di Carmelo Pennisi Il nostro Paese, almeno fino ai primi anni 90, veniva considerato il più valido esempio di economia mista, caratterizzato dalla coesistenza tra un’iniziativa privata libera e tutelata dall’art. 41 della Costituzione e un intervento dello Stato attraverso la produzione di beni e servizi da parte delle aziende di Stato e la fissazione dei prezzi di alcuni beni essenziali.Sul finire degli anni Novanta, il sistema economico italiano è mutato radicalmente, perdendo gran parte dei connotati di sistema misto per assumere sempre più quelli dell’economia di mercato, con le grandi aziende di Stato privatizzate e i prezzi liberalizzati. Sono gli anni in cui le politiche keynesiane non affascinano più e le teorie neoliberiste fanno credere che il libero mercato e la sua “mano invisibile” avrebbero portato solo benefici e per tutti: una scelta che ha privato lo Stato di strumenti fondamentali di politica economica.Emblematica a mio avviso la storia di Eni, trasformata nel 1995 da Ente di diritto pubblico in Spa dal governo Dini e la cui privatizzazione ha ridotto la partecipazione statale all’odierno 30,5%. Eni ha una valenza molto forte per il nostro Paese: è stata la creatura di Enrico Mattei e un simbolo dell’intraprendenza, del riscatto, del coraggio e del genio italiano nell’ideare e realizzare un piano strategico di autonomia e indipendenza energetica dell’Italia nel secondo dopoguerra e ad un tempo una sfida al dominio, allora incontrastato, delle Sette Sorelle. Esigenze e istanze ancor più presenti nell’attuale contesto geo-politico internazionale. E se il rincaro dei prodotti petroliferi delle ultime settimane desta molte preoccupazioni sul piano economico e sociale, la reazione della politica è stata alquanto scomposta e improvvisata, con dichiarazioni generiche di maggiori controlli anti-speculazione e proposte di tassare i non meglio identificati extra-profitti. E in siffatto scenario quale potrebbe essere il ruolo di Eni?Durante il periodo pasquale era possibile osservare in tutte le stazioni di servizio Eni prezzi uniformi e ad un livello significativamente più basso rispetto alla concorrenza. Qualcosa di simile era accaduto in un altro momento difficile per il Paese, nell’estate del 2012, sotto il governo Monti. Dunque un piccolo aiuto ai bilanci delle famiglie italiane, neanche pubblicizzato, certamente condizionato dalle logiche di mercato e da una partecipazione statale solo al 30,5%, ma, prendendo spunto da ciò, si provi ad immaginare cosa si potrebbe chiedere in situazioni come quelle attuali a un Eni totalmente di proprietà dello Stato.Il punto sta proprio qui: un Ente Nazionale Idrocarburi – nato dalla visione strategica di Enrico Mattei di affrancare l’Italia dalla dipendenza energetica dall’estero – è un potente strumento a disposizione della politica economica del nostro Paese. Sarebbe deleterio non avvedersi di ciò e continuare nella scellerata direzione di privatizzare (nel maggio 2024 il MEF ha venduto un’ulteriore quota del 2,8%) un patrimonio fondamentale per l’Italia. Sarebbe un segno di buona e lungimirante politica mantenere l’Eni nel solco tracciato da Mattei, distribuendo all’intera collettività il dividendo del facile e affidabile accesso alle fonti energetiche.L’esperienza referendaria ha fatto riscoprire a molti la bellezza della nostra Costituzione nel rappresentare e affermare i valori di libertà, uguaglianza, solidarietà e legalità. Abbiamo riflettuto sulla sua natura programmatica e avvertito l’esigenza di una sua costante attuazione. Non se ne abbiano a male i sacerdoti del dogma neoliberista ma sarebbe bello riscoprire il significato dell’art. 43 della Costituzione che per fini di utilità generale consente di riservare allo Stato imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia ed abbiano carattere di preminente interesse generale. Un suggerimento in più per chi vuol fare Politica nell’interesse e per il bene della collettività.Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.L'articolo Prezzi dell’energia, cosa succederebbe ora con un’Eni totalmente proprietà dello Stato? proviene da Il Fatto Quotidiano.