Dopo mesi di calma apparente, con gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran è tornata con forza la volatilità sui mercati energetici. Il petrolio è schizzato verso quota 80 dollari al barile e gli analisti prefigurano scenari tra 100 e 130 dollari se dovessero protrarsi la chiusura dello stretto di Hormuz e del conflitto, ma il rincaro più vistoso lo segna il gas, che ha visto i futures Ttf di riferimento balzare di quasi il 50% ad Amsterdam dopo che QatarEnergy ha sospeso la produzione di Gnl. Vola il prezzo del gas“A causa degli attacchi militari” dell’Iran “agli impianti operativi di QatarEnergy nella città industriale di Ras Laffan e nella città industriale di Mesaieed nello Stato del Qatar, QatarEnergy ha cessato la produzione di gas naturale liquefatto (GNL) e prodotti associati”, ha spiegato l’azienda, uno dei principali fornitori globali di Gnl. I rincari dei futures europei viaggiavano nell’ordine del 25% prima della dichiarazione, per poi vedere un balzo fino a +50% con il prezzo che ha raggiunto un massimo di 48,85 euro al megawattora, per poi chiudere in forte rialzo del 35,49% a 43,300 euro al megawattora. Guerra in Iran e energia: cosa dice l’UeSecondo la Commissione europea non ci sono “preoccupazioni immediate in merito alla sicurezza dell’approvvigionamento per l’Unione Europea; abbiamo chiesto ai nostri Stati membri di condividere con noi le loro valutazioni nazionali entro la fine della giornata e convocheremo un gruppo di coordinamento per il petrolio entro le prossime 48 ore”. Come ha spiegato la portavoce dell’esecutivo Ue per l’Energia, Anna Kaisa Itkonen, nel briefing quotidiano con la stampa, “lo stoccaggio sotterraneo di gas nell’Ue è pari a circa il 30% e rientra ancora nei limiti stabiliti dall’Ue per avere livelli adeguati alla fine dell’inverno e garantire il rifornimento durante la prossima estate”. Kaisa Itkonen ha sottolineato che l’Ue al momento non sta “adottando misure di emergenza o simili” e che “non c’è carenza. Non c’è emergenza” perché le nostre importazioni di gas sono ben diversificate“.Cosa dicono gli espertiParlando con LaPresse, il fondatore di T-Commodity e consigliere del ministro della Difesa, Gianclaudio Torlizzi, ha avvertito che “il problema non è solo il +25% del prezzo del contratto di aprile del gas naturale, ma il premio di oltre 2 euro/Mwh che si è creato nuovamente tra la scadenze estive e quelle invernali. Se questo premio non verrà riassorbito per tempo, l’azione di stoccaggio in vista del prossimo inverno sarà complicata e necessiterà di interventi pubblici”. “Se lo stop dei flussi di gas e petrolio che transitano attraverso Hormuz perdurasse, il Brent e il gas naturale potrebbero puntare rispettivamente a 90 dollari al barile e 50 euro MWh”, ha aggiunto Torlizzi. Il rally del greggio è stato più contenuto di quello del gas: il Wti di riferimento statunitense ha toccato un massimo di 74,99 dollari al barile con rialzi nell’ordine del 6-75%, mentre il Brent di riferimento europeo è arrivato fino a quota 81,89 dollari su rialzi da il 7,5% e l’8%. Per il presidente di Federpetrolio, Michele Marsiglia, “possiamo arrivare in pochi giorni a oltre 130 dollari al barile”, con “sicure ripercussioni sui carburanti Rete Italia ed Europa”. La “variabile decisiva” in Medio Oriente per il prezzo del barile “è la durata del conflitto. Se dovesse essere breve e si trovasse rapidamente un armistizio, il prezzo potrebbe anche recuperare al ribasso rispetto ai livelli attuali, tornando vicino a quelli precedenti, pur senza necessariamente rivederli completamente. Se invece il conflitto dovesse protrarsi e soprattutto lo Stretto di Hormuz restasse bloccato a lungo, gli obiettivi diventerebbero molto più ambiziosi”, osserva Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, degli effetti dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, che vede un’area “90 dollari” con un possibile obiettivo 100 dollari “nel caso in cui il conflitto durasse più di un mese”.Questo articolo Iran, greggio verso 80 dollari. Con lo stop di QatarEnergy vola il prezzo del gas proviene da LaPresse