Il mattino di domenica 13 febbraio 1983 Maurizio Verna, uno psicologo torinese di 29 anni, si alza il mattino all’alba per andare a sciare in Valle d’Aosta, a Champoluc. Si mette in coda per prendere l’ovovia, quando all’improvviso l’impianto viene fermato. Poco dopo la partenza una cabinovia si stacca dalla fune portante e scivola addosso alla precedente. Nessuno si fa male, i tecnici risistemano al posto giusto la cabina e l’impianto è pronto per essere avviato. Maurizio sta preparandosi a salire dietro un gruppo di 11 sciatori, quando una persona dietro di lui chiede di passargli perché fa parte della famiglia che sta salendo sulle cabine. Maurizio cede il posto, la persona si imbarca e ora tocca a lui. Ma non fa in tempo a salire: alla ripartenza il cavo trainante con un colpo di frusta si spezza. E le tre cabine appena partite precipitano nel vallone, da venti metri di altezza. Muoiono 11 sciatori, si salverà solo un bimbo di 9 anni.L’incidente con l’ovovia in Val D’Aosta scampato per un soffio. Ma la sera in quel cinemaCon gli occhi pieni di paura per la tragedia appena vissuta e il cuore in fondo colmo di gratitudine per essersi salvato di un soffio, Maurizio si toglie gli sci, li carica in macchina e torna a Torino. Arrivato a casa è ancora sconvolto, telefona a una cara amica per raccontarle quella drammatica mattinata. Lei è una pittrice americana della sua stessa età, che ha studiato e iniziato a lavorare a Torino: Claire Bonnie Calbert. Quando si parlano al telefono lei vorrebbe distrarlo, proporgli di andare a fare una passeggiata in quella domenica di carnevale. Poi guarda fuori dalla finestra e vede la neve fitta che sta imbiancando alberi e strade di Torino e allora propone a Maurizio di andare al cinema, a vedere qualcosa di leggero per farsi una risata. Non distante da loro al cinema Statuto, vicino all’omonima piazza, è in cartellone una commedia divertente, “La capra”, con Gerard Depardieu. Maurizio accetta e con Claire entra in sala alla proiezione delle 17,30.L’incendio dello Statuto così simile a quello scoppiato ora nel locale svizzeroLa sala dello Statuto è molto grande: più di mille posti fra platea e galleria. Il film però è in cartellone ormai da 13 settimane, il cinema è di quelli che a quei tempi venivano definiti di seconda visione, dove si facevano un secondo giro le pellicole che avevano avuto un certo successo. Così non sono molti gli spettatori pronti a sfidare la nevicata: un centinaio scarso fra platea e galleria, c’è posto comodo per tutti. Alle 18,15 però in sala si sente uno scoppio: è un corto circuito, ed esce una fiammata che incendia subito la tenda da cui entrare in platea. In pochi secondi la tenda cade in fiamme sulle poltrone delle ultime fila, fatte di gomma. Bruciano e un fumo tossico invade tutto il cinema. La pellicola continua a girare, e in galleria nessuno si accorge di nulla. Quando capiscono è troppi tardi. Dalla platea invece qualcuno prova a scappare. La strada per l’uscita è in fiamme, si corre verso le uscite di sicurezza. Ma sono tutte bloccate meno una: il proprietario del cinema le aveva fatte chiudere per evitare che da lì entrassero spettatori senza pagare il biglietto. Quella è la domenica in cui si doveva compiere il destino di Maurizio. Il suo corpo e quello dell’amica Claire vengono trovati dai soccorritori troppo tardi: sono due delle 64 vittime dell’incendio del cinema Statuto, la più grande tragedia vissuta da Torino dopo la Seconda guerra mondiale.Giancarlo CaselliI corpi carbonizzati, lo strazio dei parenti per il riconoscimento. Tutto si sta ripetendoIl rogo dello Statuto è per molti particolari il precedente del dramma vissuto a Crans Montana in questa notte di Capodanno: un incidente capitato per caso, le uscite di sicurezza sbarrate, i materiali infiammabili cui è bastata la prima scintilla per fare deflagrare un incendio devastante. All’epoca lavoravo per una radio privata torinese e mi inviarono allo Statuto appena si apprese la notizia. Da lì e poi dall’obitorio di Torino raccontai orrore e dramma in diretta. Immagini terribili con i corpi carbonizzati raccolti in sacchi neri e allineati sul marciapiede della via, lo strazio poi dei familiari in fila alla camera mortuaria per cercare da un anello, da una catenina di riconoscere quel che restava del proprio congiunto. Scene drammatiche che si stanno ripetendo ora come allora a Crans Montana, dove ancora non è possibile dare un nome a molti giovani bruciati quella notte.L’inchiesta di Giancarlo Caselli, la doppia condanna poi annullata dalla prescrizioneLa tragedia di Torino ha costretto l’Italia a varare nuove leggi di sicurezza per i locali pubblici (non solo i cinema): quelle in vigore ancora oggi. Ma ha lasciato grande amarezza nel magistrato che fece l’inchiesta sulle responsabilità di quanto accaduto: Giancarlo Caselli, all’epoca giudice istruttore già noto per molte inchieste sul terrorismo e conosciuto da tutti per avere chiesto e ottenuto di guidare la procura di Palermo dopo le stragi in cui persero la vita Giuseppe Falcone e Paolo Borsellino. L’amarezza di Caselli, ripetuta ad ogni commemorazione delle vittime dello Statuto, deriva dal fatto che nessuno avrebbe pagato per le responsabilità di quel che accadde quella domenica di febbraio. Il gestore della sala e tutti i tecnici e funzionari comunali incriminati nell’istruttoria di Caselli furono infatti condannati a pene esemplari in primo grado, e condannati anche in appello sia pure in modo meno pesante. Ma quelle sentenze di condanna non diventarono mai effettive, perché prima ancora di arrivare in Cassazione scattò la prescrizione cancellando tutto. C’è da sperare per rispetto delle vittime che a Crans Montana non si ripeta anche questa seconda parte del dramma dello Statuto.L'articolo Crans Montana, il precedente del cinema Statuto a Torino e il tragico destino di Maurizio che fu fra i 64 morti del rogo. Alla fine, nessuno pagò: finì in prescrizione proviene da Open.