Perché l’Iran colpisce anche Dubai? La strategia del caos, la sfida a Trump e la guerra di nervi con l’Europa – Il video

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Doha e Dubai, Riad e Muscat. Se c’è una ragione per cui la guerra apertasi sabato con l’attacco Usa-Israele all’Iran stupisce e disorienta è che si fa una fatica dannata a stare al passo con gli eventi: per la loro rapidità ma pure per la loro ampiezza. Dov’è il confine della guerra? Inafferrabile, sia in termini di spazio che in termini di tempo. E se è così è in primis perché su questo ha scommesso fin dalle prime ore la parte in conflitto che ha meno da perdere: l’Iran. Decapitato della sua testa, l’Ayatollah Ali Khemenei, detestato da buona parte del suo stesso popolo e con le difese aeree polverizzate, il regime teocratico sa di avere una sola vera carta regina da giocare: spargere il caos, dunque il terrore. Ecco perché fin da sabato stesso le sue rappresaglie con droni e missili hanno puntato non solo su Israele – come c’era da aspettarsi – ma pure sulle monarchie del Golfo che stanno nel suo «cortile di casa»: Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi, Oman. Dal Golfo all’Europa, la strategia del caos dell’Iran In molti di questi Paesi ci sono importanti basi Usa che il regime ha interesse a colpire, certo: ogni soldato americano ucciso è un brutto colpo da digerire per l’elettorato di Donald Trump. Ma fin dalle prime ore di guerra s’è capito che l’Iran puntava ben oltre, pronto a colpire i simboli stessi del potere e della prosperità del Golfo. I colpi su hotel, aeroporti, grattacieli e giacimenti non sono tiri finiti fuori bersaglio – come ipotizzato nelle prime ore – ma una strategia deliberata per piegare le petrolmonarchie e i suoi partner in Occidente: senza business e turismo, è il cinico messaggio «scritto» su missili e droni, vi resta solo il deserto. La carta economica d’altra parte si può giocare spavaldamente per spaventare pure l’Europa, già rimasta a bocca aperta per l’ennesima guerra alle porte su cui non ha alcun tipo di controllo. Strangolare lo Stretto di Hormuz, braccio di mare sotto le coste dell’Iran, significa scommettere sul blocco di rifornimenti di petrolio pari a un quinto del totale mondiale e di tonnellate di altri merci. E se il prezzo della benzina e di altri beni s’impenna, è la scommessa di Teheran, anche gli europei presto inizieranno a chiedere il conto a Trump di una guerra «travolgente». Ammesso e non concesso che l’Iran, bersagliato senza sosta dai raid Usa-Israele, abbia davvero le forze per sostenere la sua strategia del caos: per quanto dureranno le scorte di droni e missili che i ranghi decimati dell’esercito di Teheran lanciano alla disperata su Israele e sul Golfo? L'articolo Perché l’Iran colpisce anche Dubai? La strategia del caos, la sfida a Trump e la guerra di nervi con l’Europa – Il video proviene da Open.