Meloni torni a fare la Meloni: ritrovare il suo gioco per tornare a vincere

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È ormai trascorso quasi un mese dal referendum sulla separazione delle carriere che, come noto, ha avuto un esito molto negativo per il governo. Infatti, il dato più rilevante è subito apparso quello dell’alta affluenza (28.640.223 pari al 55,69 per cento degli aventi diritto) e dell’elevato numero in valore assoluto dei voti contrari (15.085.410 “No” contro13.250.709 “Sì”). Elementi che da subito hanno impresso un significato politico al voto.D’altronde, era inevitabile fosse così e lo avevamo scritto in diverse occasioni su queste pagine dell’inevitabile profilo politico che avrebbe assunto una consultazione referendaria su una riforma istituzionale di così rilevante importanza.E certamente è agevole a posteriori evidenziare gli errori, comunicativi e politici, della maggioranza nella gestione della campagna referendaria. Quando si perde malamente c’è sempre qualche errore. E certamente non sono mancati in questa specifica campagna, a partire dai grossolani scivoloni di qualche importante esponente che ha consentito alla parte avversa di segnare qualche gol a porta vuota.La metafora calcisticaE la metafora calcistica può tornare utile anche a spiegare la fase successiva al voto e il rischio che sta correndo la leadership della Meloni e il governo.Sembra, infatti, di assistere ad un match di calcio in cui una squadra, il governo, ha il pieno controllo la partita. Per buona parte della gara, gli avversari non toccano palla e i nostri vanno avanti di due gol. La partita sembra finita e si inizia a gustare il sapore della vittoria quando improvvisamente, per un eccesso di confidenza, un giocatore perde la palla e gli avversari ne approfittano per andare al contrattacco e riescono a finalizzare con un favoloso gol.A quel punto, è evidente che gli avversari ritrovano forza e determinazione perché appare possibile ribaltare un risultato che fino a poco prima sembrava già acquisito. Mentre la squadra in vantaggio può subire il colpo psicologico del gol subito e andare in bambola o reagire scompostamente.Così magari l’allenatore frettolosamente cambia quei giocatori che nel corso della stagione non hanno sempre dato ottimi risultati, anche se sono sempre stati titolari della formazione, e magari cambia anche quel modulo di gioco che lo sta conducendo alla vittoria finale. Ciò rischia di creare confusione nei giocatori, e anche nei tifosi, e soprattutto insicurezza perché si inizia ad insinuare il pensiero che la vittoria tanto attesa e ritenuta ormai scontata possa davvero svanire.E come molti appassionati di calcio sanno, spesso il campo trasforma in realtà queste paure: sono moltissime le rimonte impossibili che hanno scritto pagine memorabili nella storia di questo sport.Cambio dello schema di giocoSembra ciò che sta accadendo alla maggioranza che ha certamente perso lucidità nelle settimane successive alla sconfitta. Dapprima la vicenda delle “sostituzioni” di Delmastro, Bartolozzi e Santanché che non sembra abbiano veicolato l’idea di una leadership forte.Adesso sembra assistere ad un cambio di schema di gioco. Ciò avviene soprattutto nella fase che quasi unanimemente era stata riconosciuta come quella più brillante di questo governo, e cioè la politica estera, con il tentativo di smarcarsi da Trump, anche enfatizzando mediaticamente momenti di obiettivo scarso significato pratico, come nel caso della mancata concessione della base di Sigonella.Si è citato a sproposito del precedente episodio craxiano, ma qui non vi era nulla di così tragico, trattandosi del mero atterraggio di un volo destinato a proseguire verso il Medioriente.Un episodio minimo a cui si è voluto dare un profilo politico in chiave interna, come è stato giustamente osservato da diversi commentatori.Ma così facendo c’è il serio rischio di perdere la partita delle elezioni politiche perché si diventa politicamente indistinguibili dai propri avversari su alcune questioni paradigmatiche del nostro tempo, come è quello della collocazione geopolitica.Viviamo una fase di conflittualità (non solo di natura militare) per la primazia tecnologica tra Usa e Cina. Ed è in tale contesto globale che si inquadrano le campagne di Venezuela e Iran, tra i principali fornitori di greggio della Cina. Finora il governo Meloni aveva compiuto una precisa scelta, giusta a parere di chi scrive, schierandosi con l’alleato a stelle e strisce e costruendo una speciale relazione politica e personale che ora, invece, sembra gravemente compromessa.Fare ora una scelta “europeista” non emenderà il recente passato agli occhi di chi ha avversato questa vicinanza e, forse, non entusiasmerà molti di coloro che hanno sostenuto e votato questa maggioranza.E sarebbe errato dimenticare che il bacino elettorale di Fratelli d’Italia nelle ultime elezioni politiche è molto più vasto della tradizionale area della destra italiana e sarebbe parimenti errato ritenere che il previsto calo dei consensi di Trump sia un dato strutturale e che la sua figura sia divenuta irrimediabilmente tossica. Non è difficile prevedere che se la campagna iraniana finirà presto e bene, ridisegnando a favore di Stati Uniti e Israele i rapporti di forza nella regione, assisteremo ad un significativo ritorno di fiamma per Trump.La vittoria dopo la sconfittaRitornando alla metafora calcistica, non c’è, infatti, migliore medicina che una schiacciante vittoria. I tifosi milanisti qualche anno fa esibirono uno striscione in cui c’era scritto che dopo Atene c’è Istanbul e cioè che l’ultimo trionfo europeo ha la sua causa nella bruciante sconfitta subita in terra ellenica, una delle più clamorose rimonte della storia del calcio internazionale.La rivincita contro lo stesso avversario di due anni prima fu possibile perché quella squadra non si smarrì, nonostante la clamorosa debacle che avrebbe potuto ucciderne sportivamente lo spirito.Se anche la Meloni vorrà vivere la sua Istanbul (cioè la vittoria alle prossime elezioni politiche) dopo Atene (l’umiliante sconfitta referendaria) dovrà presto ritrovare il suo gioco, cioè i fattori che l’hanno portato al governo e le hanno assicurato una invidiabile stabilità.Tra questi vi è certamente uno speciale legame politico con gli Stati Uniti e con il suo mondo conservatore che ha costruito faticosamente negli anni e che è una risorsa e non un ostacolo.Non è necessario, ovviamente, appoggiare le uscite inappropriate di Trump, soprattutto quando risultano inutilmente offensive di figure care a tutti gli italiani, come quella del Santo Padre, e non è nemmeno necessario partecipare alle operazioni militari propriamente dette, ma non è nemmeno opportuno volere prendere plasticamente le distanze su questioni secondarie, come può essere un generico sostegno logistico o la messa a disposizione di asset per assicurare la navigabilità in sicurezza di acque internazionali, come nel caso di dragamine.Meloni torni a fare la Meloni e certamente si prenderà la sua rivincita che sarà anche la vittoria dei tanti italiani che le hanno dato fiducia e che vogliono continuare a dargliela. E se proprio si deve perdere almeno si giochi secondo le proprie attitudini e schemi.L'articolo Meloni torni a fare la Meloni: ritrovare il suo gioco per tornare a vincere proviene da Nicolaporro.it.