AGI - "In un mondo ferito dalla prepotenza" in cui i popoli "hanno fame e sete di giustizia", bisogna "stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune". Papa Leone dalla Guinea Equatoriale, quarta e ultima tappa del suo viaggio apostolico in Africa, sprona ancora una volta le coscienze e rimarca l'urgenza di "un cambio di passo nell'assunzione di responsabilità politica" e "nel rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali" senza i quali "il destino dell'umanità rischia di venire tragicamente compromesso". Leone davanti alle autorità, la società civile e il Corpo diplomatico della Guinea Equatoriale denuncia la logica estrattivistica senza scrupoli, tra le maggiori cause dei conflitti, e lancia un monito a mai invocare il nome di Dio "per giustificare scelte e azioni di morte"."Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione", avverte il Pontefice. A Malabo, isola di Bioko, ex capitale della Guinea Equatoriale, principale centro economico e finanziario del Paese, ad accogliere il Papa è Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, lo stesso presidente che accolse Giovanni Paolo II nel 1982. Obiang, 83 anni, è il leader africano in carica da più tempo e il primo al mondo tra i capi di Stato dei Paesi non monarchici. Al potere ininterrottamente da quando nel 1979 guidò il colpo di Stato che rovesciò suo zio Francisco Macias, Obiang è la figura di spicco di un regime accusato ripetutamente di gravi abusi dei diritti umani. Nonostante la Guinea Equatoriale abbia consistenti giacimenti di petrolio (l'economia è fortemente dipendente dalle esportazioni di greggio), il 70% della popolazione vive in condizioni di povertà. La Chiesa cattolica è maggioritaria, con percentuali superiori all'80%. E l'accoglienza per il Papa è festosa: migliaia per le strade salutano il corteo con bandierine, canti e balli. E la gioia esplode anche nelle altre visite del Pontefice, all'incontro con il mondo della cultura (al Campus Universitario a lui dedicato) e all'Ospedale psichiatrico Jean-Pierre Olie. Nel discorso alle autorità, citando il De civitate Dei di Sant'Agostino, Leone esorta a interrogarsi su quale città servire. Lo spunto è l'imponente progetto della nuova capitale, Ciudad de la Paz (città della Pace), la cui costruzione è stata avviata nel 2008 in un'area quasi interamente occupata dalla foresta vergine equatoriale sul Continente."Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia", è l'invito del Papa che fa suo l'appello del suo predecessore Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: "Oggi dobbiamo dire no a un'economia dell'esclusione e della inequità. Questa economia uccide".E Bergoglio è stato anche ricordato da Prevost sul volo che lo portava in Guinea Equatoriale. "Ha donato tanto alla Chiesa, con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola, i suoi gesti", ha sottolineato rimarcando le testimonianze di "fratellanza universale" e di misericordia. Domani la visita più impegnativa per il Papa. Due gli spostamenti aerei (successe anche a Francesco, nel viaggio apostolico in Giappone quando nella stessa giornata volò da Tokyo a Nagasaki e a Hiroshima).Leone sarà di mattina a Mongomo nei pressi della frontiera con il Gabon, dove celebrerà la messa nella Basilica dell'Immacolata Concezione e poi visiterà la "Escuela Tecnologica Papa Francesco"; e nel pomeriggio volerà a Bata per la visita alla prigione, nota per essere un luogo di detenzione duro, spesso citato in relazione a casi giudiziari controversi e a condizioni di prigionia critiche. Sempre a Bata sosterrà per un momento di preghiera al Monumento commemorativo delle vittime dell'esplosione del 7 marzo 2021 (almeno 107 persone morirono e oltre 600 rimasero ferite). Infine nello stadio incontrerà i giovani e le famiglie.