Mercati in rosso, tutto dipende dalla durata della guerra in Iran

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AGI - La nuova escalation in Medio Oriente - con l'attacco all'Iran da parte degli Usa e di Israele e la risposta del regime degli Ayatollah con missili diretti su alcuni Paesi del Golfo - trascina in rosso i listini europei, con perdite superiori al 2%, ma al momento non arrivano segnali di panico per il timore di una guerra di lunga durata. La volatilità nel breve periodo era attesa. È proprio il fattore tempo una delle variabili che verrà tenuta maggiormente in considerazione da parte degli analisti. I mercati si stanno tutelando dai possibili rischi, con investimenti su beni rifugio come oro, franco svizzero, dollaro e titoli governativi, considerati porti sicuri per gli investitori. Un elemento critico rimane quello della tenuta degli spread di credito. "L'attacco militare di per sé non è una sorpresa per il mercato. La durata del conflitto è la principale variabile in gioco, il prezzo del petrolio chiaramente il barometro della situazione", analizza Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco. L'impatto del conflitto, prosegue, "su inflazione attesa, proiezioni sui tassi d'interesse e mercato valutario tramite sono le variabili fondamentali in gioco". Tuttavia, il rialzo nei costi energetici e di trasporto, conclude l'analista, "dovrà permanere nel medio periodo per impattare in maniera significativa il contesto macro. In Europa il rischio legato alla volatilità nel prezzo del gas è maggiormente sensibile".Secondo Jochen Stanzl di CMC Markets: "Stiamo assistendo a un mercato ordinato, i prezzi sono in calo, ma non c'è alcun segno di panico. Gli investitori sembrano contare su un conflitto di durata limitata". Resta il fatto che gli scontri militari degli ultimi giorni hanno "scosso la fiducia degli investitori di tutto il mondo", commenta Patrick Munnelly, analista di Tickmill. Gli investitori sono particolarmente preoccupati per le "perturbazioni delle catene di approvvigionamento", con "il rischio di un aumento dell'inflazione", spiega Kat Hudson, direttrice delle strategie di investimento presso Hargreaves Lansdown.Deterrenza e dimensione geografica del conflittoPer Thomas Mucha, Geopolitical Strategist di Wellington Management, dal punto di vista degli investitori, "la differenza chiave è il passaggio dalla deterrenza al warfighting diretto tra Stati Uniti e Iran. Questo comporta due implicazioni principali. Primo, cambiano gli incentivi di Teheran. Secondo, si è ampliata la dimensione geografica del conflitto".Petrolio, gas e rendimenti dei TreasuryMentre per Martin Van Vliet, Fixed Income Strategist di Robeco, "i prezzi del petrolio e del gas hanno registrato un forte aumento, mentre i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni sono diminuiti nei giorni precedenti la crisi. Il calo dei rendimenti dei Treasury riflette l'avversione al rischio, con gli investitori che si orientano verso titoli di Stato a scadenza intermedia".