“Ero un ‘vitellone’, poi ho scoperto la fede. Ho messo la mano sulla pietra dove è stato tumulato Gesù e ho sentito qualcosa. Il mio santo preferito? San Francesco”: così Roberto Farnesi

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Roberto Farnesi è un uomo di speranza e di fede. Lo sono stati i suoi genitori molto credenti, lo è anche lui. E a Gerusalemme «sinceramente ho sentito qualcosa di forte – ha raccontato a Oggi – Ho preso coscienza che se oggi nel 2026 stiamo parlando di quel Signore lì, qualcosa c’è. Ricordo che ho appoggiato la mano sulla pietra dove è stato tumulato Gesù e c’è tutta un’aura che circonda quel sito. Non è che sono diventato mistico da allora, però ho preso coscienza». Un viaggio che l’ha cambiato. «Sono un esteta, mi piacciono le cose belle e mi piace circondarmi di cose belle. Sono forse stato anche piuttosto materialista ma in questa fase della mia vita l’unica che conta… è mia figlia Mia». Una figlia arrivata tardi, dall’amore con Lucia Belcastro. Perché? Semplice: «Non avevo mai incontrato la persona giusta. Quando finalmente è successo alla veneranda età di 44 anni, ho subito pensato a un figlio, la bimba è stata fortemente voluta ed è nata quando avevo 52 anni. Con Lucya sono 11 anni di storia, per me è un “recordone” perché le mie storie non erano mai durate più di due anni, da vitellone toscano, per non dire bischero».Ma avere figli in tarda età è un vizio di famiglia: «Anche mio padre aveva molti anni più di mia madre, mi ha avuto a 56 anni – confessa al settimanale Oggi – La nostra è sempre stata una famiglia molto unita e io ho tentato di costruire la mia allo stesso modo». E Roberto dopo aver perso suo padre a 23 anni si è unito tanto a sua madre. E ora le manca tanto. «Non c’è giorno o notte che non la pensi. Penso a entrambi i miei genitori, mia madre l’ho vissuta fino a 50 e passa anni con un legame molto forte e quando l’ho persa il colpo è stato altrettanto forte». Roberto fa fatica a capire e anche ad accettare il distacco terreno. «C’è sempre questo interrogativo: come è possibile uno strappo così violento? Io non ti vedo più, non ti posso abbracciare più, lei mi manca proprio fisicamente. Trovo impossibile, no?, che finisca tutto così. Credo che l’interrogativo sia questo per tutti da quando l’uomo è sulla Terra». Ma se oggi potesse rivederli anche per un solo istante avrebbe una semplice domanda da porgli: «Chiederei: “Siete orgogliosi di me?”».La risposta con molta probabilità sarebbe sì…Il suo santo preferito è San Francesco («Quello che praticava lui sia quello a cui tutti noi dovremmo aspirare, pensando al suo messaggio di pace, fratellanza, umiltà, carità») anche se confessa di non essere praticamente pur ricordando le parole del Padre nostro e di pregare nel momento del bisogno. In attesa di ritrovare la vera fede la sua vita è per sua figlia Mia (battezzata nel Battistero dove è stato battezzato Galileo Galilei) che oggi va a scuola dalle suore ma, ammette al settimanale Oggi, «non c’è un motivo legato alla fede o di religione». Semplicemente comodità, perché l’istituto è dietro al suo ristorante, Il Ristoro del Parco, a Pisa. Una figlia che per un periodo l’ha trascinato per tutte le Chiese della città: «si vede che l’affascinava questa cosa qua delle ferite». La famiglia a Roberto Farnesi gli ha insegnato «l’onestà, una bugia mai, al massimo puoi omettere un pensiero. L’ho ritrovata anche nella mia compagna l’onestà».L'articolo “Ero un ‘vitellone’, poi ho scoperto la fede. Ho messo la mano sulla pietra dove è stato tumulato Gesù e ho sentito qualcosa. Il mio santo preferito? San Francesco”: così Roberto Farnesi proviene da Il Fatto Quotidiano.