La gip “applica” la sentenza della Consulta del 2024 sul sostegno vitale. Archiviati Cappato, l’ex senatore Peduca e il figlio di Sibilla Barbieri per il suicidio in Svizzera

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Un’altra archiviazione dopo quella dell’11 marzo scorso decisa a Milano sul negletto tema del fine vita. La giudice per le indagini preliminari di Roma, Tamara De Amicis, ha disposto di chiudere il procedimento penale per aiuto al suicidio nei confronti di Vittorio Parpaglioni, di Marco Cappato e dell’ex senatore Marco Perduca. Tutti indagati dopo essersi autodenunciati per aver accompagnato Sibilla Barbieri, attrice e regista in Svizzera dove la donna è morta in Svizzera il 31 ottobre 2023 dopo aver scelto il suicidio assistito. Barbieri, malata oncologica terminale, in un video messaggio ribadì di essere costretta ad andare a morire all’estero, ma avendone la possibilità economica (10mila euro) che altre persone malate e sofferenti non hanno. “Possiedo i 10mila euro necessari e posso ancora andarci fisicamente anche se sono al limite. Ma tutte le altre persone condannate a morire da una malattia e che non possono perché non hanno mezzi e sono sole, o che non hanno le informazioni? Questa è una grave discriminazione a cui lo Stato dovrebbe porre rimedi”.Dopo aver avviato nell’agosto 2023 la procedura prevista in Italia, Barbieri si era vista negare dalla Asl Roa Roma 1 l’accesso al suicidio medicalmente assistito, decidendo così di la esercitare la sua libertà di scegliere di porre fine a una condizione diventata insopportabile e senza via d’uscita. L’Asl aveva riconosciuto tre dei quattro requisiti stabiliti dalla sentenza del 2019 della Corte costituzionale quella partita dal caso di Dj Fabo: la presenza di una patologia irreversibile, sofferenze ritenute intollerabili e la piena capacità di autodeterminazione della paziente. Il punto controverso riguardava invece il cosiddetto “trattamento di sostegno vitale”. Uno criterio che riguarda la stragrande maggioranza dei pazienti terminali oncologici, che a differenza di quelli affetti da patologie neurodegenerative in molti casi non sono tenuti in vita da macchine.La Consulta del 2024Nonostante la 58enne fosse sottoposta a una terapia antalgica significativa per lenire il dolore e all’ossigenoterapia, la commissione medica aveva escluso che tali condizioni rientrassero nel requisito, adottando un’interpretazione restrittiva. Una lettura che è stata poi superata dall’ennesimo intervento della Corte costituzionale con la sentenza 135 del 2024, che ha chiarito come il sostegno vitale comprenda anche trattamenti farmacologici e assistenziali, e non soltanto dispositivi meccanici.La decisione della gip recepisce proprio questa interpretazione estensiva, risultata determinante per l’archiviazione. I giudici della Corte costituzionale nella motivazione avevano spiegato che la sentenza Dj Fabo “si basa sul riconoscimento del diritto fondamentale del paziente a rifiutare ogni trattamento sanitario praticato sul proprio corpo, indipendentemente dal suo grado di complessità tecnica e di invasività“. E aveva sottolineato che “la nozione include quindi anche procedure – quali, ad esempio, l’evacuazione manuale, l’inserimento di cateteri o l’aspirazione del muco dalle vie bronchiali – normalmente compiute da personale sanitario, ma che possono essere apprese anche da familiari o “caregivers” che assistono il paziente, sempre che la loro interruzione determini prevedibilmente la morte del paziente in un breve lasso di tempo“. Quindi non solo, in senso stretto, il macchinario che tiene in vita il paziente.La terza archiviazioneDopo il no e il peggiornamento delle condizioni di salute, Vittorio Parpaglioni (figlio di Barbieri) e Marco Perduca avevano accompagnato la donna in Svizzera, mentre Marco Cappato aveva contribuito all’organizzazione del viaggio attraverso l’Associazione Soccorso Civile, fondata insieme a Mina Welby per assistere chi decide di ricorrere al suicidio assistito all’estero. Il viaggio era stato sostenuto economicamente anche dai deputati Luigi Manconi, Ivan Scalfarotto e Riccardo Magi.La vicenda rappresenta il terzo caso di archiviazione legato ad azioni di disobbedienza civile su questo tema. Secondo l’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, il nodo centrale resta la decisione iniziale della Asl, che avrebbe negato un diritto già riconoscibile, come confermato anche dal parere del Comitato etico. Barbieri, secondo questa lettura, avrebbe potuto accedere alla procedura in Italia. Un diritto negato, quindi.L’associazione – che nei giorni scorsi ha avviato nel Lazio la raccolta firme per “la proposta di legge regionale di iniziativa popolare ‘Liberi Subito’ – torna quindi a chiedere una normativa più chiara, denunciando il rischio che il disegno di legge attualmente all’esame del Senato possa restringere ulteriormente i criteri, limitando il concetto di sostegno vitale ai soli trattamenti che sostituiscono funzioni essenziali tramite macchinari. Ad oggi sono 14 (l’ultima in Lombardia) le persone che hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia, di cui 10 seguite dal team legale coordinato da Gallo. Restano però ancora aperti procedimenti analoghi. Secondo Marco Cappato e Marco Perduca, se la nuova legge fosse già in vigore, il loro caso avrebbe avuto un esito diverso, con il rischio concreto di una condanna. A questo rischio hanno sempre posto un argine la magistratura mentre da anni il Parlamento “inerte” non riesca a strutturare una legge sul fine vita che ha già molti esempi in Europa.L'articolo La gip “applica” la sentenza della Consulta del 2024 sul sostegno vitale. Archiviati Cappato, l’ex senatore Peduca e il figlio di Sibilla Barbieri per il suicidio in Svizzera proviene da Il Fatto Quotidiano.