di Guido Keller – Dopo anni segnati da instabilità cronica e una sequenza record di elezioni anticipate, la Bulgaria sembra aver finalmente imboccato una nuova direzione. Il voto parlamentare del 19 aprile consegna una vittoria netta all’alleanza “Bulgaria progressista”, guidata dall’ex presidente Rumen Radev, che ottiene la maggioranza assoluta in Parlamento. Il dato politico più rilevante non è solo il risultato, ma anche la partecipazione: oltre il 50% degli aventi diritto si è recato alle urne, un segnale di rinnovata mobilitazione dopo cinque anni di crisi istituzionale e ben otto consultazioni anticipate.La coalizione di Radev ha superato il 44% dei consensi, traducendosi in 130 seggi su 240. Un margine sufficiente per governare senza alleati, elemento raro nella recente storia politica del Paese. Dietro di lui si collocano forze molto distanziate: i riformisti di “Continuiamo il cambiamento – Bulgaria Democratica” (Pp-Db, 12,62%, 37 seggi), il partito conservatore GERB dell’ex premier Boyko Borisov (13,39%, 39 seggi), il Movimento per i Diritti e le Libertà (Dps-Hoh, 7,2%, 21 seggi) e Rinascita (4,26%, 13 seggi).Tutti restano ben lontani dalla possibilità di incidere nella formazione del governo.Il voto segna una rottura evidente con il passato. Per oltre un decennio, la politica bulgara è stata dominata da equilibri di potere riconducibili a Borisov e Peevski, spesso criticati per presunti legami con pratiche clientelari e opache. Le grandi proteste popolari esplose nei mesi scorsi avevano già messo in discussione quel sistema, portando alla caduta dell’ultimo esecutivo e aprendo la strada a nuove elezioni. Il malcontento, alimentato anche dall’aumento del costo della vita, ha trovato ora uno sbocco elettorale chiaro.Più che su un programma dettagliato, la campagna di Radev si è basata sulla sua figura: ex comandante dell’aeronautica e presidente per due mandati, ha fatto leva su immagine istituzionale e credibilità personale. Al centro del suo messaggio il contrasto alla corruzione diffusa, la riforma della giustizia e una maggiore tutela sociale, temi che hanno trovato terreno fertile in un Paese alle prese con le conseguenze dell’ingresso nell’euro e con una percezione crescente di difficoltà economica tra le fasce più vulnerabili.Il successo di Radev non passa inosservato a Bruxelles. In passato il leader è stato accusato di posizioni ambigue nei confronti della Russia e di scetticismo verso alcune politiche europee, anche se ha sempre respinto queste critiche. In un contesto internazionale già delicato, alcuni osservatori temono che la Bulgaria possa assumere un ruolo più autonomo all’interno dell’Unione Europea.Con una maggioranza solida e un mandato chiaro, Radev si trova ora davanti alla sfida più complessa: trasformare il consenso in risultati concreti. Dopo anni di paralisi politica, i cittadini chiedono stabilità, riforme e miglioramenti tangibili nella vita quotidiana. Il voto ha aperto una nuova fase, ma sarà l’azione di governo a stabilire se si tratta davvero di una svolta duratura.