Questa sera, 14 aprile, alle otto l’assemblea dei deputati azzurri scioglierà il nodo della presidenza del gruppo alla Camera. Via Paolo Barelli, verso un ruolo di sottogoverno. Al suo posto dovrebbe arrivare invece Enrico Costa. Eletto con Azione e poi rientrato tra gli azzurri — passaggio rivendicato ieri dallo stesso Barelli, «è in FI grazie a me», ha detto uscendo da Palazzo Chigi — Costa è considerato un punto di mediazione con la minoranza interna, che spingeva per Mulè, Bergamini o Cappellacci. «È un liberale», sottolineano fonti parlamentari, «non è quello che ci aspettavamo ma non ci dispiace. Costa è bravo».Il resto dell’accordoLa partita che si gioca in casa forzista, con il destino di Barelli ancora da definire, si incrocia con quel che resta del risiko aperto dalle dimissioni della ministra Santanché e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, spinti al passo indietro nel repulisti voluto dalla premier dopo la batosta referendaria e al rinnovamento di Forza Italia iniziato con l’addio di Maurizio Gasparri al ruolo di capogruppo al Senato. Secondo le ultime indiscrezioni raccolte da Open tra gli azzurri, il punto di caduta per Barelli — così da non dover rinunciare alla guida della Federnuoto — sarebbe un ruolo di sottosegretario in un ministero senza portafoglio. In queste ore la scelta convergerebbe sui Rapporti col Parlamento. Dove al momento, ad affiancare il ministro Ciriani in quota FdI, c’è già la forzista Matilde Siracusano, compagna del governatore calabrese Roberto Occhiuto, possibile sfidante di Tajani alla segreteria. Gli scenari sarebbero due: la coabitazione tra Barelli e Siracusano, che resterebbe al suo posto con Barelli viceministro; oppure il trasloco di Siracusano alla Cultura, nel ruolo che fu di Gianmarco Mazzi, sottosegretario al Mic prima di passare al vertice del Turismo.Di questo secondo scenario, raccontano fonti forziste, Siracusano «non sarebbe troppo convinta». Fermata dai cronisti in Transatlantico, infatti, non esclude l’ipotesi ma spiega di non aver «ricevuto ancora telefonate» e di aver appreso dalle agenzie lo schema che la vedrebbe coinvolta. Poco più tardi, sempre nei corridoi della Camera, si intrattiene a lungo con il ministro per gli Affari europei, il meloniano Tommaso Foti. Chiamato subito a commentare le dichiarazioni di un Trump «deluso» da Meloni, rilasciate al Corriere: «La dimostrazione che non siamo supini, solo Pd e M5s potevano pensarlo».Il vertice a MediasetIl risiko dei sottosegretari potrebbe chiudersi giovedì, giorno del Cdm. In Forza Italia, però, resta aperta la questione congressi, su cui — raccontano — a differenza del capitolo capogruppo non sarebbe ancora emersa alcuna mediazione possibile. Se ne è parlato sia nel vertice di venerdì a Mediaset tra gli eredi Berlusconi e il vicepremier, sia nell’incontro specifico sul dossier tenutosi ieri tra la presidente di Mondadori e Alberto Cirio. «Sarà un corpo a corpo», prefigura un forzista di peso.Slitta invece a domani il faccia a faccia tra il segretario Tajani e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, nome graditissimo alla minoranza e agli eredi Berlusconi. Prima in predicato di diventare capogruppo e ora, sperano ancora alcuni, possibile vicesegretario forzista.Il luogo dell’incontro di venerdì con i figli del Cavaliere non è stato casuale, torna a sottolineare una fonte azzurra vicina alla minoranza e alla famiglia del fondatore: «C’è sempre un motivo. Se Marina e Piersilvio hanno scelto la sede Mediaset come luogo per l’incontro, avranno avuto i loro buoni motivi. Sono persone che non lasciano le cose al caso». E sbaglia, tra i fedelissimi del segretario, chi pensa che la scelta di Bergamini o Mulè sarebbe suonata come un commissariamento: «Sono vicini ai Berlusconi? E qual è il problema? Non si può essere penalizzati per questo”, sottolineano, ricordando come il nome Berlusconi abbia ancora un peso elettorale. “Persino la sinistra lo ha rivalutato».Foto in evidenza: Giorgio Mulè, Enrico Costa, Paolo BarelliL'articolo Forza Italia, Costa verso il ruolo di capogruppo. L’exit strategy per Barelli: nel governo ai Rapporti col Parlamento proviene da Open.