Chi è Simone Venturini, il delfino di Brugnaro candidato sindaco a Venezia

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Lo chiamano il delfino di Brugnaro, il civico di centrodestra pronto a blindare la “rossa” Venezia dal ritorno dell’opposizione. Simone Venturini però, assessore con deleghe alla Coesione sociale e allo Sviluppo economico, preferisce definirsi “l’evoluzione di una decennale esperienza amministrativa”. Quella nel solco del sindaco-imprenditore, che dal 2015 governa il capoluogo veneto. Se Alberto Stefani – urne alla mano – si è dimostrato il volto nuovo e rassicurante per il dopo-Zaia in regione, Venturini punta a un analogo risultato nella città lagunare: a 38 anni, sarebbe il più giovane sindaco della sua storia. E già parla da nuovo inquilino di Ca’ Farsetti: “Vinceremo le elezioni al primo turno”. Sarebbe un risultato clamoroso, in una roccaforte progressista come Venezia – dove il centrosinistra, seppur per uno zero virgola, figurava in testa anche alle ultime regionali. Eppure Venturini ha la confidenza di chi conosce la partita che andrà a giocare. Il nodo più intricato è ormai alle spalle: la convergenza sul candidato, tramontata la suggestione Zaia – fra i due c’è stima reciproca – e incontrate le varie istanze dei partiti. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia avrebbero tutte voluto esprimere qualcosa in più – soprattutto FdI, dopo la rinuncia al Veneto. Ma il rischio era alto: i simboli e i nomi della destra convenzionale da queste parti non attaccano e la formula di Brugnaro si è rivelata vincente. Venturini dice di essere un profilo più politico e meno imprenditoriale del suo predecessore, ma preferisce insistere sul concetto di “impegno amministrativo”. Anche perché l’etichetta del civismo, al di là della lista che presenterà nelle prossime settimane, sarebbe difficile da attribuirgli. Ha esordito nella cosa pubblica già nel 2008, appena 18enne, da segretario di sezione nell’Udc di Ugo Bergamo – sindaco di Venezia nei primi anni Novanta. E ha ricoperto questo ruolo a Marghera, la frazione più operaia e tradizionalmente di sinistra della terraferma veneziana. Lui invece faceva il boy scout, il parrocchiano, trascorrendo l’adolescenza nell’associazionismo locale prima di laurearsi in giurisprudenza a Padova, “studiando per gli esami tra una commissione e l’altra”. Poi lo scandalo Mose rimischia le carte e separa le strade: Bergamo si schiera contro Brugnaro, Venturini segue il patron di Umana sin dalle prime battute, diventando uno dei volti-simbolo della nuova giunta. Uno dei più moderati: anni fa aveva firmato per il Foglio, insieme ad altri amministratori locali, un appello “per un partito europeista che unisca le forze liberali e popolari” – e a giudicare dal non tesseramento, lo sta ancora cercando. Inoltre è rimasto estraneo ai fatti dell’inchiesta Palude, e anche questo in vista del voto avrà un certo peso. Al contempo, dietro le quinte si è progressivamente avvicinato a forzisti e meloniani, senza esporsi per nessuno in particolare: a chi sostiene che la tavola sia già apparecchiata – a FdI gli assessori di peso in cambio della mancata candidatura – lui ribatte che “la squadra del futuro sarà la fotografia del risultato elettorale”. Ci sarebbero insomma degli accordi di massima, ma nulla di definito. Il mandato che gli dà la coalizione è chiaro: allargare il centro e fare da interlocutore accogliente, dialogando con le tante anime civiche presenti in città. Un ruolo che Venturini accetta volentieri, punzecchiando i punti deboli dell’opposizione. A un politico esperto come Andrea Martella infatti non contesta la competenza: “Sarebbe un ottimo sindaco, ma di Portogruaro”, afferma l’avversario tra il serio e il faceto, accusando il senatore del Pd – natio della provincia – di assenteismo laddove ha scelto di candidarsi. “In questi anni qui non c’è stato: è espressione dell’apparato di partito”. E se Brugnaro ha fatto molta fatica a strappare consenso oltre la terraferma, Venturini in questo senso cerca la sfida nella sfida: da Marghera negli ultimi anni si è trasferito nel centro storico che si spopola. La prima immagine affidata ai social da candidato sindaco arriva dall’edicola di campo Sant’Angelo. “Ognuno vive dove vuole, l’importante è vivere la città”. Ricette per Venezia poche e chiare. Facili a dirsi e un po’ meno a realizzarsi: esprimere la capitale della contemporaneità, rinvigorire il ceto medio, porre un freno all’overtourism potenziando il contributo d’accesso introdotto dall’attuale amministrazione. Rendere dunque Venezia “una realtà per giovani”. Se in termini di programma è un rebus, come slogan funziona benissimo.