L’uccisione della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, da parte di Stati Uniti e Israele solleva diversi interrogativi. Perché si trovava nel cuore del complesso istituzionale di Teheran nonostante le ripetute minacce di un attacco imminente lanciate da Donald Trump e com’è stato possibile eliminare un uomo protetto da misure di sicurezza maniacali. Sul primo punto, alcuni osservatori iraniani ricordano il soprannome affibbiatogli durante la guerra di giugno con Israele: “Rat-Alì”, nato quando era quasi scomparso dalla scena pubblica e i media statali trasmettevano soltanto videomessaggi pre-registrati. Un ritorno sulle scene per “rafforzare” la sua immagine potrebbe offrire almeno in parte una spiegazione. Quanto alle modalità dell’operazione messa in atto per ucciderlo, le versioni sono diverse. L’ultima, riportata dal Financial Times, parla di una pianificazione avviata già nel 2001, quando l’allora premier israeliano Ariel Sharon avrebbe incaricato il Mossad di fare dell’Iran il suo obiettivo strategico prioritario.L’hackeraggio del traffico a Teheran e l’utilizzo dell’AiPer seguire i movimenti dell’inafferrabile leader, l’intelligence israeliana ha prima hackerato la vasta rete di telecamere del traffico a Teheran, con l’obiettivo di rintracciare le guardie del corpo di Khamenei. Successivamente ha impiegato algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale per analizzare i dati raccolti e ricostruire i modelli di vita quotidiana della sua scorta. Il Mossad sarebbe riuscito a infiltrarsi nel sistema di video-sorveglianza già anni fa, individuando almeno una telecamera puntata sull’area in cui il team di sicurezza parcheggiava abitualmente le auto blindate. Da lì, l’intelligence ha compilato dossier dettagliati con indirizzi, turni di lavoro, orari e incarichi delle guardie, mappando con precisione la rete di protezione dell’ayatollah.Lo stop al servizio di telefonia il giorno dell’attaccoSecondo fonti del Financial Times, il giorno dell’attacco Israele e Stati Uniti hanno interrotto la telefonia cellulare in Pasteur Street, a Teheran, dove il massimo rappresentante del clero sciita è stato ucciso. Chiunque avesse tentato di allertare la sicurezza si sarebbe trovato senza linea. Il lavoro congiunto del Mossad e della Cia ha consentito di monitorare ogni spostamento di Khamenei fino all’incontro fatale di sabato mattina, una colazione con altri alti funzionari. La Cia avrebbe avuto anche un informatore sul posto, che ha confermato come Ali Khamenei non si fosse rifugiato nel bunker più profondo. Gran parte dell’analisi dei dati è invece stata gestita dall’Unità 8200 dell’Israel Defense Forces, che ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale e algoritmi dedicati per ricostruire lo “schema di vita” della Guida Suprema e del suo entourage. «Conoscevamo Teheran come conosciamo Gerusalemme», ha dichiarato un funzionario dell’intelligence israeliana al quotidiano britannico, sottolineando come la familiarità con il terreno consenta di cogliere anche la più piccola anomalia.I 300 missili SparrowL’attacco sarebbe stato condotto con missili Sparrow contro il complesso in cui Khamenei si trovava sotto protezione, mentre gli aerei sono rimasti in posizione per mantenere l’effetto sorpresa, nonostante il livello di allerta in Iran fosse al massimo. In totale, secondo le ricostruzioni del Ft, sono stati lanciati circa trenta missili, subito dopo la conferma dell’informatore statunitense che l’incontro era effettivamente in corso. Se un eventuale regime change dovesse concretizzarsi, osservano alcuni analisti, paradossalmente molto sarebbe dipeso proprio da quelle telecamere che le unità speciali dei pasdaran utilizzavano per sorvegliare la popolazione e identificare i giovani scesi in piazza nelle proteste represse nel sangue.L'articolo Le telecamere del traffico hackerate, lo «schema di vita» ricreato con l’Ai e la spia della Cia: così Israele e Usa hanno ucciso Khamenei proviene da Open.