Crans-Montana: le sfide per la cura delle ustioni gravi

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Il bilancio dell’incendio di Crans-Montana nella notte di Capodanno, con 47 vittime accertate e circa 115 feriti, fra cui 13 italiani, accende i riflettori sulle sfide nell’assistenza agli ustionati. Pazienti fragilissimi, alcuni dei quali arrivati dalla Svizzera e assistiti in strutture italiane, che presentano una serie di sfide dal punto di vista dell’assistenza medica. “Il primo problema è legato alla superficie corporea coinvolta: sopra determinate percentuali non si parla più di danni da ustione, ma di malattia da ustione, che comporta una serie di rischi per il paziente”, spiega a Lapresse Alessio Caggiati, già primario Chirurgia plastica Idi Irccs e docente alla Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell’Università Cattolica di Roma.“Il corpo infatti si disidrata in modo importante e perde elettroliti: ecco perché negli ustionati maggiori l’assistenza in terapia intensiva è fondamentale. Dal punto di vista della chirurgia plastica – continua – nei casi più gravi cerchiamo di limitare la superficie esposta con sostituti temporanei della pelle o con membrane artificiali oppure biologiche, che riducano l’esposizione e la perdita dei liquidi”. ‘Corazze’ di cute“Se la superficie coinvolta è limitata ma le ustioni sono profonde, il problema è diverso. Si possono creare ‘corazze’ di cute ustionata intorno ad esempio a un arto, che ostacolano l’afflusso di sangue verso il cuore, come una sorta di laccio emostatico”. La soluzione? “In questi pazienti – dice lo specialista – vengono eseguite procedure di emergenza che consistono nell’incisione delle corazze di cute ustionata, per consentire al sangue di circolare”. “Negli ultimi anni sono migliorate le tecniche di terapia intensiva e di monitoraggio dei parametri corporei. Mentre dal punto di vista della chirurgia plastica sono stati sviluppati molti materiali da usare come sostituti della pelle: prodotti da cadavere o sintetici. All’Idi Irccs – precisa Caggiati – trattiamo la fase secondaria, quella degli esiti delle ustioni. In questa fase le terapie disponibili sono tante, dai trapianti di pelle alle plastiche per consentire l’allungamento degli arti ‘bloccati’ dalle cicatrici da ustioni, fino alla chirurgia rigenerativa. Una sorta di trapianto di cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo del paziente, che vengono iniettate nei tessuti cicatriziali per ammorbidirli, restituendo la mobilità degli arti e riducendo il ricorso a interventi più importanti, che erano l’unica soluzione fino a 10-15 anni fa”. Crans-Montana, le insidie per i grandi ustionati“Le immagini arrivate da Crans-Montana, con la calca e lo stretto accesso all’uscita, fanno pensare che molte delle persone coinvolte abbiano subito ustioni estese, tali da definirli grandi ustionati. Tecnicamente parliamo di coloro che hanno oltre il 20% del corpo coperto da ustioni di II e III livello. Ebbene, qui i problemi si moltiplicano”, avverte Maurizio Busoni, professore presso il Master di Medicina Estetica dell’Università di Barcellona. “I grandi ustionati, infatti, hanno il 60% in più di incidenza rispetto alle persone sane di problemi cardiovascolari e un maggior rischio oncologico. Ci sono studi che dimostrano che anche la qualità della vita del paziente è alterata, in peggio, per i successivi 20 anni”.I numeri nel mondo“Recenti studi hanno stimato nel mondo circa 11 milioni di nuovi grandi ustionati all’anno, con circa 300.000 decessi a causa delle ustioni. Questi dati però fanno riferimento a periodi di pace, quindi negli anni in corso si ritiene che vi siano molte vittime in più a causa degli effetti dei bombardamenti nei vari teatri di guerra nel mondo”, avverte lo specialista.La buona notizia è che “negli ultimi 20 anni la medicina ha compiuto grandissimi progressi nella terapia di emergenza dei grandi ustionati, aumentando grandemente le prospettive di sopravvivenza, seppur a costo di lunghi periodi di ospedalizzazione in reparti di terapia intensiva, spesso uniti ad interventi chirurgici di ricostruzione dei tessuti grazie a trapianti cutanei”. L’ustione “determina alcune conseguenze sul tessuto aggredito, ma anche effetti negativi su tutto l’organismo del paziente, esponendolo ad una minore aspettativa e qualità di vita”, continua l’esperto.Medicina rigenerativa contro le ustioniBusoni è ideatore della metodologia Biodermogenesi, un protocollo di medicina rigenerativa made in Italy “utilizzato fino ad ora su una cinquantina di grandi ustionati”. Una soluzione che combina tre funzioni (il vacuum che favorisce la riattivazione del microcircolo cutaneo; i campi elettromagnetici, capaci di favorire l’ossigenazione della pelle; la stimolazione elettrica, per veicolare i principi attivi e potenziare la produzione di collagene) per “una rigenerazione cutanea con miglioramenti non sono solo di natura estetica, ma anche funzionale”, scandisce lo specialista parlando con LaPresse.“Abbiamo dimostrato in questi anni – assicura – che è possibile curare con successo i grandi ustionati anche in situazioni estreme, quali pazienti con l’80% del corpo coperto da ustioni di III grado o con cicatrici da ustione invalidanti vecchie di 34 anni. Insomma negli scorsi anni la medicina ha permesso di aumentare il numero dei sopravvissuti alle grandi ustioni, adesso stiamo lavorando per migliorare la qualità ed allungare la loro aspettativa di vita”, conclude.Questo articolo Crans-Montana: le sfide per la cura delle ustioni gravi proviene da LaPresse