di Massimiliano Piffer – Una tregua fragile ma carica di aspettative è entrata in vigore alle 23:00 di ieri, giovedì 16 aprile: per dieci giorni Israele e Libano sospenderanno le operazioni militari, in quello che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito un passaggio “potenzialmente storico”. Il leader americano ha rivendicato il ruolo di Washington nella mediazione, sottolineando che i due Paesi si sarebbero incontrati per la prima volta dopo oltre trent’anni, con la partecipazione del segretario di Stato Marco Rubio. Nel suo consueto tono ottimistico, Trump ha anche espresso fiducia sul comportamento di Hezbollah durante il cessate-il-fuoco.Le prime ore di tregua hanno mostrato segnali immediati sul terreno. In Libano migliaia di persone si sono riversate sulle strade per rientrare nelle proprie case dopo settimane di bombardamenti. La situazione più critica si registra lungo l’autostrada costiera Sidone-Tiro, dove il traffico è paralizzato dal rientro delle famiglie verso il sud del Paese. Tra le testimonianze raccolte emerge una determinazione diffusa: tornare, nonostante l’incertezza sulle condizioni delle abitazioni e sulla durata effettiva della tregua.Nel corso della giornata è arrivato anche un segnale significativo da Teheran. Il ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi ha annunciato che lo Stretto di Hormuz sarà completamente aperto al traffico commerciale per tutta la durata del cessate-il-fuoco in Libano: “In linea con il cessate-il-fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo del cessate-il-fuoco, sulla rotta coordinata come già annunciata dall’Organizzazione Porti e Organizzazione Marittima della Repubblica Islamica dell’Iran”, ha affermato il capo della diplomazia della Repubblica Islamica. Una decisione accolta con favore da Trump, che sui social ha ringraziato l’Iran, evidenziando l’importanza strategica della libera navigazione in uno dei punti nevralgici per il commercio energetico globale. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha invece attribuito la tregua a pressioni diplomatiche su Israele, ribadendo che lo stop alle ostilità rappresenta una condizione imprescindibile per qualsiasi sviluppo negoziale con Stati Uniti e alleati.Dal lato israeliano prevale invece una linea prudente. Il ministro della Difesa Israel Katz ha chiarito che l’esercito manterrà il controllo delle aree “bonificate e conquistate” nel sud del Libano, ribadendo che il disarmo di Hezbollah resta un obiettivo centrale, da perseguire sia sul piano militare sia attraverso la leva diplomatica con il supporto degli Stati Uniti.Intanto l’attenzione internazionale si sposta su Parigi, dove si tiene un vertice che riunisce i leader di circa trenta Paesi, europei e non solo. Al centro del confronto ci sono la sicurezza dello Stretto di Hormuz e le strategie per garantire la stabilità della regione una volta terminato il conflitto.Non mancano però le tensioni diplomatiche. Trump è tornato ad attaccare l’Italia sui social, criticando la decisione di Roma di negare l’uso della base aerea di Sigonella per operazioni legate ai raid contro l’Iran. Un episodio che rischia di incrinare i rapporti tra i due Paesi proprio mentre si tenta di costruire un equilibrio più ampio nello scenario mediorientale.Dopo oltre un mese di conflitto, iniziato il 28 febbraio, la tregua rappresenta un primo spiraglio ma resta tutta da verificare. La sua tenuta dipenderà dagli sviluppi sul campo e dalla volontà delle parti coinvolte: i prossimi dieci giorni saranno decisivi per capire se si tratta dell’inizio di una de-escalation oppure soltanto di una pausa temporanea in una crisi ancora lontana da una soluzione definitiva.