Ex Ilva, la Spoon River dei “morti di lavoro”: dal 2003 25 vittime in incidenti nello stabilimento di Taranto

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Due vittime in un mese e mezzo all’ex Ilva di Taranto con una dinamica che, in attesa dei riscontri delle autorità, appare con evidenti elementi comuni. Ieri Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power, è precipitato nel vuoto mentre effettuava operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nell’area agglomerato, dove si preparano i materiali per la carica dell’altoforno, “a causa del cedimento di un grigliato”. Lo scorso 12 gennaio a perdere la vita a causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2, è stato Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento. Due tragedie che, unite a quelle avvenute dal 2003, portano negli ultimi 23 anni a un totale di 24 morti dovuti a incidenti sul lavoro all’ex Ilva di Taranto. “Questa tragedia rappresenta lo stato di degrado dello stabilimento. Sono mesi che chiediamo un confronto per la salute la sicurezza, gli investimenti, la messa in sicurezza degli impianti”, denuncia il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, mentre è in corso lo sciopero di 24 ore (su tre turni) indetto dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb dopo aver sottolineato di aver “denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni”. Le morti sul lavoro nel siderurgico tarantino sono state per le cause più disparate: molti operai sono deceduti in seguito a cadute da ponteggi di impianti, ad esplosioni di macchinari o al crollo di gru o perché colpiti, nel corso delle fasi delle varie lavorazioni.Il 12 giugno 2003, sotto la gestione Riva, due giovani operai dell’Ilva, Paolo Franco e Pasquale D’Ettorre (24 e 27 anni), morirono a causa del crollo di una gru nell’area Parchi Minerari. Il commissario Giancarlo Quaranta Quaranta, all’epoca responsabile, è stato condannato in via definitiva insieme ad altri quattro imputati. Il 10 aprile 2004 a perdere la vita dopo sette giorni di agonia per un incidente avvenuto nel reparto Tubificio 1 è stato Saverio Paracolli, di 45 anni: rimase incastrato fra un tubo e un macchinario.Silvio Murri aveva 38 anni quando il 21 maggio 2004 morì, dopo 9 giorni di agonia, per il crollo di un ponteggio. La famiglia seppe trasformare quel sacrificio in un grande ed estremo gesto di solidarietà: donò gli organi e salvò cinque vite. L’incidente che è costato la vita il 9 settembre 2005 a Gianluigi Di Leo, un operaio di 25 anni, è avvenuto nel deposito Bramme 1 dello stabilimento siderurgico Ilva dove è stato colpito da una trave che non gli ha lasciato scampo. L’operaio, dipendente dell’Ilva, fu schiacciato e ucciso da una trave in seguito allo scontro fra due carri-ponte. Nello stesso mese, il 27, a perdere la vita è stato l’operaio di 47 anni, Giovanni Satta, dipendente di una ditta appaltatrice: è morto durante i lavori di demolizione del reparto agglomerato 1.Il 25 settembre 2006 Luciano Di Natale, 55 anni, titolare di una ditta appaltatrice è morto schiacciato dopo essere rimasto impigliato in un nastro trasportatore. Il 2 giugno 2007 il giovanissimo Andrea D’Alessano, operaio di 19 anni della ditta di appalto Modomec, nei pressi dell’altoforno 4, in attesa di prendere l’ascensore, è stato colpito alla testa da un pesante martello caduto dall’alto. Dopo una settimana di ricovero, in cui è sempre rimasto in coma, l’operaio è morto. Aveva 26 anni anni, Domenico Occhinegro, l’operaio morto il 31 luglio 2007, nell’ennesimo infortunio mortale all’Ilva di Taranto. Dell’azienda Domenico era dipendente da tre anni. È rimasto schiacciato tra due tubi, poco prima di finire il suo turno di lavoro.Il 22 aprile 2008 a perdere la vota all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto è stato Gjoni Arjan, operaio di 47 anni, di origini albanesi, che lavorava per l’impresa d’appalto Pedretti. È precipitato da una passerella alta oltre 15 metri mentre si occupava dell’assemblaggio di strutture metalliche. Il primo luglio 2008 è toccato ad Antonio Alagni, 45 anni, originario di Casoria, rimasto schiacciato da un pesante blocco metallico nell’acciaieria 1. Alagni fu colpito alla testa da un gancio che si sganciò dopo la recisione delle funi che lo legavano a una gru da 15 tonnellate di proprietà della stessa impresa. L’operaio era impegnato con un collega nella movimentazione di due grosse lastre d’acciaio, imbragate sul macchinario. L’11 dicembre 2008 Zygmunt Paurovvicz, dipendente di una ditta specializzata in montaggi è morto in un infortunio avvenuto nel reparto altoforno 4, dove l’operaio stava smontando alcune parti. L’impianto era fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando è stato colpito dal braccio di una gru ed precipitato da un’altezza di 14 metri.Passano 4 anni in cui gli incidenti (che pur si sono succeduti all’Ilva) provocano feriti ma nessun morto, fino al 30 ottobre 2012 quando Claudio Marsella, 29 anni, resta schiacciato da un locomotore durante le operazioni di aggancio della motrice ai vagoni. Il 28 novembre del 2012 ha perso la vita Francesco Zaccaria. La gru sulla quale operava fu sdradicata da un tornado che colpì l’area della fabbrica ma anche il vicino comune di Statte. La gru finì in parte in mare e il corpo senza vita dell’operaio fu recuperato qualche giorno dopo dai sommozzatori. Incidente che è poi finito all’interno del processo “Ambiente Svenduto”. Il 28 febbraio 2013 è morto Ciro Moccia, aveva 43 anni. È precipitando al suolo da una pensilina a dieci metri d’altezza, mentre un altro lavoratore, Antonio Liddi, rimase gravemente ferito.Angelo Iodice, 54enne operaio dell’azienda “Global Service”, è morto il 4 settembre 2014 mentre impegnato in alcune attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era verificato uno sversamento di ghisa: fu travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro operaio. È morto dopo quattro giorni di agonia Alessandro Morricella, 35enne operaio dell’Ilva d Taranto, che il 12 giugno del 2015 è stato investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico. Il 17 novembre 2015 un altro operaio, Cosimo Martucci, dipendente dell’impresa appaltatrice Pitrelli ha perso la vita mentre effettuava delle lavorazioni nell’area Agglomerato. Giacomo Campo, operaio 25enne di un’azienda dell’indotto Ilva, è stato stritolato in un nastro trasportatore dell’altoforno 4 il 17 settembre 2016. Il 17 maggio 2018 a perdere la vita è stato il 28enne Angelo Fuggiano. Dipendente di una ditta appaltatrice è stato colpito alla schiena da un cavo di acciaio durante alcune operazioni nell’area portuale.È il 10 luglio 2019 quando Cosimo Massaro, 40 anni, precipita in mare per il crollo della gru su cui stava lavorando nell’area portuale, travolto da una tromba d’aria periodo nel quale l’azienda era già passata ad ArcelorMittal. Il 26 febbraio 2021 Francesco Tomai ha timbrato l’ingresso col badge alle 6.30 ed è entrato nello spogliatoio per cambiarsi e prendere servizio nel reparto Trh-Afo (Trattamento acqua altoforni). Ma dopo circa 15 minuti, mentre tre colleghi lo attendevano fuori per andare assieme sugli impianti, il 38enne è stato colto da malore ed è morto.L'articolo Ex Ilva, la Spoon River dei “morti di lavoro”: dal 2003 25 vittime in incidenti nello stabilimento di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.