di Giuseppe Gagliano – L’Unione Europea cambia linea sulla Siria e riapre il dialogo con Damasco, segnando la fine di anni di isolamento e sanzioni rigide. Non è una svolta ideologica, ma una scelta dettata da interessi concreti: dalla gestione dei flussi migratori alla sicurezza, fino all’energia e alla ricostruzione. Per Bruxelles la Siria non è più soltanto un problema, ma torna a essere una risorsa strategica nel Levante.Il rilancio dei rapporti passa attraverso la ripresa dell’accordo di cooperazione del 1978 e l’avvio di un dialogo politico con le autorità di transizione. L’Europa mantiene formalmente le sanzioni, ma ne cambia l’uso, trasformandole da strumento punitivo a leva negoziale. È un approccio pragmatico che riconosce una realtà ormai evidente: Damasco è tornata un attore centrale e non può più essere ignorata.Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, la nuova leadership guidata da Ahmed al-Sharaa punta a ottenere legittimazione internazionale. Bruxelles, pur continuando a richiamare condizioni e riforme, si muove già verso una normalizzazione dei rapporti politici ed economici. La Siria non viene più trattata come un’entità isolata, ma come un interlocutore con cui costruire relazioni strutturate.Sul piano economico, l’interesse europeo è diretto. La ricostruzione del Paese apre opportunità in settori come infrastrutture, energia, trasporti e digitale. L’obiettivo è entrare in un mercato ancora fragile ma potenzialmente vasto, evitando di lasciarlo esclusivamente a potenze regionali e globali. Chi partecipa alla ricostruzione potrà influenzare le future traiettorie economiche e politiche della Siria.Tra le priorità europee resta centrale la questione dei rifugiati. Con oltre un milione di siriani presenti nell’Unione, il ritorno nei territori d’origine è un tema sensibile. Bruxelles parla di rientri volontari e sicuri, ma dietro la formula emerge l’esigenza politica di ridurre la pressione migratoria interna e ristabilire un equilibrio sociale nei Paesi membri.La Siria riacquista inoltre un ruolo chiave sul piano energetico e logistico. Bruxelles la considera un possibile snodo nei nuovi corridoi tra Medio Oriente ed Europa, soprattutto in un contesto segnato da instabilità regionale e vulnerabilità delle rotte marittime. I primi segnali arrivano dai progetti infrastrutturali e dagli accordi regionali che puntano a rafforzare collegamenti terrestri e flussi energetici alternativi.Anche la sicurezza rappresenta un pilastro del riavvicinamento. L’Unione Europea valuta il sostegno alla ricostruzione delle istituzioni siriane, inclusi apparati di polizia e cooperazione contro terrorismo e traffici illeciti. L’integrazione delle aree curde nel sistema statale e il ritiro delle forze statunitensi indicano un nuovo equilibrio interno, in cui gli attori locali tornano protagonisti e lo spazio geopolitico si riapre.Il riavvicinamento europeo riflette una constatazione pragmatica: la Siria non è scomparsa nonostante guerra e isolamento. Oggi torna a pesare negli equilibri regionali e globali. Per Bruxelles, riaprire a Damasco significa adattarsi a un nuovo scenario, in cui il Paese può tornare a essere un nodo centrale tra Mediterraneo, Medio Oriente e Golfo.