Flotilla, eccallà: la procura di Roma indaga Israele per tortura

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Vi ricordate la Global Sumud Flotilla? Bene. I fatti sono noti: dopo il viaggetto in mare degli attivisti Pro Pal, ampiamente avvertiti da Israele che non sarebbe stato permesso loro di entrare in acque palestinesi forzando il blocco navale, le imbarcazioni sono state prese d’assalto, portate nei porti israeliani e infine sequestrate. Gli attivisti, dopo qualche giorno in cella e le operazioni di rito, sono stati rispediti nei loro rispettivi Paesi.Beh, a seguito degli esposti presentati da 36 attivisti italiani che avevano preso parte alla Global Sumud Flotilla dello scorso ottobre, la Procura di Roma ha aperto una indagine e contesta anche il reato di tortura. Nel fascicolo il pm Stefano Opilio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, procedono contro ignoti e già avevano ipotizzato i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio.Gli “ignoti” sono con ogni probabilità soldati e funzionari israeliani. Per questo, stando a quanto trapela dagli inquirenti, dopo aver sentito alcuni degli esponenti della Global Sumud, la Procura sarebbe pronta a inoltrare una richiesta di rogatoria ad Israele. Sempre che poi Tel Aviv risponda.Intanto in questi giorni una seconda Flotilla è un partenza da Barcellona. Sono circa 100 imbarcazioni e un migliaio di attivisti da tutte le parti del mondo ad essere pronti a fare rotta verso Gaza nella speranza, vana, di consegnare “aiuti umanitari” alla popolazione. La coalizione comprende: Global Sumud Movement, Freedom Flotilla Coalition, Thousand Madleens to Gaza, Sumud Maghreb, Sumud Nusantara, affiancate dalle navi di Greenpeace e Open Arms. All’Adnkronos, la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha spiegato: “Gli obiettivi della nuova missione sono gli stessi della precedente perché purtroppo la situazione a Gaza non è cambiata – ha spiegato  – Malgrado alcune narrazioni, a Gaza c’è ancora una situazione drammatica e i valichi continuano ad essere quasi tutti chiusi. Entrano quindi pochissimi aiuti, ma gli stessi operatori umanitari fanno molta fatica ad entrare. Le cronache ci restituiscono il quadro della situazione: sono state mandate via diverse organizzazioni, persino Caritas ed Oxfam. Il motivo quindi della nostra missione è portare aiuti e professionisti, come medici, infermieri, educatori, eco-builders, ovvero persone che vogliono arrivare per fermarsi. Il nostro scopo non è solo aprire un corridoio umanitario e provare a rompere il blocco navale illegale, navighiamo anche per accendere i riflettori su ciò che succede in Palestina, così come in Libano, in Iran e a Cuba. Navighiamo per dire no a questi venti di guerra, alla corsa al riarmo”.L'articolo Flotilla, eccallà: la procura di Roma indaga Israele per tortura proviene da Nicolaporro.it.