«Trump ha decapitato il Venezuela, ma il regime è lì. Usa condizionati dalla spinta dei neo conservatori» – Il videocommento di Dario Fabbri

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Durante l’ultima notte gli Stati Uniti hanno attaccato Caracas. Secondo quanto dichiarato da Donald Trump, il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie sarebbero stati catturati. Le informazioni disponibili restano però incerte, come inevitabile in una crisi di queste proporzioni. A commentare la situazione è Dario Fabbri, direttore della rivista Domino, che individua alcuni punti chiave per comprendere la portata dell’evento.«Il regime sarebbe stato decapitato ma non sostituito da parte statunitense»«Il primo», spiega Fabbri, «è che gli Stati Uniti avrebbero catturato Maduro, ma non avrebbero realizzato un golpe interno, giacché nelle ultime ore il ministro della Difesa e la vicepresidente del Venezuela sono intervenuti per affermare di rimanere al loro posto e, nelle parole del ministro della Difesa Padrino López, di voler combattere fino all’ultimo l’aggressione americana. Dunque il regime sarebbe stato decapitato ma non sostituito da parte statunitense».Il Venezuela nel mirino Usa dall’inizio del chavismoIl secondo elemento riguarda il contesto interno agli Stati Uniti: «La Casa Bianca sembrerebbe essersi trascinata in una crisi complessa come questa anche per volontà di alcuni apparati storicamente legati ai neoconservatori, che hanno nel mirino il Venezuela dall’inizio del chavismo, quindi dalla fine del secolo scorso e dai primi mesi del nuovo millennio. Questi apparati sembrerebbero aver trovato in Donald Trump, come ai tempi di Bush figlio, un elemento da utilizzare per tentare di rovesciare il regime».Il sogno degli Stati UnitiInfine, il terzo punto riguarda quello che Fabbri definisce un «sogno tutto statunitense e dunque impossibile: ritornare nell’emisfero occidentale, cioè asserragliarsi nel continente presunto d’appartenenza per fuggire alle complicazioni del mondo. Proposito impossibile – sottolinea – nessun impero si ritira in un guscio, tanto meno un impero globale come gli Stati Uniti. Ma per perseguire questo sogno, collegato anche alla Groenlandia, Washington rischia di complicare la situazione proprio in quel giardino che considera di casa e che vorrebbe manutenere a modo proprio». «Seguiremo gli sviluppi di quello che sta accadendo – conclude Fabbri – lo faremo attraverso Domino. Anzi, il numero di gennaio di Domino, in uscita nei prossimi giorni, sarà proprio dedicato alla crisi venezuelana».L'articolo «Trump ha decapitato il Venezuela, ma il regime è lì. Usa condizionati dalla spinta dei neo conservatori» – Il videocommento di Dario Fabbri proviene da Open.