Il 14 marzo 1946, la Pontificia Commissione di Assistenza, su incarico di papa Pio XII, scrive una lettera al Cardinale Maurilio Fossati, arcivescovo di Torino, accompagnandola con un assegno da 100mila lire destinate ai Rifugiati del DP Camp 17 dell’Unrra di Grugliasco. Il campo occupava gli edifici dell’Ospedale Psichiatrico sgomberati dai malati già nel 1944 per via dei bombardamenti su Torino e dintorni, ora più intensi e devastanti. A guerra conclusa, i locali erano stati assegnati all’Unrra (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), un’organizzazione internazionale fondata nel 1943 per fornire assistenza ai paesi devastati dal conflitto.Il Camp 17 accoglieva gli scampati alla Shoah, in grande prevalenza giovani, che erano riusciti a sopravvivere nei campi di concentramento o alla cattura nascondendosi dove avevano potuto. Delle loro famiglie non restava più nessuno, le radici erano state definitivamente tagliate, gli averi di famiglia passati di mano e le tracce della loro vita precedente cancellate. Per la gran parte di loro nessun ritorno, la decisione era presa: ricominciare in Palestina o, più raramente, raggiungendo parenti che erano emigrati nelle Americhe prima della guerra. A Grugliasco nel 1946 di giovani in questa condizione ce ne sono circa mille, in prevalenza stranieri dell’est Europa: alcuni arrivano, altri partono, tutti alle prese con la voglia ricostruire ciò che i nazisti hanno annientato, in Italia con la complicità dei fascisti. Passeranno dal Campo oltre 2000 persone.A stretto giro di posta, il Cardinale incarica il parroco di Grugliasco perché effettui una rapida indagine per capire se e come spendere i soldi che il Papa aveva mandato per gli “israeliti del campo di concentramento nella sua parrocchia”. Lo fa con tale zelo che il vice-comandante del capo e due crocerossine “persone mature, di ottimo criterio, brave cristiane”, un po’ preoccupati, si presentano al Cardinale per chiedere spiegazioni e lasciare un breve esposto. Così il Cardinale riferirà alla Pontificia Commissione di Assistenza: “In quel campo vi sono circa mille ebrei, tutti stranieri, in massima parte soggetti turbolenti, trattati troppo bene e che abusano vendendo al mercato nero quello che sovrabbonda, che lasciano molto a desiderare quanto a moralità, donne in soli calzoncini succinti, ecc. […] Il loro trattamento è molto migliore di quanto abbiamo noi: e il vice Comandante invitandomi insistentemente a fare una visita al campo, mi diceva che era proposta inutile che il S. Padre sprecasse denaro per loro”.Poi continua: “Ho appreso anche che tutti attendono di poter andare in Palestina, ma saranno completamente spesati dagli Alleati. Una delle due crocerossine mi diceva: ‘Parrebbe che dalla strage degli ebrei siano sopravvissuti i meno degni: ungheresi e rumeni poi sono i più cattivi’. Man mano che questi ebrei arrivavano al campo, venivano distribuiti a tutti abiti nuovi e biancheria; si è dovuto sospendere la distribuzione perché si è constatato che essi vendevano subito a borsa nera quanto ricevevano: e per lo stesso motivo le scatole di carne, conserva ecc. vengono distribuite già aperte.”La versione completa della lettera del Cardinale è stata trovata da Giulietta Weisz negli archivi della Curia Arcivescovile di Torino (faldone 14.14.84/A, fascicolo Unrra) e pubblicata sul sito della Fondazione Caminis De Fonseca.Per questo, 15 giorni dopo la ricezione dell’assegno del Papa, il Cardinale Fossati rimanda indietro le 100mila lire stanziate per gli ospiti temporanei del Camp 17. Una veloce ricerca negli archivi dell’anagrafe di Grugliasco segnala nascite in quantità considerevole (oltre 220 in pochi mesi) proprio fra gli ospiti del Camp 17, dal che si possono presumere un comportamento sessuale e uno slancio che certamente avranno disturbato i bravi cristiani della mia città.Nove anni fa alcuni dei bambini del Campo – nati e registrati a Grugliasco e poi partiti per il mondo – sono tornati a vedere i luoghi dove sono nati. Cerimonie, gonfaloni, una mostra, una ricerca scolastica. Un certo numero di questi neo ottuagenari sta in Israele, avranno certamente raccontato la loro storia a figli e nipoti. Forse non allora sapevano di queste manovre delle autorità religiose – a cavallo fra moralismo pseudoreligioso e cascami di un antisemitismo non certo debellato dalla guerra -, ma avranno avuto modo di conoscere dai loro genitori del supporto e aiuto che a guerra finita si era sviluppata intorno a loro, in nome dell’umanità. Di cui oggi non si trova più traccia in Palestina.Queste e altre storie sono parte delle narrazioni che costituiscono l’anima di Israele, per questo risulta ancora più difficile da comprendere la spietatezza di vittime fattesi carnefici nel giro di due generazioni.L'articolo Campo profughi ebrei a Grugliasco: una storia di supporto di cui oggi in Palestina non c’è più traccia proviene da Il Fatto Quotidiano.