AGI - La Tunisia e l'Italia hanno compiuto un ulteriore passo avanti nella gestione congiunta dei flussi migratori con la firma di un accordo quadro quinquennale volto a strutturare la migrazione lavorativa e ad allineare meglio le esigenze delle imprese italiane con l'offerta di lavoro tunisina. L'iniziativa, conclusa a Tunisi tra l'agenzia italiana per l'impiego Umana, l'Agenzia nazionale tunisina per l'occupazione e il lavoro autonomo (ANETI) e l'Agenzia tunisina per la formazione professionale (ATFP), segna un passaggio verso meccanismi più flessibili e mirati.Un accordo basato sulla domanda delle imprese italianeA differenza dei tradizionali sistemi basati sulle quote, questo accordo opera secondo un modello guidato dalla domanda. Le imprese italiane esprimono le proprie esigenze di reclutamento, che vengono poi inoltrate ed elaborate dalle agenzie partner in Tunisia. Le candidature vengono esaminate localmente, mentre i colloqui sono condotti direttamente dai datori di lavoro italiani. Questo modello mira a ridurre il divario di competenze tra le competenze disponibili e le aspettative del mercato del lavoro, accelerando al contempo i processi di reclutamento.La formazione come leva per l'incontro tra domanda e offertaAl centro del sistema c'è la formazione, concepita come leva per l'incontro tra domanda e offerta. L'ATFP è responsabile della preparazione dei candidati attraverso programmi tecnici mirati, che includono l'apprendimento della lingua italiana e moduli sulla salute e sicurezza sul lavoro. L'obiettivo è formare professionisti immediatamente operativi, in grado di integrarsi rapidamente nei settori di riferimento.Accelerazione delle procedure amministrativeParallelamente, le autorità di entrambi i Paesi hanno concordato un meccanismo per snellire le procedure amministrative una volta selezionati i candidati. L'ANETI svolge un ruolo di supervisione, in particolare per garantire il rispetto delle condizioni contrattuali, dei livelli salariali e delle norme di tutela dei lavoratori.Settori prioritari e flessibilitàNella sua fase iniziale, l'accordo si concentra sui settori caratterizzati da un'elevata domanda di lavoro, in particolare l'agricoltura e l'industria agroalimentare, ma è concepito per adattarsi alle esigenze in continua evoluzione del settore produttivo italiano. Questa flessibilità è un elemento chiave del meccanismo, che mira a essere una soluzione a lungo termine piuttosto che a rispondere semplicemente a esigenze a breve termine.Un quadro politico per la cooperazioneOltre alla sua dimensione operativa, l'accordo si inserisce in un più ampio quadro politico di cooperazione tra Roma e Tunisi sulle questioni migratorie. Per la Tunisia, che si trova ad affrontare una crescente pressione sull'occupazione giovanile, l'obiettivo è quello di creare concrete opportunità di mobilità legale. Per l'Italia, la sfida è quella di affrontare la carenza di manodopera in alcuni settori, gestendo al contempo i flussi migratori.Un partenariato speciale per la mobilità"L'obiettivo è rafforzare i meccanismi di collegamento tra imprese e lavoratori, migliorando così la qualità dell'integrazione professionale", ha sottolineato l'Ambasciatore italiano a Tunisi, Alessandro Prunas, riferendosi al partenariato speciale tra i due Paesi nel campo della mobilità.Complementarietà con i meccanismi esistentiQuesto meccanismo integra gli strumenti esistenti, in particolare i programmi relativi ai flussi migratori stagionali e gli accordi bilaterali in materia di lavoro. Si inserisce inoltre in un approccio più ampio volto a collegare migrazione, formazione e sviluppo economico, in un contesto in cui le tematiche della mobilità sono sempre più integrate nelle politiche di cooperazione.