"(twitter: @simone__rossi) L'articolo Luca Argentero avvocato su Sky: «Lorenzo Ligas è tutto ciò che non ho mai osato essere» proviene da Digital-News.it.