Sarà l’autopsia, in programma lunedì 2 gennaio, a dare risposte chiare sulle cause della morte di Aurora Livoli, la 19enne trovata senza vita la mattina del 29 dicembre nel cortile di un condominio alla periferia di Milano. Sul corpo della giovane sono stati riscontrati lividi sul collo, segni che fanno ipotizzare una possibile morte per strangolamento, ma che dovranno ora essere valutati dall’esame medico-legale per stabilire se siano collegati al decesso o precedenti ad esso.Parallelamente i carabinieri stanno tentando di stringere il cerchio sull’uomo che era con Aurora nelle ore immediatamente precedenti alla morte. Le telecamere di videosorveglianza della zona lo hanno ripreso insieme alla ragazza in via Paruta, vicino al luogo del ritrovamento. Si tratta di un uomo alto, magro, con un giubbotto scuro e capelli ricci, ancora senza nome. In un secondo filmato, circa un’ora dopo, la stessa persona viene inquadrata mentre percorre la strada in senso opposto, questa volta da solo.Le immagini mostrano la giovane donna e l’uomo entrare nel portone di un condominio al civico 74, apparentemente consapevoli che l’ingresso resti spesso aperto, circostanza confermata dai residenti. Proprio lì, in un vialetto accanto a un’aiuola, il corpo della 19enne è stato scoperto la mattina successiva dal custode, steso a pancia in giù. Accanto al cadavere sono stati trovati i pantaloni di un pigiama rosso, ora al vaglio degli investigatori per accertarne la provenienza.Aurora non aveva con sé documenti né cellulare. Il telefono, che non è stato ancora rintracciato, potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire, attraverso i tabulati, gli ultimi spostamenti e i contatti della giovane. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Milano, coordinati dal pm Antonio Pansa, stanno lavorando per ricostruire le sue ultime settimane: dove dormiva, con chi si incontrava e come fosse riuscita a vivere a Milano senza denaro.Nata a Roma e residente a Fondi, in provincia di Latina, Aurora viveva con la famiglia adottiva. Diplomata all’Itis Pacinotti di Fondi, era iscritta all’università. Si era allontanata da casa il 4 novembre e l’ultimo contatto telefonico con i familiari risale al 26 novembre. “Non era la prima volta che si allontanava – hanno raccontato i genitori – ci aveva detto di stare bene e di non voler tornare a casa”. Questa volta, però, la ragazza non era rientrata, spingendo la famiglia a denunciarne la scomparsa.L’identificazione della giovane è avvenuta solo dopo la diffusione, autorizzata dalla Procura, di un frame delle telecamere di sicurezza in cui il volto di Aurora emergeva dal buio. Le impronte digitali non avevano dato riscontri negli archivi Afis, né erano emerse segnalazioni nei centri di accoglienza o nelle comunità per persone in difficoltà. A riconoscerla sono stati proprio i genitori, ora in viaggio verso Milano per l’autopsia. L’esame, inizialmente previsto per mercoledì, è stato rinviato per problemi legati alla comparazione del Dna, come spiegato dallo zio della ragazza: trattandosi di genitori adottivi, sono necessari ulteriori elementi biologici. Intanto, le indagini proseguono senza sosta per dare un nome all’uomo ripreso con Aurora e fare luce sulle ultime ore di vita della 19enne.L'articolo Aurora Livoli, attesa per l’autopsia. Ancora caccia all’uomo ripreso insieme a lei prima di morire proviene da Il Fatto Quotidiano.