Perché un conservatore non può essere d’accordo con Trump

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In un’epoca di profonda confusione ideologica, è necessario tornare ai fondamentali filosofici per comprendere cosa significhi davvero essere “conservatori”. Il conservatorismo autentico, infatti, non è una vaga inclinazione sentimentale verso i tempi andati o un’estetica della nostalgia, ma una rigorosa scienza dell’ordine profondamente radicata nella legge naturale. Come insegnato da san Tommaso d’Aquino e custodito dalla migliore tradizione cattolica agostiniana, la volontà umana non è un arbitrio assoluto, ma è naturalmente orientata verso un fine ultimo: un bene perfetto e concreto che trascende le beghe della politica contingente. In questa prospettiva, il bene di una nazione non può essere il capriccio di un leader, ma deve riflettere la ragione divina impressa nella natura stessa delle cose. Per chi si riconosce in questa tradizione, il potere politico non è mai fine a se stesso, ma deve essere subordinato a un limite etico invalicabile dalla volontà.Il cuore di questa architettura civile risiede nella millenaria distinzione tra le cose di Cesare e quelle di Dio. Fu Gesù stesso a tracciare questo confine intransitabile, offrendo l’esempio di un’obbedienza che riconosce la separazione delle sfere: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio”. Questa gerarchia non è opzionale: essa impone che l’autorità civile, pur nel suo legittimo ambito sovrano, debba inchinarsi davanti alla supremazia spirituale.È proprio in questo solco che la deriva attuale di Donald Trump appare non solo problematica, ma radicalmente eversiva. Trump non ha esitato a lanciare attacchi frontali contro la figura di papa Leone XIV, definendolo “debole” e “pessimo in politica estera”. Si tratta di una critica che va oltre il dibattito politico: è un’offesa indegna non solo alla persona del Pontefice, ma alla struttura stessa della civiltà cristiana. Quando vediamo simboli sacri manipolati — come le immagini generate dall’intelligenza artificiale che ritraggono Trump in paramenti papali — ci troviamo di fronte a un vero e proprio delirio di onnipotenza. È la “follia del potere messianico” che calpesta il confine tra sacro e profano, scivolando in quel soggettivismo moderno che i veri conservatori hanno sempre combattuto come principale nemico.Mentre la sinistra storica ha tentato per decenni di espandere lo Stato fino a recidere ogni legame con la trascendenza, sostituendo Dio con astrazioni burocratiche e infauste, velleitarie aspirazioni utopiche, il conservatorismo autentico trova nella Chiesa l’ultimo baluardo di verità, di bene e di libertà. Leone XIV, richiamando l’eredità di Leone XIII e della sua Rerum Novarum, propone oggi la sola base intellettuale solida per un progetto politico contemporaneo che non porti l’umanità alla distruzione nichilista: una lotta contro l’onnipotenza dell’economia e della politica che devastano illegittimamente la vita umana. La dottrina sociale della Chiesa offre risposte concrete alle sfide dell’iper-capitalismo e dell’intelligenza artificiale, ergendosi contro quei socialismi autoritari che minacciano sempre la dignità umana. Come ricordava Charles Maurras, la Chiesa romana è l’ultimo “tempio delle definizioni del dovere”, l’unico argine capace di fermare il “vagabondaggio mentale” del libero arbitrio di un potere divenuto tirannico, assoluto e post-umano.Questa visione ha conseguenze dirette anche sul piano geopolitico. L’Occidente non è un’isola di potere unilaterale, ma un’identità atlantica fondata sull’equilibrio. Sostenere istituzioni come la Nato e l’Unione Europea non significa cedere sovranità al nulla, ma difendere un ordine internazionale che rifiuta il dominio brutale. La pace non è un concetto astratto o debole, ma l’asse portante della cultura repubblicana americana e del popolarismo europeo. Leone XIV ha invocato, sin dal suo primo saluto dalla Loggia di San Pietro, una pace “disarmata e disarmante”, denunciando la guerra come una sconfitta per l’intera umanità e ponendosi come punto di connessione in un mondo frammentato.Quale altra identità potrebbe mai avere l’Occidente, se non questa difesa dell’ordine e della pace? In ultima analisi, un vero conservatore è chiamato a riscoprire la prudenza (recta ratio agibilium) come virtù cardinale della politica. La prudenza non è timore o indecisione, ma la capacità della ragione di operare nel reale secondo giustizia. Essa è l’unico antidoto alla follia di chi, come Trump, sembra voler trasformare la presidenza in una sorta di monarchia assoluta e dispotica, simile solo alle dittature orientali, una deriva che ha giustamente sollevato le proteste in tutta l’America e in tutta l’Europa sanamente conservatrice.Scegliere Trump contro Leone XIV significa, in definitiva, tradire la metafisica dell’ordine per abbracciare un nichilismo che divinizza la forza bruta dell’individuo, e che in tal modo diviene uguale al comunismo. La vera resistenza conservatrice oggi non passa per il populismo messianico, ma si schiera con il Successore di Pietro, per difendere la civiltà dal caos di un potere che non vuole più riconoscere alcun limite sopra di sé, optando per un’auto divinazione incontrollata e anticristiana.