Il Papa a Saurimo, regno di povertà e diamanti

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AGI - "Quando l'ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi". Da Saurimo, il regno dei diamanti, Papa Leone denuncia lo sfruttamento dei prepotenti e l'inganno della ricchezza. La capitale della provincia di Lunda Sud, a Nord-Est dell'Angola, rappresenta un paradosso vivente. È il simbolo estremo del contrasto tra ricchezza geologica e povertà assoluta del Paese.Tutta la regione è situata nel cuore dell'area mineraria più redditizia al mondo, ricca di diamanti e risorse idriche ma, nonostante queste ricchezze, la popolazione, aumentata in seguito all'arrivo di migranti fuggiti dalle aree colpite dalla guerra civile, vive in condizioni di povertà estrema. A Saurimo Leone si ferma per poche ore: visita un centro anziani ("saggezza di un popolo" da custodire), sosta in preghiera nella Cattedrale di Nostra Signora dell'Assunzione e infine presiede la messa nella spianata di Saurimo, dove in circa 60 mila lo accolgono, sotto temperature di oltre 32 gradi.Il grido dei popoli contro l'oppressioneIl caldo umido sembra non scalfire chi è in attesa da ore. Appena arriva il Papa a bordo della jeep per il giro dell'area è una acclamazione univoca. "Oggi vediamo che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza", scandisce il Pontefice nell'omelia. "Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia". "Noi non siamo venuti al mondo per morire. Noi non siamo nati per diventare schiavi né della corruzione della carne, né di quella dell'anima: ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà".La fede autentica e il rifiuto della superstizioneÈ Cristo che "dà orientamento e forza al cammino", che indica la via "non le nostre urgenze, né le mode del momento", osserva Leone che però mette in guardia dal considerare Gesù come "un erogatore di servizi" avvertendo che Dio non è un guru o un amuleto. "Questo accade quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve". La regione di Saurimo è anche caratterizzata da una ricca cultura di credenze ancestrali e di sette che lambiscono anche la Chiesa. Per il Papa vi sono "motivi sbagliati" per cercare Dio, "anzitutto quando viene considerato un santone (guru) o un portafortuna (amuleto)".L'incontro a Luanda e l'appello per la paceUn richiamo alla superstizione Leone lo fa anche nel pomeriggio, nell'incontro a Luanda con i vescovi, i sacerdoti, i consacrati e gli operatori pastorali. Ponendo l'accento sull'importanza della formazione il suo invito è quello anche di approfondire "uno studio personale serio" per illuminare i fedeli "salvandoli soprattutto dalla pericolosa illusione della superstizione". Esorta i seminaristi a non avere paura di seguire il Signore "nell'obbedienza, nella povertà, nella castità" e a tutto il clero raccomanda di non cedere "alla prepotenza e all'autoreferenzialità", a rifuggire "la ricerca dei privilegi" e a "non cercare vantaggi" dal servizio ecclesiale.La missione della chiesa angolanaMa soprattutto, in una terra che ancora porta le ferite di una guerra civile, Leone chiede di continuare l'impegno della pace. "La vostra fedeltà in Angola, come dev'essere in tutto il mondo, è oggi particolarmente legata all'annuncio della pace", sottolinea ricordando che in passato la Chiesa angolana ha "dimostrato coraggio nel denunciare il flagello della guerra, nel sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco, nel costruire e ricostruire, nell'indicare vie e soluzioni per porre fine al conflitto armato". "Il vostro contributo è comunemente riconosciuto e apprezzato. Ma questo impegno non è finito!". "Promuovete dunque una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando, in mezzo a voi, la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto. Gioite con loro, fate festa per la pace!". Domani il Papa volerà in Guinea Equatoriale, ultima tappa del suo viaggio in Africa.