di Silvia Boltuc * –La mattina del 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno lanciato l’“Operazione Furia Epica”, una massiccia campagna aerea congiunta che ha colpito infrastrutture militari e civili iraniane.In un primo momento, Teheran ha risposto con attacchi ritorsivi contenuti su asset statunitensi e partner regionali. Inizialmente, l’approccio è stato quello di una “pazienza strategica”, assorbendo gli attacchi e utilizzando la diplomazia per ottenere un cessate il fuoco mediato dagli alleati del Golfo, preservando al contempo il proprio arsenale missilistico principale. Tuttavia, dopo l’uccisione della Guida Suprema del Paese e un attacco ad una scuola elementare femminile che ha mietuto oltre 150 vittime, la strategia iraniana è destinata a virare verso un’escalation diretta significativa.Mosca ha condannato “l’aggressione ingiustificata”, mentre Pechino ha espresso “grave preoccupazione”, chiedendo la cessazione immediata delle ostilità per salvaguardare “l’integrità territoriale” del Paese. Entrambe le potenze eurasiatiche hanno richiesto una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza ONU per affrontare la crisi in crescita.Tra fine 2025 e inizio 2026, l’Iran ha intensificato la politica definita di “Sguardo ad Est”, finalizzando un Trattato di Partenariato Strategico Complessivo ventennale con la Russia e accelerando il Programma di Cooperazione venticinquennale con la Cina.L’attuale contesto cinetico minaccia direttamente il regionalismo iraniano, orientamento in politica estera fortemente voluta dalla Guida Suprema a seguito del progressivo isolamento da parte dell’Occidente e portata ai massimi livelli dalla presidenza Raisi, con impatti sui principali attori che hanno investito nel Paese.Repubblica Popolare Cinese (RPC): sicurezza energetica e rotta marittima alternativa.L’interesse primario della Cina in Iran risiede nella garanzia di flussi petroliferi a condizioni vantaggiose, attualmente veicolati al di fuori del circuito bancario sotto controllo statunitense mediante il ricorso alle cosiddette raffinerie “teapot”. A seguito della recente contrazione delle forniture venezuelane per effetto dell’operazione militare statunitense, Pechino ha accresciuto la propria sensibilità rispetto a qualsiasi fattore di destabilizzazione iraniana. Sebbene la Repubblica Popolare abbia avviato una strategia di diversificazione energetica attraverso gli stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), il rischio di un conflitto regionale su vasta scala minaccia l’intera architettura di sicurezza energetica cinese.L’Iran costituisce inoltre un nodo strategico della Belt and Road Initiative, offrendo a Pechino una direttrice terrestre alternativa allo Stretto di Malacca, snodo nel quale la presenza navale statunitense esercita una funzione di contenimento sui flussi marittimi cinesi. Eventuali attacchi cinetici contro infrastrutture costiere iraniane, quali quelle di Asaluyeh o Bandar Abbas, inciderebbero direttamente sulla logistica finanziata dalla Cina, concepita per assicurare l’accesso alle acque internazionali prescindendo dai principali choke points sotto influenza occidentale.Federazione Russa: INSTC e multipolarità.Per Mosca, l’Iran rappresenta il terminale continentale ultimo del Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC). Nel gennaio 2026, il traffico lungo questa arteria ha raggiunto livelli record, con l’avvio dei primi treni container regolari che collegano la regione di Mosca al porto iraniano di Bandar Abbas.L’INSTC costituisce un’infrastruttura cruciale che connette la Russia ai mercati indiani attraverso l’Asia centrale, il Mar Caspio, il Caucaso e la rete ferroviaria e portuale iraniana. In un contesto in cui le sanzioni occidentali isolano le rotte settentrionali russe, qualsiasi instabilità in Iran potrebbe compromettere gli investimenti infrastrutturali e la connettività strategica, elementi oggi essenziali per le strategie commerciali del Cremlino nella fase post-conflitto ucraino.Nel primo giorno di ostilità, Israele e Stati Uniti hanno colpito il porto strategico di Bandar Abbas, nodo in cui convergono interessi di diversi attori regionali di peso, sottolineandone la rilevanza geopolitica e logistica.Alla luce della progressiva erosione dell’influenza russa nel Caucaso meridionale — segnata dall’avvicinamento armeno all’amministrazione Trump e dalle crisi con l’Azerbaigian — e nel Levante, con la perdita di un alleato chiave in Siria, nonché dei recenti massicci investimenti statunitensi in Kazakistan, l’Iran emerge come una delle ultime “fortezze” di Mosca contro l’egemonia occidentale in Eurasia. Un cambio di regime filo-occidentale o un collasso dello Stato iraniano costituirebbero un colpo terminale all’ordine mondiale multipolare che le potenze eurasiatiche stanno cercando di consolidare.In questo contesto, Russia e Cina hanno progressivamente agito come gli “occhi” dell’Iran, fornendo asset strategici high-tech, spaziano dalla sorveglianza orbitale alla guida missilistica avanzata. Questa cooperazione ha subito una significativa accelerazione a seguito delle escalation regionali del 2025 (spesso denominate la “Guerra dei 12 giorni”).Asset forniti dalla Russia.Il contributo della Russia si concentra sull’hardware militare pesante e sulla ricognizione orbitale dedicata.– Satellite spia Khayyam: Lanciato nel 2022, si tratta di un satellite di fabbricazione congiunta russo-iraniana della serie Kanopus-V. E’ stato portato in orbita dal vettore russo Soyuz. Fornisce immagini ad alta risoluzione (1,2 metri), consentendo a Teheran di assegnare al satellite il monitoraggio di specifiche basi statunitensi e israeliane.– Caccia multiruolo Su-35 “Flanker-E”: All’inizio del 2026, la Russia ha avviato la consegna di un ordine di 48 unità (valore circa 6,5 miliardi di dollari). Questi jet sono equipaggiati con pod per la guerra elettronica (EW) Khibiny-M e radar Irbis-E, progettati specificamente per rilevare velivoli a bassa osservabilità (stealth) come l’F-35.– Sistemi di difesa aerea S-400: Molteplici rapporti d’intelligence confermano che la Russia ha consegnato componenti dell’S-400 all’Iran per creare una difesa “stratificata” contro gli attacchi aerei occidentali.– Radar Rezonans-NE: Un sofisticato sistema radar Over-The-Horizon (OTH) fornito dalla Russia, capace di tracciare bersagli stealth e missili balistici a lungo raggio.Asset forniti dalla Cina.Il supporto della Cina è più “silenzioso”, ma probabilmente più critico per le capacità di attacco di precisione di Teheran.– Sistema di navigazione BeiDou-3: L’Iran ha ufficialmente convertito la propria architettura militare dal GPS statunitense al sistema cinese BeiDou. A differenza del GPS, il BeiDou include un servizio di messaggistica breve che consente ai nodi di comando iraniani di comunicare anche in caso di interruzione delle reti locali.– Il vantaggio: L’Iran ha accesso a segnali militari criptati ad alta precisione (accuratezza al centimetro) resistenti al jamming occidentale.– Condivisione d’intelligence in tempo reale: La Cina utilizza la sua flotta di oltre 500 satelliti per fornire all’Iran SIGINT (Signals Intelligence) costante e mappatura del terreno. Questo supporto aiuta l’Iran a tracciare i movimenti navali statunitensi nel Golfo Persico in tempo reale.– Missili supersonici CM-302: Teheran sta attualmente definendo un accordo per i CM-302 (versione export dell’YJ-12). Sono considerati “carrier killers” (distruttori di portaerei) a causa della loro velocità supersonica e della gittata di 290 km, potenziando significativamente la capacità dell’Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz.– Radar anti-stealth (YLC-8B): La Cina ha fornito radar avanzati in banda UHF come l’YLC-8B, che utilizza onde a bassa frequenza per neutralizzare i rivestimenti radar-assorbenti (RAM) utilizzati dai bombardieri e caccia stealth statunitensi.Rischio di percezione.Fornendo il “tessuto connettivo” per la difesa dell’Iran (nello specifico immagini ad alta risoluzione e sistemi di puntamento resistenti al jamming) questi alleati hanno assicurato che Teheran non operasse in un vuoto strategico isolato. In ultima analisi, la sopravvivenza del governo rivoluzionario iraniano appare agli occhi dei suoi alleati strettamente connessa alla percorribilità del corridoio INSTC (Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud) e delle rotte energetiche della Belt and Road Initiative. La vera dimensione di questo confronto risiede nel determinare se questa silenziosa infusione di tecnologia strategica sia in grado di preservare il vitale avamposto russo-cinese contro la pressione cinetica occidentale.Tuttavia, nel contesto geopolitico, la percezione riveste spesso un peso pari, se non superiore, alla forza materiale. Qualora Mosca e Pechino consentissero lo smantellamento di un nodo cruciale come Teheran senza una evidente escalation del proprio sostegno, si esporrebbero a un deficit di credibilità capace di alienare altri potenziali partner nel Sud Globale.Esiste un punto di rottura critico in cui il semplice ancoraggio tecnologico cessa di risultare sufficiente. Per il Cremlino e per lo Zhongnanhai, il conflitto ha raggiunto una fase in cui un supporto puramente passivo rischia di essere interpretato come paralisi strategica. Qualora la coalizione occidentale riuscisse a degradare l’infrastruttura governativa iraniana nonostante queste iniezioni tecnologiche, la narrativa di una “alternativa multipolare” potrebbe crollare.Nessuna potenza regionale si orienterà verso un’architettura di sicurezza incapace di superare il suo test primario. Se Russia e Cina non evolveranno dal ruolo di fornitori verso modalità più assertive di deterrenza, sia mediante lo schieramento di unità offensive per la guerra elettronica, sia attraverso una manifesta postura navale, rischiano di essere percepite come garanti inaffidabili.Pur in un contesto in cui la dinamica USA-Cina è attualmente frenata da guerre tariffarie e strozzature nell’approvvigionamento di materie prime, e la Russia rimane vincolata al teatro ucraino, nessuna delle due potenze può permettersi la caduta di Teheran. Un collasso iraniano rappresenterebbe uno scacco matto definitivo al ponte terrestre eurasiatico. Di contro, con la decapitazione dei vertici iraniani e la frattura strategica della catena di comando, risulterà più complicato per questi attori coordinarsi con il governo iraniano.Di conseguenza, ci si avvicina a una “soglia minima di credibilità”. Per preservare il proprio status di validi contrappesi all’Occidente, Mosca e Pechino devono colmare il divario tra il semplice “mettere in condizione” la resistenza iraniana e il proteggerla attivamente, fermo restando che una richiesta di aiuto deve arrivare da Teheran. Il mancato compimento di questo passo comporterebbe non solo la cessione del Medio Oriente all’egemonia occidentale, ma segnalerebbe altresì al resto del mondo che l’ombrello di sicurezza russo-cinese resta essenzialmente transazionale e privo della fermezza necessaria per un confronto diretto.* Articolo in mediapartnership con SpecialEurasia.