Su Hormuz l’Italia ha dato un segnale di consapevolezza strategica. Loperfido spiega perché

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“I numeri della strategia italiana per ridurre la dipendenza dalla Russia e costruire un sistema energetico più sicuro e diversificato spiegano come in piena crisi energetica la premier non sia stata con le mani in mano ma si è recata personalmente dai principali fornitori. Una postura nell’interesse del Paese”. Lo dice a Formiche.net il deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Loperfido, segretario della Commissione Esteri della Camera e membro Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’Osce, dove è vicepresidente del Comitato antiterrorismo. “Il vertice di venerdì a Parigi, tra i 4 grandi d’Europa, – precisa – è uno sprone all’Ue affinché gli Europei siano nelle condizioni di contribuire alla tutela dei propri stessi interessi, politici ed energetici”.L’Italia è pronta a mandare due navi a Hormuz, nel quadro di una iniziativa europea che si manifesti dopo la cessazione delle ostilità. Che segnale è da parte di Roma e di Bruxelles?È un segnale di responsabilità e di consapevolezza strategica. Sicurezza marittima ed energetica coincidono e la presenza italiana tutela un interesse nazionale ed europeo. Lo Stretto di Hormuz è uno snodo essenziale per i flussi energetici globali e la libertà di navigazione rappresenta un interesse diretto per l’Italia e per l’Europa. La disponibilità italiana si colloca in un quadro multilaterale e presuppone, come indicato dal ministro Guido Crosetto, condizioni minime di sicurezza, a partire da una cessazione delle ostilità. Questa scelta è coerente con il percorso fatto negli ultimi anni: l’Italia ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo, costruendo un sistema fondato su forniture diversificate provenienti da Mediterraneo, Caucaso e Golfo.Se da un lato è importante sottolineare queste iniziative di missione multinazionale come costruttive, dall’altro è altrettanto strategico continuare a lavorare per riformare l’Ue, velocizzandone i processi: in che modo intendono farlo i conservatori?Il tema non è trasferire ulteriori competenze a livello europeo, ma migliorare la capacità decisionale dell’Unione. I conservatori europei, e Fratelli d’Italia in particolare, ritengono che la legittimazione democratica resti in capo agli Stati membri. La priorità è quindi rafforzare il coordinamento politico tra governi, rendere i processi più efficienti e ridurre i tempi decisionali, senza alterare gli equilibri istituzionali. L’esperienza recente sul piano energetico è indicativa: di fronte alla crisi, alcuni Paesi – tra cui l’Italia – hanno agito rapidamente, diversificando le forniture e riducendo la dipendenza dalla Russia. Il vertice di venerdì a Parigi, tra i 4 grandi d’Europa, è uno sprone all’Ue affinché gli Europei siano nelle condizioni di contribuire alla tutela dei propri stessi interessi, politici ed energetici.Come il Consiglio europeo di Cipro potrà dimostrare, anche agli alleati, che la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale? Portare Hormuz al centro del vertice significa riconoscere che la sicurezza energetica è una priorità strategica europea, non più rinviabile. Dopo aver ridotto drasticamente la dipendenza dalla Russia, l’Europa ha costruito un nuovo equilibrio energetico che passa proprio da queste aree. Ecco quindi l’interesse ad avere una de-escalation ed una stabilizzazione di quel quadrante.Torna di attualità l’ingresso di Nicosia nella Nato?Qualsiasi riflessione sull’ingresso nella Nato deve essere valutata con equilibrio, tenendo conto delle dinamiche regionali e della necessità di preservare coesione tra alleati. Certo è che è di queste ore la notizia che gli Usa stanno contribuendo a finanziare l’allargamento ed il potenziamento di alcune basi su suolo cipriota. A dimostrazione che Cipro è alleato affidabile, con cui condividiamo valori, alleanze e sfide.Algeria, Golfo e a breve anche Azerbaigian: l’attivismo internazionale della presidente del Consiglio come si sposa con le esigenze italiane legate all’approvvigionamento di gas?Negli ultimi anni l’Italia ha perseguito una strategia molto chiara: ridurre la dipendenza dalla Russia e costruire un sistema energetico più sicuro e diversificato. I numeri aiutano a comprendere la portata del cambiamento: nel 2021 oltre il 40% del gas importato dall’Italia proveniva dalla Russia; oggi quella quota è scesa a livelli residuali, intorno all’1-2%. Questa riduzione è stata compensata attraverso una forte diversificazione: Algeria, oggi primo fornitore, con circa il 30-35% delle importazioni; Azerbaigian, in crescita fino a circa il 15-17%; aumento significativo del Gnl, che oggi copre circa un terzo del fabbisogno nazionale, proveniente in particolare da Stati Uniti e Qatar. Questo spiega inoltre come in piena crisi energetica la premier non sia stata con le mani in mano ma si è recata personalmente dai principali fornitori. Una strategia nell’interesse del Paese.