Chi ha innescato l’incendio e che cosa ne ha favorito una propagazione così rapida e devastante. E soprattutto, se tutte le norme di sicurezza erano rispettate. È attorno a queste domande che ruota l’inchiesta aperta dalla Procura federale del Vallese sul rogo che, nella notte di Capodanno, ha trasformato il lounge bar Le Costellation di Crans-Montana in una trappola mortale per decine di giovani. 40 morti e 119 feriti, molti dei quali giovanissimi. È questo al momento il bilancio ufficiale. E mentre ancora si cercano i dispersi e si cerca di dare un nome alle persone non identificate, la Procura ha cominciato a indagare sull’origine delle fiamme e sulle condizioni che hanno permesso loro di correre senza ostacoli. Elementi che possono essere amplificati da incuria, negligenza o da scelte dettate dal profitto. Cosa c’è dentro l’inchiestaL’inchiesta è stata aperta per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. I titolari del locale, una coppia francese, non risultano al momento formalmente indagati. Hanno assicurato di aver rispettato tutte le norme di legge. Ma le prime testimonianze e i video girati all’interno del locale durante i festeggiamenti di San Silvestro sollevano più di un dubbio sul rispetto delle regole di sicurezza. Come scrive il Corriere della Sera, prima del rogo, Le Costellation era articolato su tre livelli: un dehors esterno in continuità con la facciata, il piano terra con bancone e tavolini e un seminterrato, anch’esso con tavoli, un bancone centrale, la zona freccette e la postazione del dj. A collegare i due piani, una scala ripida e stretta di una dozzina di gradini, collocata accanto all’ingresso principale.È proprio nel seminterrato che l’incendio avrebbe avuto origine. Secondo la ricostruzione preliminare, le scintille delle fontane luminose inserite nelle bottiglie di champagne, sollevate troppo in alto durante i festeggiamenti, avrebbero raggiunto il rivestimento del soffitto: pannelli fonoassorbenti, anecoici, montati sotto un soffitto basso in legno. Dai filmati diffusi subito dopo la tragedia si vede il materiale prendere fuoco in pochi istanti, alimentando l’incendio e suggerendo che non fosse ignifugo, come invece previsto dalla normativa. «L’indagine determinerà, al meglio delle sue capacità, se questa schiuma è conforme, se è stata installata correttamente», ha dichiarato la procuratrice generale Beatrice Pilloud. Una volta innescate, le fiamme si sarebbero propagate immediatamente alle strutture in legno, presenti in modo esteso in tutto il locale.L’impianto antincendio e la scala rimpiccolitaUn altro nodo cruciale riguarda l’impianto antincendio. Non risulta che sia entrato in funzione e non è ancora chiaro se fosse presente. Non emergono nemmeno testimonianze sull’uso di estintori. Quando, intorno all’1.30, il fuoco ha avvolto il locale, la folla in preda al panico ha cercato scampo lungo l’unica via di fuga praticabile: la scala che dal seminterrato porta al piano terra. Scalini larghi poco più di un metro, un metro e mezzo al massimo. Un testimone racconta che in passato la scalinata era larga almeno tre metri, prima di essere rimpicciolita durante una ristrutturazione.La calca verso l’uscitaLa situazione al piano terra non sarebbe stata migliore. Anche lì l’antincendio non avrebbe funzionato. Un centinaio di persone si è riversato verso l’uscita principale, scontrandosi con chi tentava di salire dal piano inferiore, in una calca resa ancora più violenta dal fumo e dalla scarsa visibilità. Molti sono riusciti a uscire, ma si sono poi imbottigliati nel dehors, tentando disperatamente di sfondare le vetrate in plastica, che hanno resistito anche ai colpi inferti dall’esterno da passanti e ragazzi in fila per entrare. L’inchiesta dovrà chiarire anche quale fosse la capienza massima consentita per Le Costellation e se, la notte di Capodanno, fosse stata rispettata. Tutte le vittime, morti e feriti, sono state colpite dal fuoco, dal fumo o schiacciate nella ressa.Le uscite di sicurezzaResta infine la questione delle uscite di sicurezza. A fare chiarezza, almeno in parte, è intervenuto l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, intervenuto a Diario del giorno su Rete4: «Ci hanno detto che c’erano altre uscite, ma erano tutte ostruite dalle fiamme». Una versione confermata anche dal capo del dipartimento di sicurezza del Cantone Vallese, Stéphane Ganzer: «C’erano, ma bisogna immaginare che un incendio generalizzato impedisce alle persone di vedere, di muoversi e trovare l’uscita». Gli investigatori stanno passando al setaccio ogni aspetto: hanno già ascoltato decine di testimoni, analizzato i video circolati online ed esaminato la documentazione relativa alla ristrutturazione del locale, ai materiali utilizzati e alla conformità alle norme di sicurezza. «Non è stato colpito da un rapporto di difettosità o di non conformità durante le ispezioni», ha precisato Ganzer. Ma l’indagine è solo all’inizio. E non è escluso che si possa procedere per «negligenza omissiva».L'articolo Crans-Montana, l’impianto antincendio, la scala ridotta, le uscite di sicurezza: cosa c’è nell’inchiesta per incendio e omicidio colposi proviene da Open.