Sentenza Diarra: come cambiano il calciomercato e i rapporti di forza tra club e calciatori

Wait 5 sec.

Articolo a cura di Luca Ferrari, Global Head of Sport di Withers, e di Alessia Murgia, Associate di Withers.  Trent’anni dopo la “sentenza Bosman”, un’altra decisione della Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) è destinata a modificare gli equilibri di forza tra club e calciatori con ripercussioni sulla stabilità contrattuale e, gioco forza, sul calciomercato, che ha riaperto i battenti oggi nella propria sessione invernale.      La pronuncia della CGUE nel “caso Diarra” del 4 ottobre 2024 (C-650/22) ha stabilito che alcune disposizioni delle FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players (RSTP) violano il diritto dell’Unione europea, in particolare i principi sulla libera circolazione dei lavoratori (art. 45 TFUE) e sulla concorrenza (art. 101 TFUE).  La FIFA ha immediatamente adeguato il proprio regolamento, ridefinendo le regole sulle conseguenze del recesso senza giusta causa dal contratto, contenute nell’art. 17 RSTP; successivamente, ha avviato un dialogo con gli stakeholders per introdurre nuove regole e parametri per la quantificazione del danno, in modo da favorire una certa uniformità nella determinazione dei risarcimenti dovuti dai calciatori a seguito di recesso ingiustificato dal contratto. I nuovi parametri FIFA, la cui emanazione dovrebbe essere prossima, renderanno meno incerte e meno pesanti le conseguenze della fuga dal contratto. In buona sostanza, è probabile che diventi prevedibile, con una certa approssimazione, il range del “prezzo” al quale il calciatore può liberarsi dai propri vincoli contrattuali e andare a giocare altrove.    Come cambia la “stabilità contrattuale”  In precedenza, sul piano puramente risarcitorio, le società risultavano favorite rispetto ai calciatori. Infatti, quando era il club a porre fine illecitamente al contratto, il risarcimento al calciatore consisteva nel corrispondergli il valore residuo del contratto, e solo per differenza rispetto all’eventuale nuovo stipendio che lo stesso calciatore avesse ricevuto dal nuovo club. Per i calciatori, invece, le conseguenze risarcitorie di un recesso ingiustificato erano più gravose e indeterminabili a priori, cosa che ha sempre funzionato da vero deterrente alla rottura unilaterale del contratto.  Luca Ferrari, Global Head of Sport di WithersIl calcolo si basava su diversi criteri, tra i quali l’ineffabile specificità del calcio, la retribuzione -generalmente molto maggiore – prevista nel nuovo contratto e le spese sostenute dal club “tradito” per assicurarsi l’ingaggio del giocatore, senza alcun fattore mitigante. Diarra, ad esempio, era stato condannato dalla FIFA a pagare un risarcimento di 10.5 milioni di euro.  Inoltre:  il nuovo club era ritenuto automaticamente responsabile in solido per il risarcimento del danno;  la federazione del vecchio club poteva opporsi al rilascio del certificato internazionale di trasferimento (‘ITC’), impedendo, o ritardando significativamente, il nuovo tesseramento.  La decisione della CGUE, che si è concentrata sull’art. 17 (commi 1, 2 e 4), sull’art. 9.1 e sull’Allegato 3 RSTP, ha cambiato questo scenario, portando la FIFA a modificare le regole sulle conseguenze del recesso del calciatore senza giusta causa:   il risarcimento dovuto in caso di violazione del contratto da parte di un calciatore deve ora basarsi sul principio dell’interesse positivo (volto a riportare la parte non inadempiente nella posizione in cui si sarebbe trovata se la violazione non fosse avvenuta) e sulla legge del Paese interessato;  la responsabilità solidale del nuovo club si applica solo se la precedente società dimostra che il nuovo club ha attivamente indotto il calciatore a violare il contratto;  il rilascio dell’ITC e quindi il tesseramento per il nuovo club, deve comunque avvenire entro 72 ore dalla richiesta.  A breve, come detto, la FIFA emanerà anche le linee guida per quantificare l’entità dei risarcimenti. Di conseguenza, anche le clausole penali, eventualmente inserite nei contratti, dovranno adeguarsi per rispettare il requisito della proporzionalità.  Le nuove clausole rescissorie  I rischi, in questo mutato scenario, continueranno a gravare su entrambe le parti: società e calciatore. Per ridurre l’incertezza, uno strumento da considerare, idoneo a riequilibrare gli interessi e a prevenire contenziosi dall’esito non del tutto prevedibile, è una clausola rescissoria flessibile e calibrata sull’effettivo valore, attuale e prospettico, del calciatore.  La clausola rescissoria del futuro, di cui si sta già parlando diffusamente in Europa, dovrebbe essere dinamica, con importi modulabili in base alle prestazioni sportive del calciatore e alla posizione – competitiva ed economica – del club potenzialmente interessato alla sua acquisizione. Nel concreto, il corrispettivo a favore del club “abbandonato” potrebbe essere integrato da una somma dipendente dalle prestazioni (presenze, goal, assist) con la nuova maglia, oltre che da una percentuale della futura vendita.  Perché la clausola rescissoria sarà sempre più utilizzata  Definire in modo chiaro le posizioni di club e calciatore fin dall’inizio del rapporto consente di allineare gli interessi e ridurre il rischio di contenzioso. Il raggiungimento di questo obiettivo passa dalla configurazione di una clausola rescissoria capace di superare le logiche tradizionali: non più un importo fisso pensato per attirare o scoraggiare club rivali, ma un meccanismo basato su parametri trasparenti e universali, in grado di fornire una valutazione (sia attuale che predittiva) del reale valore sportivo e di mercato del giocatore, adattandosi alle circostanze concrete e garantendo maggiore equilibrio.  La stabilità contrattuale resta un principio cardine dei rapporti tra club e calciatori. La creazione di una clausola modulabile, con eventuali periodi di blocco e scadenze precise per la sua attivazione, può offrire ai club la sicurezza di non perdere un giocatore né troppo presto né troppo tardi, riuscendo a lavorare tempestivamente per la sua sostituzione e ricavando un ritorno economico parametrato anche al livello delle sue prestazioni future.  Al tempo stesso, questo meccanismo consente al calciatore di scegliere il nuovo club ad un livello corrispondente agli obiettivi di progressione della carriera. In concreto, la clausola dovrà prevedere un corrispettivo fisso crescente in rapporto al livello del club che acquista il giocatore, e minore sarà il corrispettivo fisso, maggiori saranno le integrazioni di tale corrispettivo legate alle prestazioni e al valore del successivo trasferimento ad un club di livello superiore. In questo senso, la clausola rescissoria non segna la fine della stabilità, ma la sua evoluzione: uno strumento intelligente che, se ben congegnato, consente di trovare un punto d’incontro tra società e giocatori in sede di primo contratto e di successivi rinnovi.