Resta sotto la lente del Quirinale la norma contenuta nel decreto Sicurezza che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei rispettivi Paesi d’origine. Gli uffici legislativi del Colle hanno preso atto del fatto che la stessa maggioranza si sia resa conto che il provvedimento vada corretto, ma – nonostante il decreto vada convertito il 25 aprile, pena la decadenza – Sergio Mattarella, secondo quanto filtra, starebbe aspettando che dal Parlamento arrivi una soluzione all’impasse. Il capogruppo di Forza Italia Enrico Costa ha già annunciato che presenterà un ordine del giorno per intervenire, assicurando che “questa norma non entrerà in vigore senza regole attuative”. Il Capo dello Stato, però, viene riferito a LaPresse, potrebbe non firmare il decreto se la norma sugli incentivi agli avvocati non venisse ‘sterilizzata’ in modo inconfutabile. Avs: “Filtrano indiscrezioni dal Quirinale, chiediamo sospensione”Subito sono insorte le opposizioni, a partire da Alleanza Verdi e Sinistra e Partito democratico. “Filtrano indiscrezioni di stampa sulle perplessità del Quirinale per la famigerata nota sull’avvocatura, chiediamo una sospensione dei lavori per verificare con governo e presidente della Camera se ci siano le condizioni per proseguire l’esame del provvedimento e per evitare un conflitto istituzionale da scongiurare assolutamente”, hanno affermato nelle commissioni riunite I e II i capigruppo di Avs Filiberto Zaratti e Devis Dori. Pd: “Caos maggioranza, impedito esame in Parlamento”“È grave che l’avvocatura, che deve essere un soggetto libero e indipendente, diventi invece responsabile dell’attuazione delle politiche del governo: non è questa la sua missione”, ha detto il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera, Federico Gianassi, interviene nel corso dei lavori in Commissione, chiedendo la sospensione dell’esame del provvedimento per consentire un approfondimento su una norma “sbagliata e profondamente distorsiva”. “Parliamo – ha sottolineato il democratico – di una disposizione che introduce incentivi economici per gli avvocati legati all’esito dei procedimenti, alterando il principio cardine della professione forense, che è un’obbligazione di mezzi e non di risultato. Una impostazione che rischia di compromettere l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocatura, snaturandone il ruolo”. Gianassi ha ricordato come la norma sia stata “duramente criticata anche dal Consiglio Nazionale Forense, oltre che dalle principali associazioni forensi”. Nel suo intervento, l’esponente dem ha inoltre evidenziato le contraddizioni nella maggioranza: “Stiamo discutendo di una norma che anche Forza Italia, attraverso il suo capogruppo Costa, ha messo in discussione affermando che deve essere modificata. Siamo al caos e allora ci chiediamo: perché non fermarsi e approfondire davvero? Perché procedere senza chiarire nodi così rilevanti? Serve responsabilità, non forzature”. Gianassi ha concluso ribadendo che “è molto grave quanto sta accadendo, anche con l’avallo della presidenza della Camera, visto che il Parlamento non è messo nelle condizioni di poter discutere un provvedimento che interviene su temi molto delicati”.Questo articolo Dl Sicurezza, faro del Colle sulla norma avvocati: Mattarella attende una soluzione all’impasse proviene da LaPresse