È piazza Khamenei. A Roma davanti all'ambasciata degli Stati Uniti, nella serata di oggi 3 marzo si è tenuta una manifestazione dell'Unione sindacati di base (Usb) contro "l'aggressione unilaterale di Usa e Israele all'Iran". A partecipare all'iniziativa anche le altre solite realtà di sinistra radicale, come Cambiare Rotta, Potere al popolo e Osa. L'età è polarizzata: a sostenere la causa giovani ragazzi e ex anziani sessantottini. Non si contano più di cento persone. Ufficialmente il sit-in è stato convocato in solidarietà con il popolo iraniano aggredito, ma nel corso della dimostrazione diversi manifestanti hanno espresso solidarietà a quella che ormai fu la guida suprema Alì Khamenei. Ed è subito paradosso: il sostegno va alla stessa figura che nel corso degli ultimi mesi ha massacrato una popolazione in rivolta. Spunta anche una bandiera di Hezbollah, l'organizzazione paramilitare islamista libanese che attacca Israele da nord. A sventolarla un signore anziano: "Non sono terroristi, loro sono persone per bene e bravi politici. Tant'è che sono stati anche nel governo del Libano", ci dice. Un suo "compagno" a un certo punto inizia a sventolare un'altra bandiera: quella rossa, sempre di Hezbollah, che l'organizzazione issa quando è attaccata e decide di rispondere con le armi. Al collo questa frangia di manifestanti ha un'immagine della defunta guida suprema. Sopra c'è una scritta persiana. "Non conosciamo il persiano quindi non sappiamo cosa ci sia scritto". Chiediamo cosa pensano sulla sua persona, e alla domanda il manifestante si altera, si avvicina e inizia ad inveire: "Hanno ucciso una figura che è considerata importante come il Papa. Ma a differenza del Papa non era un mafioso. Lo comprendi?". Il clima è teso, tanto che anche chi scrive è stato fotografato e filmato: "Tu filmi noi, noi filmiamo te. Poi questi video li tengo in archivio, per ricordarci il tuo viso". Il resto della manifestazione si è svolto pacificamente, con i soliti interventi. Ad accompagnare alcuni cittadini, presumibilmente, iraniani anche i loro figli, con in mano un santino molto grande sempre di Khamenei. Tra le mani un altro cartello, dove la recente crisi internazionale viene mischiata allo scandalo degli Epstein files. Sopra la recita di una preghiera. Nel mentre, Usb e le altre sigle hanno inveito contro il governo Meloni "servo di Trump", hanno inserito dentro alla manifestazione la cattura di Nicolas Maduro in Venezuela a inizio gennaio e, dulcis in fundo, hanno invitato a votare "No" al prossimo referendum sulla riforma della giustizia. Le manifestazione si è svolta comunque pacificamente ed è finita intorno alle otto di sera. Oltre che nella capitale, anche a Milano si è svolta una dimostrazione, sempre organizzata da Usb. E il sit-in era in contemporanea con un'altra manifestazione, quella della gioia e della festa della comunità iraniana a Roma, a Piazza Santi Apostoli, organizzata dall'Assozciazione Setteottobre e Donna vita e libertà. A partecipare anche diversi partiti italiani, tra cui tutto il centrodestra e Italia Viva e Azione. Quelle di oggi, insieme a un sit-in di Amnesty di stamattina davanti a palazzo Montecitorio dove hanno partecipato i partiti dell'opposizione, sono le prime iniziative dopo gli attacchi di Usa e Israele e la morte di Khamenei. Poco è bastato per far nascere profonde differenze tra i sostenitori di un vero regime-change in Iran e chi invece si ritrova a manifestare sempre contro. La giornata