Portarsi avanti, magari accelerando in quanto il lavacro rappresentato dal referendum contro gli odiati giudici – che all’inizio dell’operazione “Silvio lo vuole” sembrava a colpo sicuro – potrebbe rivelarsi una pozza avvelenata per il governo. Nonostante (o proprio per questo) le assicurazioni del batrace in doppiopetto, impegnato in un dire e disdire quotidiano che il gergo calcistico definirebbe autogol permanente in zona Nordio. Incubo altrettanto costante per la scalatrice di Palazzo Chigi e ormai preda di una dipendenza tossica da poltrona del potere che le ha azzerato ogni ricordo del percorso compiuto; di quello che diceva sull’intoccabilità del voto di preferenza quando rosolava alla fiamma, come del suo incrollabile sovranismo, svenduto per una battuta sul fisco quale “pizzo di Stato”. Gag molto apprezzata dagli evasori insieme ai condoni, meno dai poveracci; ma tanto gli sfigati non votano.In questa crisi di nervi della posseduta con voce baritonale, dopo la rimembranza di un calpestatore seriale di regole quale il cumenda brianzolo che si comprò la Destra e a Giorgia insegnò l’uso delle calzature con rialzo per celare l’effetto nanismo, diventava indispensabile aggrapparsi agli insegnamenti dei suoi modelli vecchi e nuovi: il Marchese del Grillo e Donald Trump. Ossia la tracotanza “dell’io sono io e voi non siete”, aggiornata al dopo globalizzazione del “viviamo in un mondo governato dalla forza, dalla coercizione, dal potere”. Dunque, il via libera alla prepotenza. Iniziando con il rimaneggiamento della legge elettorale per sbarrare la strada all’alternanza a mezzo regole capestro. Ma il combinato tra messa in un angolo del potere giudiziario e varo di una legge truffa potenziata, non sembrerebbe sufficiente a placare la furia della solita puffetta mannara.Altre randellate sembrano aleggiare nel cielo della politica italiana. Magari la prima a farne le spese sarebbe l’ospite in casa d’altri. Ovvero la segretaria Pd Elly Schlein che, in quanto extracomunitaria (come evidenziato dal gergo incomprensibile con cui si esprime), potrebbe essere tranquillamente deportata in uno dei due centri smistamento migranti che l’Italia ha costituito in Albania; previsti per tremila reclusi e a tutt’oggi pressoché abbandonati. Semmai, stando la ricca collezione di passaporti della suddetta presunta leader della minoranza, la sua permanenza nella location adriatica rischia una lunga durata, stante la difficoltà di individuare il Paese d’origine in cui rispedirla. Pare che il ministro degli Interni Matteo Piantedosi sia stato messo in preallarme per dirimere tale faccenda di lana caprina.Ma lo stesso simpaticone del Viminale, oggetto di costanti quanto irridenti furti (come riportato da il Fatto di sabato scorso), insieme al capo della polizia Vittorio Pisani, sarebbe perfetto per un’utile provocazione di risposta, con conseguente giro di vite sull’opposizione. Infatti in piazza Grazioli, dove hanno la propria residenza privata le due altissime cariche dello Stato, stanno ripetendosi i furti con scasso di una banda del buco travestita da operai ACEA; che le forze dell’ordine e la selva di telecamere non riescono a smascherare. Una beffa sotto gli occhi dei massimi preposti alla tutela dell’ordine pubblico che ha già compiuto la rapina di un paio di scarpe e una bottiglia di vino.Tutto lascerebbe pensare all’opera di una nuova Brigata Rosé, la cui leadership potrebbe essere attribuita a una colonna di estremisti moderati tipo Carlo Calenda o Matteo Renzi. Anche se i sospetti parrebbero convergere su Piero Fassino, per via della scia olfattiva tipo Opium rilevata sul luogo del delitto dal commissario Rex; il cane poliziotto fatto pervenire sul posto dagli amici suprematisti della Security di Vienna.Ma la messa in riga dimostrativa dell’opposizione (seppure silente) potrebbe andare avanti, saziando la voglia di vendetta di Meloni che risale già alla sua tenera età. E l’esempio dell’ICE stelle-e-strisce, le squadracce di delinquenti che terrorizzano e ammazzano gli americani che protestano contro il nuovo corso trumpiano, è illuminante: ossia l’indicibile progetto di arruolare pretoriani preposti al compito di sgombrare lo spazio pubblico dai disturbatori che osano contrastare dialetticamente i diktat della premier. Magari un Giuseppe Conte che insidia Meloni nel ranking dell’apprezzamento pubblico. Qualcuno dello staff di governo ha fatto il nome dell’americanista ex poliziotto Carmelo Cinturinno, che dopo aver fatto fuori l’inerme Abderrahim Mansouri si è emendato con una lettera di scuse. Operazione che il sagace senatore Fazzolari (“l’uomo più intelligente che conosco” dice lei, figurarsi gli altri) pare abbia pregiato in quanto ricorrenza centenaria della bastonatura di una testa calda: Piero Gobetti. Con esiti che dovrebbero far riflettere. Ma che potrebbero garantire alla premier il bacio della nuca anche da parte dell’adorato Donald Trump; di cui è sempre pronta ad accreditare la fama di incrollabile pacifista.Più MAGA dei MAGA.L'articolo Se la tracotanza del Marchese del Grillo-Trump contagia anche Meloni proviene da Il Fatto Quotidiano.