L’obiettivo è «riunirsi in assemblea prima della ripresa dei lavori parlamentari» per provare, quantomeno, a trovare una «sintesi» capace di tenere insieme il partito e sciogliere un nodo che ha creato non poco imbarazzo nel Partito democratico: il ddl antisemitismo. Un testo pensato per contrastare i discorsi d’odio antisemiti, ma che ha finito per accendere una nuova lotta intestina nel partito guidato da Elly Schlein per il suo carattere «repressivo» e sbilanciato in favore dello Stato di Israele. «Non sono favorevole a leggi che rischiano di equiparare l’antisemitismo a una critica anche aspra al governo Netanyahu», le parole della dem Laura Boldrini.Il disegno di legge è a prima firma del senatore Graziano Delrio e sottoscritto da alcuni senatori dem dell’area di minoranza (la più distante dalla segreteria). Il testo sarà tra i primi a essere incardinati in Commissione Affari Costituzionali al Senato alla ripresa dei lavori parlamentari, prevista per il 7 gennaio. Ma presto arriverà un secondo testo sull’antisemitismo, partorito sempre dal Pd. È stato commissionato dal capogruppo al Senato del partito, Francesco Boccia, al senatore Andrea Giorgis, durante un’assemblea riunitasi prima delle vacanze natalizie. Anche se il testo di Giorgis è ancora in “cottura”, qualche dettaglio sul suo contenuto, sui suoi “ingredienti”, è già emerso negli ultimi giorni.Il testo del ddl DelrioGuardando al ddl Delrio, il provvedimento è composto da sei articoli. Il primo prevede l’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che lo descrive come «una percezione negativa verso gli ebrei, che può tradursi in odio espresso verbalmente o fisicamente, rivolto a persone, proprietà, istituzioni comunitarie o edifici di culto ebraici». Tra i punti più discussi c’è l’articolo 4, che introduce il monitoraggio delle azioni di prevenzione e contrasto all’antisemitismo in ambito universitario, istituendo di fatto una figura di controllo sulle attività interne agli atenei. Il ddl include inoltre misure sanzionatorie per la prevenzione, la segnalazione, la rimozione e la punizione dei contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme digitali in lingua italiana.Le modifiche di Giorgis: la definizione di antisemitismoEcco allora che il testo di Giorgis partirebbe proprio dalla modifica della fonte da cui attingere la definizione di antisemitismo. Non si farà più riferimento alla definizione dell’IHRA, ma si guarderà alla Dichiarazione di Gerusalemme, considerata più garantista sul piano della libertà di espressione. L’idea è quella di assumerla come base, integrandola solo con le parti ritenute più “digeribili” della definizione IHRA.I discorsi d’odio e la prevenzioneMa non è l’unico punto su cui si interverrà. Altri due nodi sono al centro del lavoro. Il primo riguarda l’allargamento dello spettro dei discorsi d’odio, che non sarebbero più limitati ai soli episodi di antisemitismo, ma estesi anche ad altre forme, come quelli contro i musulmani. Un’ipotesi che però suscita perplessità nella minoranza dem, timorosa che un ampliamento eccessivo «finisca per diluire il provvedimento». Il secondo fronte riguarda formazione e prevenzione: istruzione nelle scuole, corsi di sensibilizzazione e iniziative educative.I timori della minoranzaDelrio – secondo fonti dem – avrebbe replicato sottolineando come la definizione IHRA sia ormai accettata da tutte le legislazioni vigenti nell’Unione europea. E sull’ipotesi di allargare il perimetro del provvedimento ad altre forme di odio, mette in guardia dal rischio di annacquamento: «Questo vuole essere un ddl sull’antisemitismo» è il ragionamento che continua a circolare, pur nella consapevolezza delle sensibilità presenti nell’area più filo-palestinese del Pd. Quanto al nodo della presunta impostazione repressiva del testo, così come è stata letta da una parte del partito, Delrio – sempre secondo fonti- avrebbe respinto le critiche, pur prendendo atto delle osservazioni dei compagni di partito.L’obiettivo: «Costringere il partito a parlarne»I due testi del Pd andrebbero così ad aggiungersi a quelli già presentati e incardinati in Parlamento: quello del forzista Maurizio Gasparri, del leghista Massimiliano Romeo e di Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva. Delrio ha già chiarito ieri al Messaggero di non avere intenzione di ritirare il suo ddl, «perché risponde a esigenze diverse rispetto ad altri», pur restando in attesa di valutare il nuovo testo in arrivo. In ogni caso, per i riformisti l’obiettivo politico è stato centrato: «Costringere il partito ad affrontare apertamente il tema dell’antisemitismo – spiegano dalla minoranza – Un argomento che il gruppo tendeva a evitare, facendo finta di niente, perchè ci avrebbe esposti inevitabilmente alle pressioni delle piazze»L'articolo Ddl antisemitismo, il Pd fa riscrivere il testo Delrio ad Andrea Giorgis. La minoranza teme l’annacquamento: «Vogliono allargare ad altro» proviene da Open.