di Paolo Menchi – Il panorama politico peruviano torna a essere segnato da polemiche e accuse dopo le elezioni generali del 12 aprile scorso. Protagonista ancora una volta è Keiko Fujimori, leader di Fuerza Popular, che accede per la quarta volta consecutiva al secondo turno presidenziale. La sua presenza nel ballottaggio, fissato per il 7 giugno, non è mai stata in discussione: con circa il 17% dei voti, mantiene una posizione solida. Tuttavia, il contesto elettorale è tutt’altro che stabile.Le attuali tensioni richiamano quanto accaduto nel 2021, quando Fujimori chiese l’annullamento di circa 200.000 voti provenienti da regioni rurali andine e amazzoniche, nel tentativo di ribaltare la vittoria di Pedro Castillo. All’epoca, le autorità elettorali respinsero la richiesta per mancanza di prove, ma l’episodio lasciò un segno profondo nel dibattito democratico del Paese.Cinque anni dopo, il clima di sospetto si ripete. Il presidente del Jurado Nacional de Elecciones (JNE), Roberto Burneo, ha ammesso la presenza di “gravi irregolarità” nell’organizzazione del voto. In particolare, ritardi nella consegna del materiale elettorale a Lima, città che concentra un terzo della popolazione , hanno causato disagi significatii.Per garantire il diritto al voto, le autorità hanno esteso l’orario delle votazioni e, in alcuni casi, prolungato di un giorno il processo elettorale in diversi seggi della capitale. Episodi come la presunta scoperta di schede elettorali abbandonate hanno ulteriormente alimentato le preoccupazioni. Se Fujimori è certa del passaggio al ballottaggio, resta incerto il nome del suo sfidante. A contendersi il secondo posto sono Roberto Sánchez, candidato della sinistra, e Rafael López Aliaga, esponente ultraconservatore. I due sono separati da poche migliaia di voti, con uno scarto che oscilla quotidianamente.La lentezza dello scrutinio è dovuta anche all’alto numero di verbali contestati: oltre 15.000, di cui circa 5.000 relativi alla corsa presidenziale. Secondo le autorità, i risultati definitivi potrebbero arrivare solo a metà maggio.Rafael López Aliaga ha denunciato una presunta “frode elettorale”, pur senza presentare prove concrete. Il suo partito ha chiesto l’annullamento dei risultati in numerosi seggi della regione di Cajamarca, dove il rivale Sánchez ha ottenuto un forte consenso.Le dichiarazioni del candidato hanno suscitato forti critiche, soprattutto per i toni ritenuti discriminatori nei confronti delle popolazioni rurali. Organizzazioni per i diritti umani denunciano che tali affermazioni riflettono una lunga storia di esclusione delle comunità indigene e andine.Il voto rurale, conteggiato più lentamente a causa delle difficoltà logistiche, potrebbe risultare decisivo. Allo stesso tempo, il voto degli elettori all’estero, tradizionalmente più orientato a destra, potrebbe influenzare l’esito finale.In questo scenario, il Perù si trova nuovamente di fronte a un clima di forte polarizzazione politica e incertezza istituzionale. La definizione dei candidati per il secondo turno non sarà solo una questione numerica, ma anche un banco di prova per la tenuta democratica del Paese.