I droni per controllare il nemico e colpirlo. I razzi sparati verso le navi dai soldati. E i barchini kamikaze per attaccare a sorpresa. Nella sfida per il controllo dello Stretto di Hormuz l’Iran è in vantaggio rispetto agli Usa. Che sono in difficoltà anche se la loro dotazione di armi è la migliore del mondo. E lo sono perché, non avendo possibilità di competere sul campo, Teheran ha scelto la tecnica della guerra asimmetrica. Ovvero quella in cui la parte più debole evita scontri diretti. Usando strategie non convenzionali—come terrorismo, guerriglia, cyberattacchi, disinformazione—per sfruttare le debolezze della potenza superiore. Per questo, spiegano gli esperti, un ritorno allo status quo ante sullo Stretto di Hormuz è molto improbabile. Quell’ansa geografica rappresenta il loro superpotere.La guerra asimmetrica degli Iran agli UsaIl corridoio d’acqua misura 35 chilometri nel punto più stretto ed è lungo almeno 50. Le navi cargo così come quelle militari, spiega oggi il Corriere della Sera, hanno poco spazio di manovra. Mentre i militari iraniani dispongono di armi poco sofisticate ma letali. E hanno quello spirito di sacrificio totale della rivoluzione sciita. Per la quale la morte in battaglia è un atto di eroismo. Poi ci sono le armi. Come i razzi Strela, che può sparare un soldato con un lanciarazzi a spalla. E quei barchini che gli Usa credevano di aver distrutto nei primi giorni di guerra. Ma invece erano nascosti e oggi sono utilizzati per sparare alle navi civili. Secondo la società di analisi dei rischi marittimi Windward, dal 28 febbraio si sono verificati almeno «68 incidenti», che hanno visto coinvolte 31 navi commerciali e 37 infrastrutture energetiche offshore come piattaforme petrolifere, impianti per il gas e infrastrutture portuali.La partita dello StrettoPrima della guerra almeno 120 grandi navi attraversavano quotidianamente Hormuz. Mentre domenica più di 750 navi commerciali erano bloccate nel Golfo, tra cui circa 350 petroliere o navi metaniere. Le minacce quotidiano rendono il blocco una metafora dell’economia mondiale. Che attende gli sviluppi dei negoziati di pace. Ma forse non sa che proprio dopo questi Hormuz non sarà più lo stesso. E non solo. L’Iran è pronto a «giocare nuove carte sul campo di battaglia» se la guerra riprenderà, ha avvertito lunedì il presidente del Parlamento della Repubblica islamica, Mohammad Bagher Ghalibaf, due giorni prima della fine del cessate il fuoco di due settimane. «Non accettiamo di negoziare sotto minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati a giocare nuove carte sul campo di battaglia», ha scritto su X.Le navi che passanoDa domenica solo quattro navi hanno effettuato la traversata in entrambe le direzioni, secondo la società di monitoraggio marittimo Kpler. La Nova Crest, battente bandiera iraniana e soggetta a sanzioni statunitensi, è salpata lunedì mattina alla volta del Golfo dell’Oman, secondo il sito web Marine Traffic. Lunedì l’Iran ha permesso alla nave metaniera Axon I, soggetta a sanzioni, di entrare nel Golfo Persico, diretta verso gli Emirati Arabi Uniti e quindi non soggetta al blocco statunitense. La metaniera G Summer ha transitato nella direzione opposta domenica, ma a quanto pare non ha fatto scalo in un porto iraniano ed è stata avvistata per l’ultima volta vicino alla capitale dell’Oman, Muscat. La quarta nave ad attraversare il Golfo è stata la petroliera Starway, battente bandiera panamense e di proprietà di una compagnia cinese, secondo Bloomberg.Il ritorno allo status quoAli Vaez, fisico nucleare, oggi direttore del progetto Iran e consigliere senior del presidente del think thank International Crisis Group, spiega a Repubblica che «l’Iran ha dimostrato che il controllo dello Stretto rappresenta un autentico superpotere — qualcosa che la geografia gli ha concesso — e utilizzerà quel controllo come deterrente in futuro. Inoltre, l’Iran considera lo Stretto come una potenziale fonte di entrate per la ricostruzione di cui avrà bisogno».E parla di una possibile soluzione: «Penso a una sorta di consorzio tra Stati che gestisca lo Stretto per un certo periodo di tempo, consentendo a entrambe le sponde di riscuotere pedaggi da far confluire in un fondo per la ripresa regionale. Del resto nessuno è disposto a pagare risarcimenti — né gli iraniani ai Paesi del Golfo né viceversa — eppure qualcuno dovrà farsi carico dell’enorme costo di questo conflitto. Un accordo temporaneo che avvicini entrambe le sponde nel quadro del diritto internazionale, approvato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, potrebbe essere reciprocamente vantaggioso per tutte le parti».Le priorità dell’IranL’Iran al momento «ha due priorità. La prima è una conclusione della guerra che dissuada gli Stati Uniti e Israele dall’attaccare di nuovo. La seconda è evitare di far seguire alla guerra una pace che non gli dia risorse per la ricostruzione». Per fare questo «deve dimostrare che non si fa piegare, che non sarà costretta ad accettare le richieste americane. È per questo motivo che, nella fase che ha preceduto il primo round di negoziati di Islamabad, l’Iran ha avanzato precondizioni che includevano lo sblocco degli asset congelati. Non vuole apparire come chi negozia da una posizione di debolezza, e vuole che Trump comprenda che la pressione — militare o economica che sia — non modifica la posizione iraniana. Al contrario, la irrigidisce».La ricostruzionePoi c’è la ricostruzione che necessità di risorse: «Per Teheran qualsiasi accordo con gli Usa dovrà consentirgli di controllare lo Stretto e di utilizzarlo come meccanismo generatore di entrate, oppure di garantire un alleggerimento delle sanzioni che sia sostanziale e verificabile. In caso contrario, il regime non sarà in grado di ricostruire dopo la guerra e diventerà vulnerabile sul piano interno, agli occhi della propria popolazione. Insomma, oggi l’Iran vuole avvicinarsi al tavolo negoziale da una posizione di forza, per assicurarsi condizioni che garantiscano la propria sopravvivenza e sicurezza».La previsioneInfine, la previsione: «Se non ci sarà il secondo round e scadrà il cessate il fuoco, è del tutto possibile che le parti tornino al conflitto. In questo caso le cose potrebbero andare sempre più fuori controllo, anche perché Stati Uniti e Israele hanno quasi esaurito il proprio ventaglio di obiettivi, e questo significa che in futuro i raid colpirebbero sempre più le infrastrutture, rendendo molto difficile contenere le tensioni».L'articolo Così la guerra asimmetrica dell’Iran svantaggia gli Usa: «Hormuz è il loro superpotere» proviene da Open.