L’Associazione donne democratiche iraniane contro il tour di Pahlavi: “Il figlio dello scià non rappresenta il nostro popolo”

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Reza Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià, è in Italia per incontrare membri del governo italiano: “L’unico motivo della notorietà di Reza Pahlavi risiede nell’infausta eredità del padre: un dittatore che mantenne il potere attraverso un sistema a partito unico sostenuto da un temuto apparato di sicurezza, la Savak. Il suo regime fu segnato dalla tortura e dall’uccisione di dissidenti politici e intellettuali, nonché da una corruzione diffusa, fino a essere rovesciato da una rivoluzione popolare di milioni di persone e consegnato definitivamente alla storia” si legge nella dichiarazione di protesta dell’Associazione donne democratiche iraniane in Italia. “Accogliere con tutti gli onori il figlio di un dittatore odiato non solo contraddice gli interessi del popolo iraniano e del suo movimento democratico, ma finisce anche per favorire la dittatura religiosa” spiega Azar Karimi, dell’Associazione donne democratiche iraniane in Italia: “Pahlavi non rappresenta né il popolo iraniano, né l’ipotesi di futuro democratico per l’Iran”.Pahlavi è in Italia: la sua legittimazione internazionale rappresenta un rischio per il futuro democratico dell’Iran?È stato in Svezia e anche lì, a una domanda sui crimini commessi dal padre, ha detto che non bisogna più guardare al passato, ma al futuro. Sta girando su vari fronti in Europa per trovare spazio, ma si rovina da solo: basta ascoltare le risposte che fornisce a giornalisti e parlamentari. Ci siamo sentiti in dovere di condannare la sua presenza al Senato e alla Camera, non si è mai allontanato dalle idee politiche del padre, né dai suoi atti anti-democratici né dall’uccisione dei prigionieri politici.Il conflitto in corso rischia di indebolire la spinta rivoluzionaria interna? In che modo guerra e mobilitazione popolare si intrecciano oggi in Iran?Il popolo iraniano nelle piazze urla un solo slogan: morte all’oppressore che sia lo scià o mullah. Diciamo no a intervento militare esterno, alla politica di negoziazione; sì al rovesciamento democratico dall’interno del Paese, al popolo iraniano e la sua resistenza organizzata. Dal 2022 ad oggi coordina le manifestazioni e le rivolte interne, in maniera trasversale; il regime iraniano sta dimostrando ancora oggi che ha più paura del suo popolo che delle bombe. Una settimana fa sono stati uccisi sei prigionieri politici che erano nelle carceri iraniane. Il figlio dello scià è sempre stato favorevole a un intervento militare esterno per rovesciare il regime, abbiamo visto tutti, con i nostri occhi, che non è mai stata una soluzione, per nessuna democrazia. Lui si presenta come alternativa per l’Iran libero, ma tutto vuole tranne il benestare della popolazione iraniana.Alla luce della storia iraniana, cosa accadrà nel prossimo futuro?La politica di accondiscendenza non porta ad alcun lieto fine, la morte di Khamenei ha dimostrato che ucciderlo non portava alla fine del regime di mullah. I conflitti esterni sono un modo per rallentare la resistenza del popolo iraniano per rovesciare il regime. Il popolo iraniano sa fare da sé, ma ha bisogno di riconoscimento internazionale per difendersi; è a favore del cessate il fuoco, è un modo per riscendere in piazza. In queste settimane in Iran i posti di blocco sono cresciuti in maniera esponenziale, le persone hanno paura di uscire di casa, hanno impiegato militari e forze repressive in maniera spaventosa.L'articolo L’Associazione donne democratiche iraniane contro il tour di Pahlavi: “Il figlio dello scià non rappresenta il nostro popolo” proviene da Il Fatto Quotidiano.