Con l’arrivo del caldo iniziamo a scoprirci e a dedicare attenzione alla nostra pelle. Parliamo di nei: quali sono quelli che devono allarmarci? Il 50% dei casi di melanoma si concentra nel 2% della popolazione, spiegano i dermatologi Sidemast (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse) alla vigilia del 99° Congresso nazionale in programma dal 21 al 24 aprile 2026 al Palacongressi di Rimini. Non è soltanto una questione di età. “Si tratta di persone con più di 50 nei sopra i 5 mm”, precisa Giovanni Pellacani, presidente sidemast e direttore Unità Operativa Complessa di Dermatologia Policlinico Umberto I di Roma.La mappa dei nei e i LeaUn tema caldo, quello della ‘mappa dei nei’ e prevenzione del melanoma. Perchè la geografia che ci portiamo scritta sulla pelle cambia nel tempo, ed è bene prestare attenzione. Resta sempre valida la regola ABCDE per intercettare le lesioni sospette: Asimmetria (forma irregolare), Bordi irregolari/frastagliati, Colore non uniforme o multiplo, Diametro superiore a 6 mm, ed Evoluzione rapida (cambiamento nel tempo). Ma c’è di più. “Tecnologie come la Total Body Photography o la microscopia confocale sono già previste dalle linee guida europee e italiane e rappresentano strumenti fondamentali per la diagnosi precoce. Eppure non sono ancora inserite nei Lea (livelli essenziali di assistenza)”, dice Pellacani.Si tratta però di strumenti e tecnologie che consentirebbero di intercettare precocemente il melanoma e, dunque, comporterebbero anche risparmi per il Ssn. Ecco perché alla politica i dermatologi chiedono “il riconoscimento di codici Lea per le nuove tecnologie e la loro sistematica introduzione e utilizzo (almeno nei centri ospedalieri). Ma anche l’implementazione della teledermatologia e l’impiego dell’intelligenza artificiale in supporto al medico”, dice il presidente.L’innovazione terapeutica e l’AI in dermatologiaL’innovazione per la salute della pelle corre “e questa è un’epoca d’oro per la terapia dermatologica” sottolinea Maria Concetta Fargnoli, ordinaria di Dermatologia e Venereologia e direttore Scientifico dell’Istituto San Gallicano Irccs di Roma, copresidente del Congresso. Terapie, ma anche tecnologie destinate a cambiare il lavoro dei professionisti.“Con le nuove tecnologie aumenta l’accuratezza diagnostica. Dunque spazio ai giovani, che sono estremamente orientati all’innovazione, consapevoli che la sfida sarà quella di gestire un’AI che diventerà pervasiva”, aggiunge Paolo Amerio, ordinario di Dermatologia e Venereologia e Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. D’altra parte già pullulano le App per il controllo dei nei, strumenti che possono essere un po’ come Giano bifronte, in termini di accuratezza, avvertono gli specialisti. Altro nodo riguarda l’attrattività del sistema ospedaliero e la capacità di trattenere i professionisti. Oggi sono 4.500 ma, secondo le stime, il drappello dei ‘dottori della pelle’ è destinato a ridursi. “Occorrono modelli organizzativi più flessibili, sostenibili, intervenendo anche su monte ore e compensi, in grado di valorizzare le competenze e rispondere alle esigenze dei dermatologi. Altrimenti il rischio è quello di una progressiva perdita di attrattività del settore pubblico nei confronti del più remunerativo e flessibile settore privato” avverte Pellacani. Il tutto mentre la popolazione invecchia e i danni da sole vengono al pettine.Questo articolo Melanoma, ecco chi rischia di più e perché inserire la ‘fotografia dei nei’ nei Lea proviene da LaPresse