Beppe Grillo e il messaggio di fine anno: "I politici sono zombie, la giustizia usata come clava"

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"Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo. Resto qui, a guardare e a pensare… In silenzio, perchè è la forma più elevata di presenza". Beppe Grillo torna a battere un colpo con un lungo e introspettivo post sui social. Il fondatore del M5s – dopo la rottura col Movimento, gli attacchi alla leadership di Conte e la successiva guerra per simboli e blog – saluta il 2025 a modo suo. "In questo momento dell’anno - si legge all'inzio del messaggio, piuttosto cupo e malinconico - tutti fanno finta di tirare una riga, una riga immaginaria come quelle che si tracciano sulla sabbia con un dito, sapendo benissimo che basta un’onda per cancellarla. Io questa riga non la vedo, vedo invece un accumulo di parole sprecate, usate come coriandoli, e di responsabilità lasciate cadere per terra come scontrini vecchi. Vedo un Paese che si è abituato a tutto, all’ingiustizia che diventa una procedura, al dolore che diventa una pratica amministrativa e al silenzio che viene scambiato per equilibrio". Poi ricorda i bei tempi andati: "Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Ho detto cose scomode quando era sconveniente dirle e cose impopolari quando forse conveniva starsene zitti, ma poi sono rimasto in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore". Grillo dice di sentire di vivere in uno stato "in cui non esiste noia, tristezza, nè dolore fisico e morale. Un bozzolo dalle dimensioni infinite".     Per Grillo, il 2025 è stato "un anno di sottrazione… che ha tolto più di quanto abbia dato. Ha tolto senso alle parole, voglia di spiegare; non c’è più neanche il senso del pudore, che una volta almeno ti costringeva ad abbassare gli occhi, oggi si guarda dritto in camera e si mente senza battere ciglio". Ma non solo, l'anno passato è stato carettrizzato dal dibattito sulla giustizia, che per l'ex garante del Movimento è "quella parola 'solenne' agitata da tutti come una bandiera e usata come una clava. Ci sono cose che non entrano nei bilanci di fine anno, esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo, insegnano che la verità segue percorsi tortuosi e che la giustizia spesso procede con tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto". Ma il giudizio finale al quale arriva, è sempre lo stesso: "La politica continua a recitare, cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi".