Famiglia nel bosco, il tribunale prenderà in considerazione gli esperti che spingono per il ricongiungimento?

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La nota vicenda della famiglia nel bosco tiene banco ormai da mesi sulle pagine dei giornali e nei talk delle trasmissioni televisive che si stanno occupando della controversia sorta dopo che il Tribunale dei Minori dell’Aquila ha deciso di allontanare i tre bimbi che hanno fra i 6 e gli 8 anni dai loro genitori e collocarli in una casa famiglia in attesa che i giudici dispongano una perizia psichiatrica sulla coppia anglo australiana. Catherine e Nathan Trevallion, rispettivamente madre e padre dei piccoli, vivevano in una cascina nel bosco di Palmoli in provincia di Chieti e facevano crescere la prole secondo i propri principi e stile di vita fatto di giornate a contatto con la natura e con gli animali allevati a scopo di compagnia e non di alimentazione, dieta vegetariana, istruzione parentale e utilizzo di servizi igienici rudimentali che non prevedono l’acqua corrente e l’energia elettrica. Stile di vita che gli assistenti sociali avevano considerato non idoneo alla cura e all’educazione di minori di quell’età e che aveva portato alla decisione del Tribunale di separare i bambini dai loro genitori permettendo alla madre che vive nella stessa struttura protetta di vederli solo in occasione dei pasti e al padre soltanto tre volte la settimana.Viene naturale chiedersi quale possa essere lo stato d’animo dei bambini dato che dal 20 novembre dello scorso anno non hanno potuto fare ritorno presso la casa nella quale avevano sempre vissuto accanto ai genitori e agli animali ai quali erano molto legati fin dalla più tenera età e non hanno neppure potuto trascorrere le festività natalizie godendo dell’atmosfera familiare e accogliente alla quale erano abituati.La vicenda ha spaccato in due l’opinione pubblica del nostro Paese tra chi ritiene che il provvedimento del Tribunale sia una giusta e sacrosanta applicazione della legge e chi ritiene invece che si tratti di un abuso ai danni dei bimbi per cui una domanda sorge spontanea: le condizioni di quella che ormai alle cronache è nota come “famiglia nel bosco” non avrebbero potuto essere monitorate dai servizi sociali vigilando la situazione in casa senza rompere l’equilibrio e le abitudini alle quali i piccoli erano legati rischiando di creare un trauma difficilmente superabile in futuro? La domanda è lecita visto che di trauma ora parlano proprio gli esperti della Asl Lanciano Vasto Chieti che, in una relazione indipendente, scrivono che è “indispensabile ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva” per favorire la “continuità dei legami familiari” e risolvere “i comportamenti di disagio” dei bimbi. In altre parole l’equipe di psichiatri della Asl competente si è espressa a favore del ricongiungimento della famiglia nel bosco fermi restando gli obiettivi didattici e l’adattamento alla socialità attraverso il contatto con i loro coetanei.Per l’equipe di medici che ha potuto visitare i figli dei coniugi Trevallion, è giusto che i servizi sociali monitorino la situazione ma è assolutamente necessario che i bimbi siano ricongiunti ai propri genitori per evitare ulteriori traumi e conseguenze deleterie sulla loro psiche che potrebbero causare anche atti di autolesionismo come quelli riferiti da Catherine che spesso ha raccontato che la bambina si procurerebbe ferite sulle braccia attraverso morsi e graffi e anche gli altri due soffrirebbero di incubi notturni dovuti al disagio di essere costretti a dormire da soli. Considerando che è esterna al contenzioso giudiziario, quanto può pesare realmente questa valutazione sulla decisione del Tribunale?Nelle ultime ore Catherine ha rilasciato un’intervista alla trasmissione “60 minutes” di un’emittente televisiva australiana dove confessa di essere molto delusa da un Paese come il nostro dove aveva scelto di crescere i propri bambini insieme al marito e prevede un futuro altrove, forse in Europa, forse in Australia anche se l’anziano cavallo bianco che per i Trevallion è a tutti gli effetti un membro della famiglia, non sarebbe in grado di affrontare un viaggio così lungo in aereo.Chissà che la valutazione degli esperti della Asl non possa portare ad un’accelerazione del percorso che sfoci finalmente nel ricongiungimento della famiglia rurale di Palmoli senza che debbano passare ancora tanti mesi prima che i genitori e soprattutto i bambini possano ritrovare un po’ di serenità come auspica da tempo lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente del team legale della famiglia nel bosco.L'articolo Famiglia nel bosco, il tribunale prenderà in considerazione gli esperti che spingono per il ricongiungimento? proviene da Il Fatto Quotidiano.