Prima il Guardian le dedica un ritratto, soffermandosi anche sul concerto techno organizzato a Genova. Poi Bloomberg la etichetta come «anti-Meloni» e, infine, arriva la copertina di Vanity Fair, proprio come accadde a Matteo Renzi nel 2013, quando era sindaco di Firenze e poi vinse le primarie del Pd. Se se lo sia ricordato o meno poco importa (anche se il rimando è fin troppo facile), l’intervista della sindaca di Genova, Silvia Salis, al periodico di moda è comunque destinata a entrare nel dibattito del centrosinistra. Nella lunga conversazione, tuttavia, non compaiono mai parole come «primarie» – respinte fin dal primo giorno – né «leadership». Il focus resta soprattutto sulla città che amministra, più che sugli equilibri nazionali. Eppure alcune frasi pesano: «Quando sei al potere non puoi sempre fare ciò che vuoi – osserva – devi trovare compromessi continui, mediare tra le forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile. E ripenso a quanto mi dicevano in molti: dopo aver fatto il sindaco, sei pronto a tutto».Meloni e RenziNel colloquio con Simone Marchetti, Salis – che si definisce «madre, cattolica, etero» – parla anche di Giorgia Meloni, che definisce «una politica determinata, con posizioni molto distanti dalle mie, ma protagonista di un grande percorso». Per la sindaca di Genova chi raggiunge ruoli apicali deve però «ricordarsi di tutte le altre», perché i diritti e il femminismo «non sono di destra o di sinistra, ma riguardano tutti». Sul presidente Sergio Mattarella parla di «baluardo della rispettabilità della Repubblica», mentre su Matteo Renzi – primo sostenitore di Salis e ritratto in copertina prima di lei – riconosce che durante il suo mandato da presidente del Consiglio ha segnato una fase di «grande cambiamento», pur rilevando che «non è riuscito a cogliere pienamente le risposte provenienti dal Paese». Il salario minimoSpazio anche al tema del salario minimo, su cui Salis non ha dubbi: «I benefici sono evidenti in Paesi come la Spagna. Con l’attuale pressione fiscale e le difficoltà delle nuove generazioni, è una misura necessaria». Pur trattandosi di un tema nazionale, rivendica l’intervento del Comune negli appalti per garantirne l’applicazione. Difende anche l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole di Genova, criticando le polemiche: «Sono cose che andrebbero fatte senza clamore».Trump, Netanyahu e PutinSul piano internazionale, i giudizi sono netti. Donald Trump «sembra una puntata della serie Black Mirror». Su Benjamin Netanyahu, Salis ha affermato di volerlo mettere «insieme al presidente Usa ma a un livello più basso. Perché è anche più cattivo», mentre Vladimir Putin è inserito in «una galleria degli orrori», insieme – aggiunge – anche a Viktor Orbán. La prima cittadina ricorda inoltre la sua partecipazione alle manifestazioni a Genova contro la guerra a Gaza: «Un sindaco deve rappresentare l’identità della propria comunità. Pensare che non possa incidere è un errore. E Genova, in questo senso, è un simbolo».L'articolo Silvia Salis a Vanity Fair: «Una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto». Nel 2013 in copertina c’era Renzi proviene da Open.