«Io non lascerò mai il Donbass e i 200.000 ucraini che lo abitano. Perché mai dovrei farlo? Perché Putin lo impone come condizione per la pace? E subito dopo imporrà nuove richieste? No, non ci sto». Volodymyr Zelensky parla oggi in un’intervista al Corriere della Sera della guerra tra Russia e Ucraina. Il presidente dice che non sa se si ricandiderà alla guida del paese e fa il punto sul cessate-il-fuoco e i negoziati di pace. Sostiene che Vladimir Putin ha perso tutto l’inverno e che Mosca perde fino a 35 mila uomini al mese. «Il suo esercito ha smesso di crescere, le perdite eguagliano le nuove reclute. I negoziati seri inizieranno quando comincerà a rimpicciolirsi».Zelensky e l’IranZelensky si schiera con Usa e Israele sull’Iran: «Attaccare gli obiettivi militari iraniani penso sia stata una buona decisione. Gli iraniani producono un mucchio di armi per la Russia, specie droni e missili, anche se adesso credo non potranno più farlo e forse saranno i russi ad armarli a loro volta». Con la guerra l’Ucraina potrebbe trovarsi «in difficoltà nel reperire missili e armi per la difesa dei nostri cieli. Gli americani e i loro alleati in Medio Oriente potrebbero averne bisogno per difendersi, per esempio dei missili anti-Patriot. Noi ricorriamo al programma Purl, per acquistare le armi Usa con i fondi europei: magari gli americani ne avranno bisogno, come l’anno scorso».Putin più deboleSecondo il presidente ucraino, Putin alleato dell’Iran oggi è «più debole. Parla, ma non agisce, dimostra che è un alleato debole degli iraniani. Come del resto lo è stato per la Siria di Bashar Assad: alla fine gli ha dato soltanto asilo in Russia. Forse agli iraniani ha ridato alcune delle armi che aveva ricevuto, magari gli stessi droni Shahed che adesso Mosca produce in due fabbriche su licenza di Teheran». La differenza con la guerra di Mosca è che «ora viene attaccato un regime che vuole costruire l’atomica. L’Ucraina invece è stata invasa con truppe di terra: da 12 anni la Russia cerca di occuparci con la forza. Nello scenario iraniano vedo piuttosto un grave problema con il protrarsi della guerra. Se non si parlano, ci saranno civili morti in numero crescente: sono una società divisa tra sostenitori e oppositori del regime».La prima linea europeaL’Ucraina invece è la prima linea europea: «Siamo la vostra difesa e gli europei lo capiscono bene, ci aiutano sin dall’inizio del conflitto. Lo vedete adesso nel Medio Oriente: non bastano aerei e missili contro i droni iraniani. Chi investe da noi, nelle nostre industrie di droni, avrà in cambio le nostre conoscenze ed esperienze sul campo». Poi parla del processo negoziale: «Nessuno ha rinviato il prossimo trilaterale con gli americani, neppure dopo l’attacco all’Iran e dunque credo possa tenersi il 5 o 6 marzo come era stato previsto. Magari non sarà ad Abu Dhabi. Io preferirei a Ginevra, o comunque in Europa, perché la guerra è nel nostro continente. Se la Russia vuole un luogo neutrale vanno bene Austria, Vaticano o Turchia. Speriamo di avere nuovi scambi di prigionieri».Il DonbassZelensky parla dei confini e del controllo del Donbass: «Siamo sulle stesse posizioni. Abbiamo le garanzie di sicurezza con gli americani, che però loro vogliono firmare soltanto nel contesto dell’accordo con i russi. Non sono d’accordo su questo punto, ma è così. Abbiamo anche pronto il protocollo con gli europei, ma anche questo non firmato. Ci sono gli accordi sulla nostra ricostruzione, che però possono partire solo dopo la pace. Ma tutto questo non basta. Siamo fermi al piano dei 20 punti e sulla questione del controllo dei territori. Gli americani pensano a uno scambio di territori, i russi vogliono il nostro ritiro. Lo scambio non è nel nostro interesse, inoltre Mosca ha bisogno di molte forze per controllare le zone che noi lasceremmo: sanno che noi vorremmo riprendere ciò che ci hanno sottratto. Perché mai noi dovremmo scambiare nostro territorio in cambio di altro che è parte della nostra patria?».La trattativaZelensky dice di aver «accolto la via diplomatica, ho accettato la proposta Usa di congelare la linea del fuoco. Molti da noi non erano d’accordo con questo compromesso, ma io ho seguito Donald Trump per arrivare almeno la fine dei combattimenti. I russi comunque non hanno accettato e vogliono il nostro ritiro integrale dal Donbass. Gli americani allora hanno proposto aree demilitarizzate e zone economiche libere sui due lati del fronte. Io ho detto che doveva valere per entrambi, ma i russi replicano che deve essere solo dalla nostra parte. È una pura follia».Le truppeE poi: «Prima di tutto i russi non vogliono truppe straniere in Ucraina. E io credo che l’Europa debba essere più ferma su questo punto. Io non vado a questionare se ci sono truppe straniere in Russia, per esempio i 10.000 soldati nordcoreani. Non vedo perché Mosca debba decidere quali truppe stazionano sul nostro territorio. Ma voglio essere chiaro: io non lascerò mai il Donbass e i 200.000 ucraini che lo abitano. Perché mai dovrei farlo? Perché Putin lo impone come condizione per la pace? E subito dopo imporrà nuove richieste? No, non ci sto. Inoltre, qui stanno le nostre migliori roccaforti di difesa, se ci ritiriamo i russi avranno via libera verso il centro del Paese. Immaginiamo che non gli europei, ma gli americani mandino le loro truppe: per quanto tempo? Non voglio fare paralleli, tuttavia ricordiamo il ritiro dall’Afghanistan. Cosa capiterà se tra 10 anni non Trump ma un altro presidente Usa decidesse di ritirare i suoi soldati? Abbiamo bisogno di una forte linea di difesa ucraina».460 chilometri quadratiIl presidente dice che la controffensiva ucraina ha riguadagnato 460 chilometri quadrati dall’inizio dell’anno: «Noi cerchiamo il dialogo, vogliamo la pace. In parallelo però cerchiamo di essere forti, produciamo risorse tecniche e più droni che sopperiscono alla carenza di soldati. Stiamo diversificando le forme di guerra che ci permettono di resistere. Non stiamo perdendo e la Russia non è ancora contenta. Stanno perdendo un mucchio di uomini, sino a 35.000 al mese. È un numero gigantesco. Adesso Putin sta per mobilitare 400.000 nuovi soldati, ma il suo esercito ha smesso di crescere, le perdite eguagliano le nuove reclute, sono immobilizzati, prossimi alla crisi. I negoziati seri inizieranno quando il suo esercito inizierà a rimpicciolirsi».La mancanza di soldatiE ammette la mancanza di soldati: «Vero. E lo diciamo apertamente. Ecco perché vogliamo finire la guerra. E intanto Putin ha perso la sua offensiva invernale. Ha attaccato le centrali elettriche nel pieno del gelo, voleva dividerci, ha cercato di mettere la popolazione civile contro l’esercito per costringerlo a smettere di combattere. Ma ha fallito: con il caldo rinascono le speranze. Adesso i russi proveranno con le offensive di primavera, ma credo che perderanno ancora, moriranno tanti soldati per nulla».L’Italia e le elezioni in UcrainaSu Giorgia Meloni, dice Zelensky, «lei è intelligente. L’Italia ci aiuta militarmente come può, so che non avete molto. È un problema comune a tanti Paesi europei: non avete abbastanza armi per difendere i vostri cieli. Ma la premier Meloni è dalla parte giusta della storia». Infine, sulla sua candidatura alle elezioni: «La questione vera è: quando potremo avere le elezioni? Di sicuro saranno dopo la fine della guerra e non durante un cessate il fuoco temporaneo. E non sono affatto sicuro che mi candiderò, vedrò cosa vorranno gli ucraini».L'articolo Zelensky, la guerra e la Russia: «Non lascerò il Donbass a Putin. Le elezioni? Non so se mi candiderò» proviene da Open.