C’è un’Europa che non si vede nei comunicati ufficiali né nei dibattiti parlamentari. È quella che agisce sulla percezione di sé, sul consenso, sul senso comune. Quell’Europa che decide – prima ancora che il cittadino apra un giornale o accenda la televisione – quali idee siano legittime e quali no. Se vi è mai capitato di leggere di Unione Europea sui social e di ritrovarvi a cercare di decifrare cosa, ai fatti, significassero i famosi “valori europei“, siete probabilmente incappati in qualche “progetto” finanziato da Bruxelles. Thomas Fazi, giornalista e saggista, ha mappato tutto ciò prima in un report pubblicato nel febbraio 2025, poi nel suo ultimo libro: La macchina della propaganda europea. Il lato oscuro di ONG, media e università – con prefazione di Marcello Foa.Il quadro che emerge è sistematico. L’Unione Europea investirebbe centinaia di milioni di euro ogni anno per orientare università, think tank, ONG e testate giornalistiche in senso favorevole all’integrazione sovranazionale. Il tutto con il nobile, apparentemente, scopo di combattere l’euroscetticismo, quel dissenso che più volte i funzionari europei hanno denunciato come un pericolo da estinguere. Il nodo più critico, secondo Fazi, riguarda le agenzie di stampa — i media dei media — finanziate strutturalmente da Bruxelles e al tempo stesso incaricate di gestire il fact-checking europeo. “Autolobbying sostanzialmente“, dice l’autore in diretta ai nostri microfoni.Il sistema della propaganda europea“È emerso un sistema della propaganda che va ben al di là di quello che mi immaginavo. È qualcosa che pervade ogni aspetto della società civile: media, ONG, università, think tank.” Il meccanismo, spiega Fazi, non è solo quello del finanziamento diretto. È prima di tutto il controllo del frame, della cornice entro cui le notizie vengono raccontate – e dunque percepite.“Nel momento in cui ti garantisci una copertura amichevole da parte delle agenzie di stampa, a cascata ti garantisci una copertura amichevole in tutto l’ecosistema mediatico.” Le stesse agenzie che incassano fondi europei siedono poi ai tavoli in cui si decide cosa è informazione e cosa è disinformazione: “Quelle stesse agenzie di stampa che vengono pagate dalla Commissione per fare propaganda vengono poi incaricate di stabilire, sempre in accordo con la Commissione, cosa sia una notizia vera e cosa sia una notizia falsa.”C’è poi il capitolo delle organizzazioni federaliste: “Unione dei Federalisti Europei, che ha preso 2 milioni e mezzo di euro negli ultimi anni. I Giovani Federalisti Europei, che ne hanno presi 3 e mezzo di milioni di euro. C’è il Movimento Europeo Internazionale, che ne ha presi 6 di milioni di euro. Friends of Europe, altra organizzazione federalista, più di 8 milioni di euro solo negli ultimi anni. Cioè parliamo di cifre veramente abbastanza clamorose per organizzazioni che sostanzialmente veramente in questo caso non fanno altro che fare propaganda a favore di chi li sta pagando”.Tutt’altro che complottismo. E’ di pochi giorni fa infatti la notizia, pubblicata da Politico, quotidiano statunitense celebrato come uno dei più autorevoli, secondo cui la Commissione Europea avrebbe tagliato alcuni di questi fondi, anche a seguito dei rapporti di ricerca da cui il libro è nato.L’intervista di Giorgio Bianchi a Un Giorno Speciale.The post “L’europeismo? Costruito e finanziato: ecco come rifocillano la macchina propagandistica” | Thomas Fazi appeared first on Radio Radio.