Una miscela di latte vaccino, yogurt, burro chiarificato (anche conosciuto come ghee, ndr), urina e sterco: sono questi gli ingredienti del Panchgavya, un antico preparato ayurvedico indiano composto da cinque prodotti, tutti bovini. Una ricetta tradizionale utilizzata come fertilizzante, ma anche per i suoi presunti effetti curativi. Oggi, mischiata all’acqua del Gange, sarebbe diventata una bevanda obbligatoria per poter accedere al tempio di Gangotri. Così lo Stato himalayano dell’Uttarakhand, nel nord dell’India, sta assistendo a un’ondata di esclusivismo religioso, con i comitati dei templi che impongono divieti ai non indù e introducono pratiche controverse, non sempre apprezzate.Il nuovo protocollo d’ingresso al tempio di GangotriIl nuovo obbligo è stato introdotto dal comitato del tempio Shri Panch Gangotri il 19 aprile, in occasione delle celebrazioni del pellegrinaggio Char Dham Yatra e delle celebrazioni di Akshaya Tritiya, una festività giainista e induista. La pratica consente così di essere ammessi di fronte allo scrigno che contiene l’immagine della dea Ganga, a cui il tempio è dedicato. La decisione avrebbe lo scopo di «confermare l’adesione al Sanatan Dharma (nome originario che definiva l’induismo)» e di garantire che solo coloro che possiedono «una spiritualità incrollabile e una fede profonda» possano accedere al santuario sacro. Il segretario del tempio, Suresh Semwal, ha inoltre dichiarato che consumare il panchgavya costituisca una «forma suprema di purificazione». Per essere certi che tutti i sedicenti fedeli si cimentino nella pratica, sarebbero stati posti, in prossimità dei cancelli del tempio, degli addetti incaricati di verificare che tutti procedano con l’assunzione.Il Panchgavya e la sacralità della muccaIl suo nome deriva dal sanscrito e combina due termini: panch(che in hindi significa “cinque”) e gavya (che significa “mucca”). Non si può però capire come questo strano intruglio di latte vaccino, yogurt, burro chiarificato (anche conosciuto come ghee, ndr), urina e sterco possa essere considerato anche solo accettabile, senza sapere quanto la mucca è sacra per la religione induista e per quella giainista sin dal periodo vedico (II millennio-VII secolo a.C.). Il consumo della carne di mucca e la sua uccisione sono espressamente vietati in base alle scritture contenute in alcune parti del Mahabharata, il grande poema epico sanscrito, e nel codice religioso ed etico noto come Manu-smriti. Per questo motivo, in quasi tutti gli Stati dell’India vige il divieto assoluto di macellare, consumare ed esportare carne bovina, mentre le mucche girano da sempre per le strade, spesso intralciando indisturbate il traffico.L’urina di mucca come antidoto anti-CovidAveva fatto scalpore anche ai tempi del Covid-19 la diffusione massiccia della pratica che prevedeva bere urina di mucca pura, e non solo: fortemente consigliati come misura contro il virus erano anche i lavaggi nasali e persino quelli del bulbo oculare, con l’utilizzo di appositi, piccoli bicchierini nei quali l’orbita dell’occhio poteva essere appoggiata e risciacquata. L’obiettivo era duplice: quello di prevenire, a detta dei suoi praticanti, il contagio da Coronavirus e – non secondariamente – quello di raggiungere un’assoluta purezza rituale. «Beviamo urina di mucca da 21 anni e ci laviamo anche nello sterco di mucca. Non abbiamo mai sentito il bisogno di assumere medicine inglesi» aveva affermato Om Prakash durante la festa del Gaumutra, agli inizi del 2020. Anche alcuni membri del partito nazionalista indù del primo ministro Narendra Modi avevano affermato che l’urina e lo sterco di mucca potessero prevenire e curare il COVID-19.Un uomo indiano beve urina di mucca durante la festa del Gaumutra per neutralizzare l’effetto del Coronavirus COVID-19. EPA/RAJAT GUPTAGli aspetti legaliNon sarebbe stata ancora segnalata alcuna contestazione legale formale nei primi giorni di applicazione della norma: gli esperti, però, hanno sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale del nuovo obbligo, al quale segue un chiaro divieto di ingresso. Sebbene ai sensi dell’articolo 25 della Costituzione, le confessioni religiose abbiano il diritto di gestire i propri affari religiosi e molti templi indù abbiano nel tempo imposto moltissimi obblighi e divieti ai loro fedeli, i tribunali indiani hanno affermato che l’autorità esercitata non può prevalere sul diritto all’uguaglianza sancito nell’articolo 14. Inoltre, la celebrità che contraddistingue il tempio, supportato da grandi strutture pubbliche che ne consentono il raggiungimento, vista la sua collocazione a oltre 3.000 metri di altitudine, farebbe pensare che non possa essere amministrato con una simile discrezionalità. Risultando inserito all’interno di circuiti molto turistici, sarebbe inoltre esposto a continue visite di persone potenzialmente peraltro non induiste.FOTO: copertina ANSA | EPA/HARISH TYAGIL'articolo Bere urina per dimostrare la propria fede: il nuovo protocollo d’ingresso al tempio di Gangotri in India proviene da Open.