Fortunato l’uomo perché gli è negato di conoscere il suo futuro. Se gli venisse svelato, non sopravvivrebbe alla consapevolezza dei dolori che lo attendono.Almeno una certezza, tuttavia, l’essere umano ce l’ha: quel futuro ignoto arriverà, perché il tempo continua a scorrere senza mai fermarsi, inesorabile e incurante delle vicende umane.Il pensiero del futuro, tuttavia, non basta a far desistere alcune persone dal compiere le azioni più nefaste, senza avere alcuna considerazione del benessere non solo delle generazioni presenti, ma anche di quelle che verranno.Così, i potenti della Terra iniziano guerre dissennate e trattano la Natura come se fosse una discarica comunale.Alla lunga, però, qualcuno pagherà per il comportamento sconsiderato di chi dovrebbe rappresentare la volontà delle Nazioni.Lo sa bene Thomas Metcalfe, che vive nel 2119 ed è uno studioso della letteratura risalente al periodo tra il 1990 e il 2030.Il suo mondo è stato quasi interamente sommerso dalle acque dopo che il Grande Disastro e l’inondazione che ne è seguita hanno devastato la Terra; tuttavia, Thomas sembra affascinato dalla generazione vissuta un secolo prima di lui, anche se è quella che ha condotto il pianeta sull’orlo del baratro. Ad interessarlo, in particolare, è un mistero legato alla figura dell’insigne poeta Francis Blundy.Si sa con certezza che Blundy, per i 54 anni della moglie, le abbia regalato il poema “Corona per Vivien”, che secondo i suoi contemporanei si sarebbe trattato della sua opera migliore; tuttavia, nessuno la conosce, perché se ne sono perse completamente le tracce.Thomas è convinto che l’unica copia di quel componimento esista ancora, anche se non ha idea di dove sia. Ritrovare il poema, per lui, è diventata un’ossessione, al punto da mettere il pericolo il rapporto con Rose, la moglie.La donna, tuttavia, capisce che l’unico modo per far guarire l’uomo che ama dal tarlo che gli lavora nella mente è assecondarlo. Così, gli consiglia di continuare la ricerca del poema, anche se, in un mondo come quello in cui vivono, può essere pericoloso.Forse troppo pericoloso.“Quello che possiamo sapere” è un romanzo di Ian McEwan, autore inglese inserito nel 2008 dal Times nella lista dei “50 più grandi scrittori britannici dal 1945”.Leggere l’opera oggi, con tutto quello che sta succedendo nel mondo, significa chiedersi se il libro sia veramente un romanzo distopico o se piuttosto rappresenti la visione di un uomo dotato di un’intelligenza così vivida e acuta che gli fa prevedere i disastri a cui l’umanità va incontro, se qualcosa non cambia.La verità è che McEwan dimostra di avere uno sguardo talmente consapevole rispetto alla pericolosità della realtà in cui viviamo da far venire i brividi, e proprio per questo il suo romanzo è una lettura assolutamente necessaria.Il grande tema dell’opera, tuttavia, non è solo il declino e il conseguente rischio di estinzione dell’umanità.Su un altro livello, lo scrittore mette in luce le conseguenze nefaste del vivere esclusivamente nel passato, rinunciando a godersi la bellezza della vita per pensare a qualcosa, o a qualcuno, che non esiste più.McEwan, dunque, con “Quello che possiamo sapere” riesce a toccare le corde più profonde del lettore e a scuoterlo, compito ancora più arduo dal momento che i personaggi che mette in scena sono quasi tutti vigliacchi e immorali, e di certo non suscitano alcuna empatia.Lo scrittore inglese, dunque, ancora una volta ha regalato al pubblico un capolavoro, destinato a disturbare, ma anche a scuotere le coscienze.L’unico augurio possibile è che la storia che racconta rimanga solo sulla carta.Federica Focà