Mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, prepara la mobilitazione del 18 aprile in piazza Duomo, a Milano prende forma un fronte ampio e composito che prova a rispondere con una contromanifestazione. Non un blocco omogeneo, né una coalizione strutturata, ma una convergenza che tiene insieme partiti, associazioni e collettivi studenteschi. Un mosaico di soggetti diversi che, pur partendo da posizioni non sempre uguali, si ritrova su un punto preciso: riaffermare Milano come città dell’accoglienza e dell’antirazzismo. Il raduno promosso dal Carroccio, ribattezzato “Senza paura – in Europa padroni a casa nostra”, punta a portare almeno 10mila persone in piazza. Tra gli ospiti annunciati c’è il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, mentre resta incerta la presenza di Viktor Orbán. Salvini insiste sul fatto che “non è un Remigration Summit”, pur non prendendo le distanze da un termine che negli ultimi mesi è diventato terreno di scontro politico. “Non mi spaventa”, ha detto, “siamo in democrazia”.È proprio attorno a quell’idea – remigrazione – che si è concentrata la reazione. Un concetto che per molte realtà milanesi rimanda a espulsioni di massa e politiche discriminatorie, e che assume un peso ancora più forte a pochi giorni dal 25 aprile, nella città simbolo della Resistenza. La risposta si sta costruendo da settimane, attraverso assemblee cittadine e momenti di coordinamento. Non c’è una regia unica, ma una trama di relazioni che tiene insieme mondi diversi: associazionismo, movimenti di base, partiti e studenti. “È una mobilitazione che nasce da Milano, dalla società civile”, spiega a ilfattoquotidiano.it Emilia Bitossi, presidente dell’associazione Naga. “La scelta della Lega di occupare piazza Duomo e di ripercorrere il percorso del 25 aprile è stata letta come una provocazione. Milano è una città antifascista, che da anni celebra quella data. E il concetto stesso di remigrazione parla di espulsione, di mandare via persone”.Per Bitossi, il senso della contromanifestazione è proprio questo: “Far sentire, con un corteo plurale fatto di colori, musica e partecipazione, che esiste un’altra Milano. Una Milano migrante, solidale, che non vuole costruire paura dello straniero”. Accanto alle associazioni ci sono i partiti politici e le organizzazioni giovanili dei partiti. “Sabato saremo in piazza per ribadire che la ‘remigrazione’ è irricevibile: è deportazione”, afferma Martina Sinatori, segretaria dei Giovani Democratici milanesi. “Noi abbiamo un’idea diversa di città: una Milano plurale e migrante, non quella della paura. E non ci faremo intimidire a una settimana dal 25 aprile”. Ma è soprattutto dal mondo della scuola che arriva una delle prese di posizione più nette. I collettivi studenteschi, già protagonisti negli ultimi anni di mobilitazioni cittadine, sono parte attiva di questa convergenza. Tra questi, il collettivo del liceo Berchet – già al centro di mobilitazioni contro il ddl sicurezza – che oggi condanna l’evento. “Ci schieriamo apertamente contro politiche razziste e fasciste”, spiegano a ilfattoquotidiano.it. “A pochi giorni dal 25 aprile, nella città Medaglia d’Oro della Resistenza, rifiutiamo che venga autorizzato un raduno di xenofobi e razzisti con la partecipazione di esponenti del governo”.Ancora più esplicito il documento diffuso dall’assemblea “Fuori Registro”, che riunisce diversi collettivi scolastici: la manifestazione dei Patrioti d’Europa viene definita “in continuità con politiche fasciste” e portatrice di “un’ideologia securitaria e razzista”. Nel testo si attacca direttamente anche il quadro più ampio: “Il vero obiettivo è creare un nemico comune, che scaturisce dall’odio e dalla paura”, si legge, denunciando una “semplificazione che distorce la realtà con il fine di mantenere gli equilibri di potere”. Il passaggio più duro riguarda però la remigrazione: si parla di “deportazioni di migranti irregolari, regolari e perfino cittadini”, fino alle “seconde generazioni nate e cresciute in Italia”. E ancora: “In un Paese con la nostra storia, a pochi giorni dal 25 aprile, non accettiamo che vengano riproposte politiche apertamente razziste”. Da qui la scelta di scendere in piazza: “Noi non ci stiamo” e “il 18 aprile, e una settimana dopo anche il 25, saremo in strada per dire no a politiche razziste e nazifasciste nella nostra città e nel nostro Paese”. Lo scontro, dunque, non è solo politico ma profondamente simbolico.A sottolinearlo è anche la presa di posizione dell’Anpi milanese. “Inneggiare alla remigrazione significa pianificare la deportazione degli immigrati: un atto anticostituzionale oltre che disumano”, afferma il presidente provinciale Primo Minelli, che definisce il raduno del 18 aprile “una vergognosa manifestazione” da “sanare” con la mobilitazione del 25 aprile, “a ricordo della Liberazione dal fascismo”. Sulla stessa linea anche la lettera lanciata a fine marzo da Possibile, che parla di un evento “non assimilabile a un convegno politico”, ma di un raduno che “diffonde idee che la Repubblica ha condannato nella sua storia”, chiedendo alle istituzioni di valutarne lo stop e alle forze democratiche di costruire una risposta unitaria in città. Nel testo si punta anche il dito contro il coinvolgimento istituzionale: la partecipazione di esponenti di governo viene definita “un segnale politico gravissimo che non può restare senza risposta”.Da una parte la Lega e i suoi alleati europei, che rivendicano una linea dura sull’immigrazione e parlano di “difesa della civiltà occidentale”. Dall’altra una rete che prova a ribaltare quella narrazione, rivendicando un’idea opposta di città e di società. Anche il sindaco Beppe Sala ha espresso perplessità sul richiamo alla remigrazione, pur prendendo atto che la manifestazione non può essere vietata. Dal centrodestra, però, si rilancia: la vera preoccupazione, secondo la Lega, sarebbe la contromanifestazione. È in questo spazio che si inserisce il fronte largo milanese: una convergenza che non cancella le differenze, ma le sospende temporaneamente. “Sono realtà diverse, che però si ritrovano unite contro parole d’odio, razzismo e fascismo. Questo movimento è fondamentale: rappresenta un nutrimento anche per la politica istituzionale ed è stato determinante, ad esempio, nel sostenere il ‘no’ al referendum”, osserva Emilia Bitossi. “Durante il corteo”, aggiunge, “ci sarà spazio anche per la Palestina e per chiedere la liberazione dei prigionieri palestinesi”. Il 18 aprile Milano si troverà a fare i conti con due immagini diverse di sé. Da un lato i patrioti europei che parlano di sicurezza e identità. Dall’altra una rete larga che rimette al centro accoglienza e diritti. In mezzo, una città che da anni si definisce aperta e plurale, e che ora quella definizione la misura nei fatti.L'articolo “Una provocazione occupare piazza Duomo a una settimana dal 25 aprile”. Associazioni e collettivi contro il Remigration summit di Salvini proviene da Il Fatto Quotidiano.