I dati del Viminale aggiornati al 15 aprile 2026 rivelano che, nei primi tre mesi e mezzo dell’anno, l’Italia ha registrato lo sbarco di 7.300 migranti. Sebbene il trend mostri una netta flessione rispetto ai 16.090 dello stesso periodo del 2024 e ai 12.029 del 2025, sarebbe un errore abbassare la guardia o cedere a facili entusiasmi. La pressione sui nostri confini resta costante e, soprattutto, non siamo di fronte a una fuga di massa da teatri di guerra, ma a una sistematica migrazione economica che il nostro Paese non è in grado di assorbire.Scorrendo le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco, infatti, la spiegazione del fenomeno in chiave umanitaria cade rovinosamente. In cima alla lista troviamo il Bangladesh, con ben 2.050 arrivi, pari al 28% del totale. Seguono il Pakistan (11%), l’Egitto (7%), l’Algeria (6%) e la Tunisia (3%). Si tratta, per la stragrande maggioranza, di cittadini provenienti da Stati che non sono funestati da conflitti bellici tali da giustificare una protezione internazionale indiscriminata.È una migrazione dettata dalla ricerca di migliori condizioni economiche, un desiderio legittimo e comprensibile a livello individuale, ma che non può trasformarsi in un diritto collettivo a varcare irregolarmente i confini di una nazione sovrana.La solidarietà internazionale è un principio irrinunciabile, ma deve fare i conti con la realtà dei numeri e della sostenibilità. Ad oggi, il sistema di accoglienza italiano ospita complessivamente 136.275 persone. Regioni come la Lombardia (16.932 presenze), il Lazio (12.619) e l’Emilia-Romagna (12.041) sono ormai sature, con un impatto sociale ed economico che grava interamente sulle spalle dei contribuenti italiani. Non possiamo permetterci di mantenere migliaia di irregolari in attesa di un’identificazione che spesso conferma l’assenza di requisiti per l’asilo. Inoltre, tra i nuovi arrivati figurano già 1.437 minori stranieri non accompagnati, un carico di responsabilità e costi non indifferenti per le nostre comunità. Leggi anche: L’Europa svolta sui migranti. Assist al piano Albania: Meloni riparta da quiImmigrazione, è calata o sta aumentando?L’Italia ha il dovere morale di aiutare chi scappa davvero dalla morte e dalla persecuzione, ma ha anche il dovere morale, politico e giuridico verso i propri cittadini (e gli stranieri regolari) di difendere la propria stabilità economica e sociale. La solidarietà non può esserci imposta come un obbligo di accoglienza illimitata verso chiunque decida di partire per cercare fortuna altrove, ignorando le leggi e i percorsi legali d’ingresso.Il Paese non può farsi dettare l’agenda migratoria dagli scafisti o dalle ondate di chi confonde il diritto d’asilo con la ricerca di un sussidio. I dati del 2026 ci dicono che la rotta è tracciata, ma la strada per ripristinare la legalità ai nostri confini è ancora lunga e non ammette cedimenti. Quindi, probabilmente, vanno studiati nuovi rimedi, senza farne l’ennesimo teatro di contrapposizione politica o ideologica. Primum vivere, deinde philosophari.Giorgio Carta 16 aprile 2026L'articolo Perché l’Italia non può più permettersi una migrazione economica proviene da Nicolaporro.it.