Oltre 80 milioni di persone in Europa soffrono di patologie respiratorie croniche, per quasi 400mila decessi all’anno. In Italia rappresentano la terza causa di morte e generano un costo complessivo di 45,7 miliardi di euro, tra spesa sanitaria e perdita di produttività. Rilanciare la prevenzione Un contesto che rende necessari interventi strutturati per rafforzare la prevenzione, migliorare la diagnosi precoce e garantire equità nell’accesso alle cure. “Il punto di partenza deve essere il rilancio della prevenzione, che in questi anni abbiamo messo al centro delle politiche sanitarie per ridurre il carico di malattie croniche”, dichiara il ministro della Salute Orazio Schillaci durante la presentazione del Libro bianco della pneumologia e dei tre policy paper del progetto Respira.“Siamo impegnati a completare il rafforzamento strutturale della medicina di prossimità, della continuità assistenziale e dell’integrazione tra i diversi livelli di cura”, prosegue il ministro. “Non sono semplici modelli organizzativi, ma scelte obbligate per dare risposte ai cittadini e salvaguardare la sostenibilità della sanità pubblica”. Per Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, “le malattie respiratorie rappresentano una delle principali sfide di sanità pubblica con un forte impatto su qualità della vita, sostenibilità del Ssn e disuguaglianze di salute”. Per queste ragioni il ministero è impegnato “nel contrasto ai principali fatto di rischio con il Piano nazionale della prevenzione, che integra interventi su ambiente, stili di vita e determinanti sociali”. La priorità, fa sapere Campitiello, “è rivolta al contrasto del tabagismo, all’inquinamento atmosferico, alle esposizioni professionali e al potenziamento di diagnosi precoce e programmi di screening”. Il Libro Bianco offre una fotografia aggiornata del quadro epidemiologico e propone un modello organizzativo basato su una rete integrata ospedale-territorio, capace di migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e ridurre le ospedalizzazioni. Secondo Paola Rogliani, presidente della Società italiana di pneumologia, “costruire una vera rete respiratoria tra ospedale, territorio e domicilio vuol dire andare oltre un modello centrato sull’ospedale”. Il lavoro è ben avviato grazie al “potenziamento dell’assistenza territoriale, delle case di comunità e della telemedicina”. Adesso la sfida “è far funzionare davvero questi strumenti in modo coordinato, con professionisti che lavorano in modo integrato, per ridurre le riacutizzazioni e i ricoveri impropri, migliorando concretamente la qualità di vita dei pazienti”, precisa Rogliani. Un piano strategico nazionale per le malattie respiratorieI Policy Paper delineano, invece, una roadmap di intervento articolata su tre direttrici: prevenzione, con particolare attenzione ai fattori di rischio e alle strategie vaccinali; diagnosi precoce, anche attraverso l’introduzione di programmi di screening e tecnologie innovative; innovazione ed equità, per ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire accesso uniforme alle cure.“La presentazione del Libro bianco e dei tre policy paper dedicati è sfociato nella richiesta di un Tavolo permanente presso il ministero della Salute, finalizzato a predisporre un Piano strategico nazionale sulla salute respiratoria”, informa Raffaele Scala, presidente Aipo-Its. Il Piano traccerà il quadro di indirizzo nazionale per prevenzione, diagnosi, presa in carico, trattamento, riabilitazione e monitoraggio delle patologie respiratorie croniche. “Servirà a ridurre incidenza e progressione di queste patologie – conclude Scala – migliorando gli esisti clinici e la qualità di vita dei pazienti”. Questo articolo Malattie respiratorie, la strategia italiana: rete ospedale-territorio e prevenzione proviene da LaPresse