Per quale motivo dei colossi dell’informazione, testate e trasmissioni che raccolgono fra tv e social, milioni di seguaci, dovrebbero prendersela con delle piccole realtà editoriali? Sta accadendo in due distinte circostanze, iniziate più o meno nello stesso momento. Partiamo dal caso più noto, perché è stato, per l’appunto, portato fino in tv. Da un paio di anni, è salita all’attenzione del popolo dei social una pagina di chiaro stampo liberale, con precise e dichiarate idee di centrodestra: Esperia. Non parliamo di un caso editoriale del web, capiamoci, perché al momento Esperia conta 170mila followers su Facebook, 150mila su Instagram, 70mila su tik tok e 10mila su Youtube, che sono le piattaforme social che più si prestano alla diffusione di contenuti video.Insomma, per capirci, non stiamo parlando di un oscuro gigante, dai numeri poderosi, nato dall’oggi al domani: una piccola realtà editoriale, fatta da giovani, che si sta costruendo quotidianamente un suo seguito, senza peraltro voler apparire in alcun modo ciò che non è. Nulla di anomalo o sospetto, in sostanza. Eppure accade che il giornalista più in auge del momento in Italia, Sigfrido Ranucci, si interessi molto, dedicando a Esperia inchieste a puntate nel programma di riferimento di una certa cultura d’inchiesta, cui capita di debordare nel giustizialismo, Report. Il programma di Ranucci lancia velate accuse di finanziamenti occulti, di oscura provenienza, per mettere in atto, in sostanza, una linea editoriale filo governativa. Opportuno precisare che, nonostante più volte Report si sia occupata del caso, al punto che ospite di un noto podcast, il Pulpodcast di Fedez, Ranucci abbia citato proprio Esperia, in un discorso sulle contaminazioni occulte dell’informazione.Ora, appare quantomeno singolare che una trasmissione come Report e un giornalista come Ranucci, paladini peraltro di un alto concetto di libertà e diritti, si occupino così intensamente di una semplice pagina del web che, lasciatemelo dire, non fa neanche un lavoro così censurabile o scandaloso, anzi. Pur non condividendone le idee, va riconosciuto che il loro modo di proporre contenuti sia comunque studiato, basato su documenti e non su opinioni preconcette. Di parte, certo, ma chi non lo è? Francamente vedo ben altra spazzatura galleggiare nel mare magno dei social, di cui però mi pare nessuno abbia interesse a condannare. Ed è qui che il problema stride: come può Ranucci, Report, fare un’operazione di questo tipo, che puzza tanto di sfoggio di potere contro i più deboli, solo perché magari in passato Esperia ha contestato alcuni servizi della trasmissione di Rai Tre? Se Nicola Porro, che gentilmente ospita i miei deliri, dovesse mandare un giornalista di Quarta Repubblica a fare le pulci a qualcuno che lo abbia criticato, si urlerebbe subito al regime, alla stampa asservita al potere. Perché, invece, con Ranucci tutto ciò passa sotto silenzio?Ma dicevamo che non c’è solo un caso, non c’è solo la vicenda Report–Esperia. C’è un’altra circostanza, ancora più eclatante per disparità di forze in campo, nata più o meno nello stesso periodo. C’è una pagina social, che ha un seguito di circa 25mila followers, che ha un chiaro intento satirico e obiettivi ben definiti: i maitre a penser della sinistra, cioè quei giornalisti palesemente schierati, cui viene contestato che facciano moralismo, tendano a dare vuote lezioni di vita, troppo spesso cadendo nella retorica. Dal loro primo obiettivo, Lorenzo Tosa, che ha dato nome alla pagina, che si chiama appunto Vanytosa, indicando già nel nome cosa si contesti, ci si è allargati ad altre figure, che ricalcano più o meno lo stesso mood. E da lì, si è arrivati ad una testata giornalistica, per cui peraltro scrive uno degli idoli di Vanytosa, che viene considerata la perfetta rappresentazione di ciò su cui la pagina fa satira: Fanpage.Ma cosa fanno di tanto grave i ragazzi, perchè tali sono, di Vanytosa? Nulla, semplicemente li prendono in giro, in maniera anche molto pungente, ma nella stessa misura in cui decine di altre pagine fanno nei confronti di giornalisti se non addirittura esponenti politici schierati dall’altra parte. Eppure sta cosa non è andata giù, al punto che Fanpage ha reagito e ha prima provato a segnalare i contenuti perchè ritenuti offensivi, ma visto che l’algoritmo di Facebook, evidentemente meno stupido di quello che si crede, non ha riscontrato offese, sono passati a segnalazioni per violazione del diritto d’autore: in pratica dato che la pagina ripostava screenshot dei titoli degli articoli, per appunto prendere in giro la testata, il logo riprodotto veniva considerato con un diritto d’autore violato. E tutto questo si evince dal fatto che Facebook ha iniziato a cancellare i contenuti segnalati, indicando agli amministratori della pagina da chi provenisse la segnalazione, fornendo una casella mail, il cui dominio era Ciaopeople, che altro non è che l’editore di Fanpage.Il risultato è che alla fine Meta ha censurato e chiuso la pagina, che è subito rinata, denunciando l’accaduto e raccogliendo in poche ore 5mila followers. Ora, anche qui come con Report, ma perchè un colosso da milioni di followers come FanPage, deve sbattersi così tanto per far chiudere una pagina da meno di 25mila utenti? Perchè si ripropone questo Davide contro Golia? E che fine fanno la libertà di stampa, di espressione, l’articolo 21 della Costituzione più bella del mondo, il diritto di satira che quando riguarda chi non ci piace è sacro e qui se ne va invece in malora? Con quale credibilità, Report e FanPage, dopo questo, possono rivendicare il loro sacrosanto diritto di contestare e attaccare il potere o peggio ancora denunciare eventuali casi di censura? Ma davvero ne valeva la pena? Per quattro battute o per delle critiche, per quanto feroci possano essere state?Guglielmo Mastroianni, 19 aprile 2026L'articolo Ipocrisia Report, tifa libertà di stampa ma invoca la censura proviene da Nicolaporro.it.