Un test del sangue rileva la leucemia meglio della biopsia

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AGI - Un test del sangue basato su DNA circolante è in grado di rilevare la presenza residua di leucemia acuta mieloide con maggiore sensibilità rispetto ai metodi clinici tradizionali, riducendo la necessità di biopsie del midollo osseo. È quanto emerge da uno studio guidato da Yuxuan Wang e Lukasz P. Gondek della Johns Hopkins University School of Medicine, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Il nuovo approccio, denominato v96, è un test personalizzato che consente di monitorare fino a 96 mutazioni specifiche per paziente nel DNA tumorale.Applicato a 30 pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche per leucemia mieloide acuta (AML), il sistema ha dimostrato una capacità di individuare la malattia residua significativamente superiore rispetto agli strumenti diagnostici standard. I risultati mostrano che il 100% dei pazienti presentava tracce molecolari di leucemia durante la remissione, quando analizzati con il test v96, mentre solo il 20% risultava positivo con le tecniche cliniche convenzionali, come la citometria a flusso. Questo evidenzia una marcata sottostima della malattia residua con i metodi attualmente utilizzati. Un ulteriore elemento rilevante riguarda l'analisi del DNA libero nel plasma (cell-free DNA), che si è rivelata ancora più sensibile rispetto al DNA estratto dal midollo osseo. In diversi casi, mutazioni leucemiche sono state rilevate nel sangue ma non nei campioni midollari, suggerendo che una singola biopsia possa non rappresentare adeguatamente l'intero stato della malattia.Correlazione tra DNA tumorale e rischio di recidivaLo studio ha inoltre dimostrato che il livello di DNA tumorale nel plasma è fortemente correlato al rischio di recidiva. Nei pazienti che hanno avuto una ricaduta, il numero di molecole mutate prima del trapianto era 352 volte superiore rispetto a quelli che non sono recidivati. Tutti i pazienti con valori particolarmente elevati hanno successivamente sviluppato una recidiva. A due mesi dal trapianto, 27 su 30 pazienti presentavano ancora tracce rilevabili di leucemia nel sangue. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il carico tumorale è diminuito nel tempo, soprattutto dopo la sospensione della terapia immunosoppressiva, a supporto dell'effetto immunologico noto come "graft-versus-leukemia", in cui le cellule del donatore contribuiscono a eliminare quelle tumorali.Vantaggi del monitoraggio non invasivo e diagnosi precoceInoltre, nei pazienti che hanno sviluppato una recidiva, l'aumento del DNA tumorale è stato rilevato in media 123 giorni prima della diagnosi clinica, dimostrando il potenziale del test per una diagnosi precoce e per interventi terapeutici tempestivi. Un altro aspetto chiave riguarda la praticità del metodo. A differenza delle biopsie del midollo osseo, che sono invasive e dolorose, il test v96 può essere eseguito con semplici prelievi di sangue e ripetuto frequentemente, consentendo un monitoraggio dinamico della malattia.Prospettive per la gestione clinica personalizzataSecondo i ricercatori, questo approccio potrebbe migliorare significativamente la gestione clinica dei pazienti, permettendo di ottimizzare i tempi del trapianto e adattare le terapie successive in base all'evoluzione della malattia. Nel complesso, lo studio dimostra la fattibilità di utilizzare pannelli estesi di mutazioni tumorali come marcatori non invasivi della risposta terapeutica, aprendo la strada a nuove strategie di monitoraggio personalizzato nella leucemia mieloide acuta.