Gomorra – Le Origini, la nuova serie Sky svela la Napoli del 1977 e i primi passi di Pietro Savastano

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In prima visione il 9 gennaio su Sky e in streaming su NOW, sei episodi tra vicoli, fragilità e potere che riportano la saga al suo DNA originale sotto la regia di Marco D’Amore.Il 9 gennaio 2026 segnerà uno spartiacque per la serialità italiana con il debutto su Sky e in streaming su NOW di Gomorra – Le Origini, un progetto che non si limita a rispolverare un marchio di successo globale, ma ambisce a rintracciarne l’anima in un passato lontano e polveroso. Siamo nella Napoli del 1977, un’epoca sospesa tra il tramonto dei vecchi guappi e l'alba cupa del narcotraffico, dove un giovanissimo Pietro Savastano muove i suoi primi passi in un mondo che non concede sconti. Questa nuova produzione Sky Studios e Cattleya, articolata in sei episodi, si propone come una vera e propria operazione di scavo psicologico e antropologico, curata dalla visione artistica di Marco D’Amore, che qui firma regia e sceneggiatura insieme ai "soci fondatori" del mito originale, Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano.Alla conferenza stampa di lancio della serie tv a Roma hanno partecipato:Il regista, co-sceneggiatore e supervisore artistico del progetto, Marco D’AmoreFrancesco Ghiaccio, regista degli ultimi due episodi della serieI protagonisti Luca Lubrano, Francesco Pellegrino, Flavio Furno, Tullia Venezia, Fabiola BalestriereGli sceneggiatori Leonardo Fasoli e Maddalena RavagliGiuseppe De Bellis, Executive Vice President Sport, News & Entertainment Sky ItaliaNils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios ItaliaRiccardo Tozzi, fondatore di CattleyaIl cuore del racconto batte tra i vicoli di una Secondigliano radicalmente diversa da quella che il pubblico ha imparato a conoscere nelle cinque stagioni precedenti. Non è ancora l'impero di cemento e potere assoluto, ma una terra di mezzo fatta di povertà estrema e sogni di riscatto che spesso si infrangono contro la realtà. Pietro, interpretato dall'esordiente Luca Lubrano, è un adolescente orfano che vive ai margini, affascinato dal carisma magnetico di Angelo ‘A Sirena, il re del quartiere che gestisce bische e negozi di abbigliamento americano per conto della potente famiglia Villa. Come ha spiegato lo stesso Lubrano durante la presentazione, il suo Pietro è lontano dal boss spietato che tutti ricordano: è piuttosto una borsa piena di sentimenti, solitudine e fragilità, sentimenti che il Pietro adulto avrebbe poi bandito per diventare il leader che abbiamo conosciuto.L’intera operazione è nata sotto il segno di quello che i vertici di Sky definiscono un "coraggio editoriale necessario". Nonostante la pressione internazionale per un seguito di Gomorra fosse altissima, la scelta è stata quella di evitare una riproposizione stantia degli stessi stilemi. Nils Hartmann, Executive Vice President di Sky Studios Italia, ha sottolineato come la domanda più ricorrente fosse proprio legata a un possibile ritorno del brand, ma la risposta è stata una netta sterzata narrativa. Sarebbe stato molto facile allungare il brodo e fare qualcosa che avesse gli stessi sapori e suoni per rassicurare il pubblico, ma noi abbiamo deciso di cambiare rotta ha dichiarato Hartmann, ribadendo la volontà di tornare al DNA originario della piattaforma: investire su giovani talenti e storie capaci di ridefinire i generi.Questo cambiamento di rotta ha trovato in Marco D’Amore il suo timoniere più convinto, nonostante un iniziale rifiuto dettato dal timore di ripetersi. Il regista ha paragonato la sfida a una celebre immagine di De Gregori, spiegando che tra il bufalo e la locomotiva, noi abbiamo scelto di essere il bufalo che scarta di lato e rischia di cadere pur di non percorrere una strada già segnata. Questa "propensione all'errore calcolato" ha permesso di infondere nella serie un calore e un’umanità inediti, esplorando le fratture emotive dei protagonisti prima che la corazza del crimine le rendesse invisibili. Anche Francesco Ghiaccio, che ha diretto gli ultimi due episodi, ha evidenziato come il lavoro sul set sia stato orientato a dare luce a quei punti di frattura, quando la fragilità si apre come una crepa e lascia intravedere il destino.Il cast, selezionato attraverso un meticoloso lavoro di ricerca sul territorio campano coordinato da Davide Zurolo, rappresenta la linfa vitale di questa origine. Accanto a Lubrano, troviamo Tullia Venezia nei panni di una giovanissima Imma Ajeta, una ragazza della piccola borghesia il cui destino incrocia quello di Pietro in un incontro che sa di amore e dannazione. Flavio Furno dà voce a ‘O Paisano, un detenuto carismatico che dal carcere di Poggioreale diffonde un nuovo "umanesimo camorrista", mentre Fabiola Balestriere restituisce la complessità di una giovane Annalisa Magliocca — la futura Scianel — mostrata qui come una madre vittima di una realtà patriarcale violenta. Balestriere ha confessato che il suo intento non era emulare la prova magistrale dei predecessori, ma cercare di portare un po' il profumo del vecchio nel nuovo, onorando un’eredità importante senza scadere nell’imitazione.Sul piano tecnico, la serie si distingue per una ricostruzione storica maniacale che rifugge i teatri di posa per abbracciare la verità delle location reali. La Napoli del 1977 è stata ricreata tra San Giovanni a Teduccio e Nola, cercando quelle palette cromatiche — dominate dai marroni e dai beige — che raccontano un'Italia pre-terremoto ancora legata a tradizioni arcaiche. Anche la lingua è stata oggetto di un restauro filologico: il napoletano parlato nella serie è quello di quarant'anni fa, recuperato attraverso memorie collettive e consulenze dirette, una lingua che Marco D’Amore considera uno strumento essenziale per codificare la realtà, dove ogni termine ha un immaginario preciso che non può essere tradotto senza perdere sostanza.Non è mancato, intorno al progetto, il dibattito sulla rappresentazione del male e sulla presunta apologia del crimine, temi caldi nell'attuale panorama politico e legislativo. Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya, ha difeso vigorosamente la funzione della narrazione simbolica, paragonandola al ruolo storico del neorealismo. La narrazione dice quello che sta sotto la superficie e, se non permettiamo a questo negativo di uscire fuori attraverso l'arte, rischiamo che marcisca nel silenzio ha affermato Tozzi, ricordando come anche Andreotti criticò a suo tempo i grandi maestri del cinema italiano per la "brutta figura" all'estero, mentre oggi quelle opere sono l'orgoglio culturale del Paese.Gomorra – Le Origini si presenta dunque come un’opera necessaria per chiudere il cerchio di un racconto che ha segnato la storia della televisione. Con una colonna sonora curata da Pasquale Catalano che unisce sonorità elettroniche e suggestioni mediorientali per narrare un'epica delle emozioni senza tempo, la serie non guarda solo al passato, ma punta dritto al futuro. Lo sviluppo della seconda e della terza stagione è già in fase avanzata, confermando la fiducia totale di Sky in un universo narrativo che, come una cicatrice profonda, continua a rivelare nuovi strati della nostra coscienza collettiva.Articolo a cura di Simone Rossiper "Digital-News.it" (twitter: @simone__rossi)Su NOW le Serie TV internazionali, gli Show di cui tutti parlano, i Film più attesi e tutto lo Sport di Sky in diretta streaming. Clicca qui e scopri tutte le offerte attiveL'articolo Gomorra – Le Origini, la nuova serie Sky svela la Napoli del 1977 e i primi passi di Pietro Savastano proviene da Digital-News.